La vitamina D è una sostanza indispensabile per la salute dell’organismo, infatti come indicato dall’AIRC serve per fissare il calcio alle ossa, regolare una serie di sistemi e organi, inoltre influisce positivamente sul sistema immunitario e contro le infiammazioni. Molti studi hanno evidenziato come la vitamina D aiuti a prevenire diversi cancri, agendo anche nel rallentamento dello sviluppo dei tumori.
Una carenza di vitamina D può aumentare il rischio di contrarre diverse patologie, dalla sclerosi multipla al diabete, in più tale condizione viene spesso riscontrata nelle persone affette da malattie come l’Alzheimer. La vitamina D è anche essenziale per proteggere contro l’osteoporosi nelle persone anziane, mentre nei bambini aiuta a diminuire l’incidenza del rachitismo.
Come assumere la vitamina D attraverso l’integrazione alimentare
La maggior parte della vitamina D si forma grazie all’esposizione ai raggi solari, un processo naturale che consente di produrre la vitamina nell’epidermide e farla arrivare al sangue tramite l’intestino. Il resto in genere viene assunto con un’alimentazione sana ed equilibrata, un approccio che permette di assimilare il restante 10-20% della vitamina D di cui abbiamo bisogno.
Ovviamente, con la pandemia di Covid-19 l’esposizione al sole si è ridotta in modo considerevole, infatti a causa dell’emergenza sanitaria trascorriamo sempre più tempo in casa. Per questo motivo spesso si ricorre ad appositi integratori di vitamina D, i quali come spiegato qui sul portale ufficiale Integratorisalute.it forniscono vitamine del gruppo D facilmente assorbili dall’organismo.
Tra gli integratori alimentari naturali di vitamina D consigliati ci sono prodotti come Vitamina D Pura di Giorgini Dr Martino, oppure Vitamin D3 di Pure & Essential. Naturalmente è fondamentale scegliere integratori di qualità, privi di ingredienti OGM, coloranti e conservanti, rispettando anche le indicazioni in merito alle modalità di assunzione e alle dosi suggerite.
Inoltre le materie prime devono essere ottenute da prodotti di origine vegetale, per usufruire della massima qualità organolettica e rimanere in linea con i principi di stili di vita alimentari vegetariani e vegani. Con la crisi sanitaria è aumentato in modo significativo l’utilizzo di integratori di vitamina D, ad ogni modo è opportuno richiedere sempre il parere del proprio medico prima di aggiungere questi prodotti alla dieta.
Quali sono i cibi più ricchi di vitamina D
In presenza di una carenza di vitamina D il medico potrebbe indicare la necessità di usare l’integrazione alimentare, tuttavia è importante inserire nella dieta quotidiana cibi ricchi di vitamina D. In questo modo è possibile garantire il corretto apporto di questa importante sostanza in modo naturale, assicurandone il giusto fabbisogno al proprio organismo per evitare una serie di complicazioni per la salute.
Un’ottima fonte di vitamina D è rappresenta dal pesce, in particolare dal salmone, dallo sgombro e dalle aringhe. Nello sgombro, ad esempio, oltre a quantità notevoli di vitamina D sono presenti anche concentrazioni significative di Omega 3, livelli elevati di minerali come il potassio e il fosforo, compreso un contenuto apprezzabile di vitamine liposolubili appartenenti al gruppo B.
Anche le uova sono ricche di vitamina D, insieme a minerali fondamentali come il sodio, il ferro, il calcio e il potassio, inclusi i carotenoidi in grado di svolgere una funzione indispensabile come precursori della vitamina A. Tra le fonti non animali di vitamina D ci sono i funghi, caratterizzati da una presenza importante di vitamine del gruppo B e minerali come il fosforo, il magnesio e il potassio.
In misura inferiore la vitamina D si trova anche in altri alimenti non animali, tra cui bietole e spinaci, quest’ultimi ricchi di vitamina A, luteina, ferro e nitrato, con effetti benefici per la salute degli occhi, delle ossa e il cuore. È evidente come chi segue diete prive di prodotti di origine animale deva prestare maggiore attenzione, rivolgendosi al proprio medico per valutare la possibilità di ripristinare eventuali carenze attraverso l’integrazione alimentare.









