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Lunedì, 21 Maggio 2012
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Perchè preferisco Sea Shepherd (a Greenpeace e WWF)


Tra le primarie associazioni che si occupano di protezione dell'ecosistema, preferisco Sea Shepherd Conservation Society, perchè protegge attivamente l'ecosistema marino e le specie in via di estinzione, ma non solo. Anche perchè è un'associazione davvero biocentrica, coerentemente ambientalista e animalista, che riconosce l'inviolabilità della vita animale, e vede la stretta relazione esistente tra alimentazione umana e conservazione dell'ecosistema, tant'è che adotta e sostiene un'alimentazione vegana.

Mentre Greenpeace e WWF (la prima nota per l'ecosistema marino, la seconda più per quello terrestre) perseguono politiche ambientali parzaili e gravemente incoerenti. Il punto non è tanto il "cosa", quanto sono il "come" e il "perchè" che marcano profonde differenze tra SSCS da un lato, e queste due altre grandi associazioni dall'altro, pur occupandosi tutte di salvaguardia dell'ambiente. Molti pensano che queste due associazioni siano paladine degli animali ma vedremo che non è proprio così. Al punto che spesso danno l'impressione di essere addirittura anti-animaliste.

Ad esempio, Greenpeace stampa manualetti che consigliano quali pesci mangiare, comprese le ricette, e gli equipaggi delle sue barche si nutrono del pesce che pescano, salvo poi andare a "salvare" la specie oggetto della loro campagna del momento...e il WWF non si oppone di principio alla vivisezione e alla caccia, purchè siano "regolamentate", e organizza battute di pesca dentro le "oasi naturalistiche" che gestisce, che dovrebbero proteggere gli animali. Poi, dirigenti e militanti di queste associazioni sono in massima parte onnivori (salvo rarissimi vegetariani a titolo personale) ed onnivori sono i loro pranzi ufficiali.

Che senso etico abbia tutto ciò non è dato sapere, anche perchè i dirigenti di queste associazioni non ce lo spiegano. Ma certe scelte discendono inevitabilmente da concezioni di base che esistono a monte. Il fatto è che Greenpeace e WWF muovono entrambe da impostazioni etico-filosofiche di matrice antropocentrica, ed esprimono sensibilità vetero-ambientaliste, superate dai tempi, dal sentire comune e dalla letteratura scientifica più recente. E la questione dei diritti degli animali in quanto esseri senzienti non fa parte degli orizzonti culturali né dell'una, né dell'altra associazione.

Ne discende che queste associazioni, pur facendo occasionalmente "del bene", lo facciano a compartimenti stagni, sistematicamente ribadendo i limiti del loro tradizionale antropocentrismo che, tra l'altro, nemmeno gli consente di proporre risposte complessive criticabili. In realtà non ne propongono affatto, non disponendo, nessuna delle due, di una strategia ecosistemica armonica, di una visione complessiva di problemi tra loro correlati. Ad esempio, non riescono a - o non possono o non vogliono - prendere atto della connessione esistente tra la produzione e il consumo di carne (di animali terrestri e acquatici) con la fame nel mondo, l'inquinamento, la deforestazione, la distruzione degli ecosistemi e la minaccia alla biodiversità.

E, sotto il profilo etico, la vita animale assume per esse valore solo strumentale, occasionale e temporaneo, allorchè una specie è sull'orlo del baratro dell'estinzione e diviene oggetto di una loro campagna. Le stesse identiche vite animali, mutate le circostanze e terminate le campagne, non rivestono più alcun valore. Per non parlare delle vite degli animali appartenenti a specie non a rischio di estinzione, che non sono oggetto neanche momentaneo della loro attenzione.

Ma è davvero possibile, al giorno d'oggi, continuare a concepire un ambientalismo basato solo su alcuni selettivi interventi di emergenza? Un ambientalismo che considera tutt'al più gli animali come "oggetti rari da salvare" in presenza di alcuni casi-limite? Un ambientalismo sostanzialmente privo di una qualsiasi coerente visione d' insieme? Ed è possibile ancora coniugare le istanze ambientaliste con il proprio "gusto alimentare onnivoro" che distrugge il pianeta?

Ebbene, no! Se ciò è stato possibile in passato per ignoranza, oggi sappiamo che ciò è ecosistemicamente insostenibile e assurdo. E sempre più persone - a prescindere dalle loro posizioni di partenza - stanno diventando consapevoli del fatto che un siffatto modello vetero-ambientalista non è né adeguatoné credibile; consapevoli del fatto che, più alto è il grado di condizionamento culturale antropocentrico, più basso è il grado di capacità di comprensione e di risposta efficace a problemi reali gravi e interconnessi che investono l'ambiente e i suoi abitanti, umani e non-umani.

Ed è implicito, ma evidente, che l'uscita da questo cortocircuito eco-culturale non può che essere una sola: l'adozione di una moderna visione ambientalista biocentrica...la quale implicherebbe anche profonde riconsiderazioni riguardo tutti i temi che investono gli animali-esseri-senzienti, a iniziare da un radicale cambio di dieta alimentare. Questioni, queste, che Greenpeace e WWF avvertono come a loro culturalmente estranee e la cui negazione è la madre dei loro molti limiti e contraddizioni.

E però, oggi più che mai, dovremmo essere tutti consapevoli che ambientalismo e animalismo sono due aspetti dello stesso grande problema chiamato "Pianeta Terra": se non speculari, almeno con rilevantissimi punti di interconnessione (animali in natura e di allevamento). E dovrebbe altresì apparire chiaro a tutti che il pretendere di affrontare l'una cosa, senza allo stesso tempo metter mano all'altra, non ha semplicemente senso...poichè entrambe sono intrecciate inestricabilmente tra loro.

E' quindi legittimo chiedersi a questo punto se Greenpeace e WWF - che in sostanza rimangono associazioni ambientaliste antropocentriche e non-animaliste - potranno mai cambiare così profondamente impostazione, politiche e visione strategica. Ovviamente ci auguriamo di sì, anche se sulla riformabilità di associazioni dalla fisionomia ormai così definita e cristallizzata è lecito nutrire dubbi.

Non può non farci riflettere, ad esempio, il fatto che lo stesso Paul Watson (fondatore e leader di Sea Shepherd Conservation Society) sia stato precedentemente co-fondatore di Greenpeace, salvo poi abbandonarla in quanto la riteneva irriformabile. A lui e ai suoi "pirati", che rischiano la vita sui mari per il futuro del pianeta e delle generazioni che verranno, vanno i nostri auguri di sempre maggiori successi.

D. Nicoli - Grupppo-FB "Animalisti Veg"

MOTIVAZIONI "ECOLOGISTE" PER DIVENTARE VEGETARIANI

















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