Amazzonia: il crescente consumo di carne annienta le foreste, allarme da Environmental Science&Technology!
L'aumento delle esportazioni di carne bovina brasiliana porta indirettamente alla deforestazione in Amazzonia. Una nuova ricerca svedese, pubblicata da Environmental Science & Technology mostra come l'impatto climatico del settore bovino è molto pù grave di quanto si ritenesse. I ricercatori richiedono che i calcoli dell'impronta carbonica prendano in considerazione gli impatti indiretti sui terreni.
Se questo aspetto non viene preso in considerazione, si rischia di inviare cattivi segnali ai decisori politici e ai consumatori, e noi saremo corresponsabili nella sottovalutazione dell'impatto del settore bovino brasiliano sul clima
spiega Sverker Molander, professore di Environmental Systems Analysis e co-redattore dell'articolo.
Se questo aspetto non viene preso in considerazione, si rischia di inviare cattivi segnali ai decisori politici e ai consumatori, e noi saremo corresponsabili nella sottovalutazione dell'impatto del settore bovino brasiliano sul clima
In Brasile la produzione di carne bovina è la principale causa di deforestazione in Amazzonia. Il risultato non è solo l'erosione della preziosa foresta pluviale - ma anche la crescita dell'effetto serra. Quando una foresta ricca di carbonio è data alle fiamme per fare spazio a pascoli o terreni agricoli, vengono rilasciate grandi quantità di anidride carbonica. Si stima che il 60-70 % dei terreni disboscati sia poi utilizzato per l'allevamento del bestiame.
Nel corso dell'ultimo decennio, il Brasile si è affermato come il più grande esportatore mondiale di carne bovina. Ma solo una piccola parte della carne esportata proviene da allevamenti situati nelle aree recentemente deforestate dell'Aazzonia. Nelle indagini internazionali volte a stimare l'impatto ambientale sul clima - noto come standard "carbon footprint" - questa carne è considerata a zero emissioni da deforestazione, mentre vengono calcolate le emissioni causate dalla digestione del bestiame e dalla produzione di mangimi. La carne bovina proveniente da aree deforestate costituisce solo una piccola parte della produzione totale, circa sei per cento.
Il problema è che questo sei per cento della produzione di carni bovine causa circa 25 volte più emissioni di anidride carbonica prodotte dalla carne bovina nel resto del Brasile. Questo significa che la media di emissioni di anidride carbonica derivanti dalla produzione di carne in Brasile è due volte superiore a quella in Europa
afferma Sverker Molander.
Il problema è che questo sei per cento della produzione di carni bovine causa circa 25 volte più emissioni di anidride carbonica prodotte dalla carne bovina nel resto del Brasile. Questo significa che la media di emissioni di anidride carbonica derivanti dalla produzione di carne in Brasile è due volte superiore a quella in Europa
L'articolo pubblicato sull'Environmental Science & Technology mostra che la crescita delle esportazioni è una delle cause principali dell'aumento della produzione di carne bovina in Brasile, che significa che ha indirettamente contribuito ad una espansione dei pascoli nel bioma amazzonico. Attualmente, nel calcolo del footprint carbonico, viene presa in considerazione solo la carne prodotta i terreni convertiti da foresta ad allevamento, ma questa distinzione è fuorviante.
Abbiamo effettuato calcoli in molti modi diversi in questo articolo, e non importa la metodologia adottata, si arriva sempre alla conclusione che la carne bovina brasiliana è un massiccio produttore di anidride carbonica.
Abbiamo effettuato calcoli in molti modi diversi in questo articolo, e non importa la metodologia adottata, si arriva sempre alla conclusione che la carne bovina brasiliana è un massiccio produttore di anidride carbonica.
Le emissioni di anidride carbonica legate alla deforestazione sono attualmente responsabili oltre dieci per cento di tutte le emissioni a livello globale. La crescente domanda di mangimi, dei biocarburanti e degli alimenti, soprattutto carne, crea la necessità di ulteriori terreni agricoli, che porta alla deforestazione e le emissioni ancora più massicce.
Il problema fondamentale è che stiamo mangiando una quantità sempre maggiore di carne. Per ogni chilogrammo in più che mangiamo, aumenta il rischio di deforestazione
ha aggiunto Christel Cederberg, co-autore dello studio.
Il problema fondamentale è che stiamo mangiando una quantità sempre maggiore di carne. Per ogni chilogrammo in più che mangiamo, aumenta il rischio di deforestazione
Il ministero dell'Agricoltura brasiliano ha stabilito l'obiettivo di raddoppiare l'esportazione delle carni bovine del paese nei prossimi dieci anni. Allo stesso tempo, è in aumento la domanda globale di biodiesel ed etanolo, che sono prodotti dalla canna da zucchero e dalla soia, nella parte meridionale del paese. Ciò ha portato a un'impennata dei prezzi dei terreni. Molti allevatori vendono i propri terreni ai coltivatori di soia e canna da zucchero, per poi acquistare grandi aree nelle regioni amazzoniche del nord, dove i terreni sono ben più economici.
Si prevede una crescita dell'ottanta per cento del consumo globale di carne entro il 2050, e questa crescita richiederà sempre più pascoli e più soia. A questo si aggiunge una maggiore domanda di terreni per produzione di bioenergia. Le rendite non possono continuare a crescere. Non importa da quale punto di vista si guardano le previsioni: il risultato è sempre un cambiamento dell'uso dei suoli
conclude Christel Cederberg.
Si prevede una crescita dell'ottanta per cento del consumo globale di carne entro il 2050, e questa crescita richiederà sempre più pascoli e più soia. A questo si aggiunge una maggiore domanda di terreni per produzione di bioenergia. Le rendite non possono continuare a crescere. Non importa da quale punto di vista si guardano le previsioni: il risultato è sempre un cambiamento dell'uso dei suoli
Fonte: Christel Cederberg, U. Martin Persson, Neovius Kristian, Molander Sverker, Roland Clift. Including Carbon Emissions from Deforestation in the Carbon Footprint of Brazilian Beef. Environmental Science & Technology, 2011; 45 (5): 1773 DO
Tratto da: www.salvaleforeste.it
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