La dea romana della frutta si chiamava Pomona. Una divinità minuta, che influiva e garantiva il raccolto, in particola i poma, ovvero i frutti. L’intera vita del raccolto dipendeva da lei, sebbene fosse considerata una divinità minore. Ma cosa faceva questa divinità? Perché era importante?
La descrizione Pomona
Ovidio, nelle sue Metamorfosi, descrive Pomona come una donna dalla guance accese di rosso, un seno prospero, fianchi tondi e morbidi, e dal carattere esuberante. Se ne stava spesso in un giardino, ad osservare gli alberi da frutti, ed un falchetto che serviva a potere i rami. Inoltre, sembrava didecarsi agli innesti, senza toccare le radici.
Per questa divinità, esisteva solo la campagna, ed in particolare i suoi frutti, che la rendevano felice ed appaggata. Non sembrava gradire, invece, i contadini, i fauni e gli dèi che passavano per il suo giardino (i maschi in generale). Tutti se ne innamoravano, ma lei non dava ascolto a nessuno. Secondo il poeta Ausonio, inoltre, questa dea proteggeva il mese di settembre, in quanto la frutta maturava proprio in quel periodo.
Nel Pantheon latino, Pomona è una divinità minore, i cui riti erano celebrati da un flàmine, ovvero un sacerdote consacrato proprio al suo culto, ma ciò non toglie che fosse importante, soprattutto per chi lavorava la terra.
Il dio Vertumno
Tra i tanti innamorati di Pomona, vi era il dio Vertumno. Anch’egli era una divinità della natura, di origine etrusca, che faceva maturare il raccolto e che poteva cambiare aspetto come voleva. In effetti, dalle altre divinità legata alla natura, si distingueva per essere proprio il dio della trasformazione.
E’ sempre Ovidio, a narrare la loro storia nelle Metamorfosi: fu proprio grazie a questa sua capacità che avvicinò la bella e formosa Pomona, indossando i panni di una povera vecchia. Dopo averle fatto i complimenti per il suo orto, gli narrò la storia di una ragazza crudele, che giocò con i sentimenti di un giovane che l’amava perdutamente, e che per questo suo amore non corrisposto, morì. Per questa sua crudeltà, gli dèi la punirono facendola diventare di pietra.
La dea, tuttavia, rimase indifferente alla storia, e riprese a lavorare nel suo orto. Il dio allora, preso dall’impazienza, riassunse le sue sembianze e la strinse a sé, mentre la dea lo fissava incantata.
Pomona nei quadri
La figura di Pomona, venne raffigurata spesso in affreschi o quadri del Rinascimento, soprattutto con il dio Vertumno. Il pittore Jacopo da Pontormo, ad esempio, la dipinse in una lunetta, nel salone della villa medicea di Poggio a Caiano, tra il 1519 e il 1521. La scena riproduce proprio il racconto di Ovidio sulla dea ed il suo spasimante, descritto in precedenza, affiancati ad altre divinità legate al raccolto, come Bacco e Cerere.
Tuttavia, la dea appare più prosperosa, e simile a quella descritto da Ovidio, nel quadro del pittore Nicolas Fouché, intitolato proprio Pomona (1700), oggi conservato nel Fine Arts Museum, a Budapest. Infatti, la Pomona di Fouché viene raffigurata bionda, dalle guance rosee e dal seno scoperto.









