L’onnivorsimo forzato dell’uomo
È convinzione abbastanza diffusa che l’essere umano appartenga alla categoria degli animali onnivori, cioè a quella categoria di animali che usano mangiare di tutto. Siccome a tale categoria appartengono gli orsi, i canidi, i maiali, la gran parte degli uccelli, le formiche ecc. è facile intuire che inserire la nostra specie in questa categoria è al quanto azzardato per il fatto che nessuno di questi animali ci assomiglia sia dal punto di vista anatomico, fisiologico, enzimatico, ematico ecc.
Il danno per l’uomo, con tutte le patologie correlate alla cattiva alimentazione, viene proprio dalla convinzione di essere un animale onnivoro e che non solo può ma deve mangiare di tutto per stare in buona salute. In sostanza tutti gli animali si potrebbero considerare onnivori dal momento che in casi di carestia ed estreme necessità di sopravvivenza, la natura ha previsto che per brevi periodi abbiano la possibilità di consumare anche alimenti non proprio compatibili con la loro natura. Ma per nessuna specie è naturale essere onnivori a tempo indefinito, è l’eccezione non la regola e quando le eccezioni diventano stili di vita, come succede per l’uomo, si degenera.
In natura esistono tre categorie di animali: i carnivori, gli erbivori ed i frugivori. Ognuna di queste specie ricorre ad alimenti alternativi solo quando non ha disponibilità di alimenti compatibili con la propria natura, ma quando c’è abbondanza di cibo sia i carnivori, sia gli erbivori, sia i frugivori scelgono prevalentemente alimenti adatti alla propria specie.
Gli erbivori, anche se destinati a consumare fondamentalmente erba, assieme all’erba mangiano larve, insetti, formiche; i carnivori insieme alla carne mangiano anche i vegetali contenuti nello stomaco delle loro prede e non di rado mangiano anche l’erba. I frugivori (primati antropoidi) non mangiano solo frutta ma erbe, germogli, radici, semi, insetti ed eccezionalmente anche carne.
Anche se le specie animali, a seconda della zona geografica in cui si trovano a vivere e alle condizioni climatiche, riescono metabolizzare anche alimenti non proprio compatibili con la loro natura questo non può non avere un costo in termini di energia vitale e ricorreranno sempre alla loro alimentazione elettiva quando lo consentirà l’ambiente naturale.
Soggetti appartenenti alla stessa specie riescono a sopravvivere meglio di altri adattando il proprio organismo e la propria alimentazione al contesto naturale. Ma ciò non toglie che il cibo elettivo sia sempre quello a cui ogni specie appartiene e l’essere umano non sarà mai attratto da un animale morto: la spontanea repulsione verso la morte e la vista del sangue dimostra chiaramente che la carne non possa essere considerata un alimento idoneo alla sua dieta e trasgredire sistematicamente le regole naturali si finisce sempre col pagarne le conseguenze.
Qualcuno ritiene che l’uso del mangiar pesce abbia favorito l’evoluzione della specie umana. Se così fosse si sarebbero evolute solo le popolazioni a contatto con il mare, i fiumi o i laghi; non solo, questo non spiega perché solo il ramo dei primati che portò all’uomo sapiens poté svilupparsi, né spiega perché il popolo degli esquimesi, che si nutre quasi esclusivamente di pesce e carne, non si sia mai distinto in nessun campo del sapere umano e abbia la lunghezza media della vita più bassa in assoluto.
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