Latte, formaggi, latticini, uova: cibi incompatibili con la salute umana
È IMPOSSIBILE CONSUMARE LATTICINI O UOVA SENZA UCCIDERE UN NUMERO CONSIDEREVOLE DI ANIMALI

Motivazioni etico-salutistico-antropologiche
Tra il latte umano e quello vaccino c’è la stessa differenza tra una donna ed una mucca. Dopo i primi tre anni di vita l’uomo perde la capacità di sintetizzare gli enzimi rennina e lattasi preposti per la scissione e digestione del lattosio (lo zucchero del latte) nei suoi due costituenti glucosio e galattosio. L’uomo è il solo animale che continua a prendere il latte, anche dopo lo svezzamento, di un animale che tra l’altro considera inferiore sotto l’aspetto intellettivo, emotivo, spirituale…Il latte della mucca è adatto al vitello che ha una velocità di crescita 3 volte superiore a quella del cucciolo umano ed una necessità proteica quasi 4 volte maggiore.
Carenze di nutrienti nel latte vaccino
Il latte vaccino è carente di lattoferrina che è un'importante fonte di ferro e che ne facilita l'assorbimento. Il latte vaccino inoltre è carente di vit D, Iodio, Omega-3, vit A, perché il fosforo e il calcio che contiene interferiscono con l’assorbimento di questi minerali. (Dr. ssa Elena Guarnieri, nutrizionista. “Viversani”, maggio 2009). Il lattante dovrebbe assumere 8 litri di latte vaccino al giorno per assicurarsi il quantitativo di ferro necessario. Il latte umano oltre ad avere (in assoluto) il più basso valore proteico, è anche il più dolce. Il cervello umano funziona a glucosio. I glucidi del latte umano, sotto forma di lattosio, sono essenziali per lo sviluppo cerebrale del bambino: sono presenti nel latte umano in misura quasi doppia rispetto al latte vaccino. Solo il 25-30% del calcio presente nei latticini viene assimilato, il resto viene eliminato con le feci perché i latticini non contengono la vitamina K fondamentale per il corretto assorbimento del calcio. Il latte di mucca essendo scarso di lattalbumina favorisce l’accumulo del tessuto adiposo e l’obesità nel bambino. Il fosforo presente nel latte vaccino è circa 6 volte maggiore che nel latte umano, questo blocca l’assorbimento del calcio. Il fosforo serve all’animale per costruire rapidamente il suo scheletro che gli consente di fuggire anche da cucciolo ad un pericolo improvviso.
Danni alla salute
Il latte vaccino causa piccoli sanguinamenti nell’apparato gastrointestinale a causa di allergia o intolleranza. L’anemia sideropenica nel lattante può causare deficienza intellettiva e ritardi mentali, maggiore predisposizione alla tristezza e alla distrazione. Le troppe proteine del latte vaccino predispongono all’obesità, al diabete, oltre all’ipertensione a causa dell’elevato quantitativo di sodio. L'eccesso di proteine e di calcio dei formaggi facilita l'insorgenza dei tumori (aumento di produzione di IGF-1 e ridotta produzione di vit D, vit antineoplastica). Inoltre per la maggiore presenza di grassi saturi favorisce l'insorgenza di malattie cardiovascolari. Il latte vaccino danneggia il sistema immunitario per i bassi contenuti di zinco e vitamina C. La vista del bambino per lo scarso contenuto di vitamina A può influire sugli occhi e sulla pelle. I reni di un bambino nutrito con latte vaccino arrivano ad essere un terzo più grossi di quelli di un bambino nutrito al latte di donna: l’ipertrofia è determinata dal superlavoro cui sono sottoposti i reni a causa dell’eccesso proteico del latte vaccino che oltre ad oberare i reni ed il fegato, arreca danni all’ipofisi, alla tiroide e al surrene. Tre quarti di tutte le allergie e metà dei problemi digestivi del bambino sono causati dal latte vaccino, oltre a casi di asma, di insonnia e di affezioni cutanee. Il latte produce catarro e muco che si fissa sulle pareti dello stomaco riducendone l’assorbimento delle sostanze alimentari. La caseina del latte è la base di una delle più potenti colle per il legno usata per la costruzione delle navi, è di difficile digestione (intolleranza) e favorisce lo sviluppo e la pregressione dei tumori. Il latte vaccino apre la strada a: febbre da fieno, asma, bronchite, raffreddore, allergie, dissenteria, stitichezza, palpitazioni, malattie cardiache, angina, calcoli renali, artriti, spondiliti, tumori e cancro. Al latte e alle uova sono da attribuire almeno la metà di tutti i cancri maschili e a più di due terzi dei cancri femminili. Rudolf Steiner sostiene che il bambino nutrito con il latte vaccino presenterà da anziano sclerosi ed invecchiamento precoce. Nei formaggi vi è un’alta concentrazione di farmaci, di diserbanti ed additivi. I nitrati (conservanti) si trasformano facilmente in nitrosammine potenzialmente cancerogene. I formaggi stagionati contengono molte proteine, grassi saturi e colesterolo.
Comparazione tra latte di donna e mucca in %
Frutta |
(mg/100g) |
|---|---|
| Mela | da 212 a 66* |
| Pesca | 57 |
| Pera | 54 |
| Kiwi | 54 |
| Papaia | 38 |
| Banana | 21 |
Valori nutrizionali di vari tipi di latte in %
Valori nutrizionali |
Proteine |
Gucidi |
|---|---|---|
| Bufala: | 3,8 | 4,9 |
| Capra: | 3,9 | 4,7 |
| Pecora: | 5,3 | 5,2 |
| Asina: | 1,8 | 6,2 |
Valori nutrizionali di vari tipi di latte in %
Specie |
Proteine |
Grasso |
Lattosio |
Acqua |
Sali |
Calcio |
Fosforo |
Energia |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Donna | 1,3 | 4,1 | 6,9 | 87,2 | 0,2 | 0,033 | 0,016 | 64 |
| Cavalla | 1,8 | 1,2 | 6,9 | 89,8 | 0,3 | 0,09 | 0,06 | 52 |
| Vacca | 3,1 | 3,4 | 4,8 | 87,7 | 0,7 | 0.119 | 0.093 | 66 |
| Asina | 1,6 | 1,3 | 6,5 | 90,1 | 0,5 | 44 | ||
| Capra | 3,9 | 4,3 | 4,7 | 86,3 | 0,9 | 0,141 | 0,016 | 70 |
| Pecora | 5,3 | 6,9 | 5,2 | 82,7 | 0,9 | 0,18 | 0,096 | 102 |
| Scrofa | 5,8 | 6 | 3,2 | 84 | 1 | 0,178 | 0,134 | 102 |
| Gatta | 7,9 | 4,8 | 4,8 | 82 | 0,6 | 0,24 | 0,07 | 106 |
| Coniglia | 11,5 | 12,9 | 1,9 | 71,3 | 2,4 | 0,64 | 0,43 | 202 |
| Cagna | 7,4 | 10.9 | 3,2 | 76,5 | 1 | 0,325 | 0,221 | 139 |
| Bufala | 5,3 | 8 | 4,9 | 80,1 | 0,7 | 68 |
Un quinto dell’umanità vive benissimo senza usare latte vaccino: Cinesi, Giapponesi, Coreani. . . L’uomo del paleolitico non usava latte vaccino ma aveva ossa robustissime con una dieta basata su cereali, verdure e frutta.
Esperimenti, indagini, statistiche
Nel 1942 un’indagine in Scandinavia sui legami tra latte vaccino e l’insorgenza dell’artrite, durata 30 anni, ha dimostrato che il latte vaccino causa il fattore artritico. Da un’indagine in alcune zone dell’India dove lo yogurt si consuma abbondantemente, pare che il galattosio sia la causa dell’insorgere della cataratta.
Il pediatra prof. Marcello Giovannini ed il nutrizionista Ermanno Lanzola sconsigliano il latte vaccino nei primi 12 mesi di vita del bambino perché:
- ha troppe proteine;
- ha meno lattosio del latte umano;
- ha uno squilibrato rapporto di acidi grassi;
- ha valori squilibrati di calcio e fosforo;
- è privo di fattori di difesa specifici;
Negli Stati Uniti, il paese maggior consumatore mondiale di latte, c’é un’incidenza maggiore di osteoporosi tra la sua popolazione.
Il Progetto di nutrizione Cornell Oxford-Cina, salute e ambiente, che iniziò nel 1983 con uno studio delle abitudini quotidiane di 6500 abitanti di 65 province disperse nella Cina rurale, una delle ricerche più rigorose effettuate in materia di salute, provò che le donne che non bevevano latte di vacca non soffrivano di osteoporosi. Quando nella loro dieta introducevano latte di vacca i loro livelli di calcio si abbassavano e aumentava l’incidenza di questa patologia. Le ricerche svolte dal dottor John McDougall (medico nutrizionista del ST. Helena Hospital di Napa California, USA) dimostrarono che le donne dell’etnia Bantú che non bevono latte di vacca pur avendo una media di 10 figli e li allattano per lunghi periodi, non soffrono osteoporosi. Il lavoro del Dr. William Ellis, ex presidente dell’Accademia Americana di Osteopatia Applicata, osservò che le persone che bevevano da 3 a 5 bicchieri di latte al giorno presentavano i livelli più bassi di calcio nel sangue. Lo Studio pubblicato dall’American Journal of Clinical Nutrition stabilì che l’eccesso di proteine del latte é uno dei fattori più importanti nello sviluppo dell’osteoporosi. Inoltre si dimostrava che fino all’età di 65 anni le donne che non bevevano latte ed erano vegetariane, avevano solo il 18% di perdita ossea, mentre le onnivore avevano una perdita ossea del 35%. Studi più recenti mostrano che con assunzione di 75 grammi giornalieri di proteine del latte si perde più calcio nell’urina di quello che si assorbe attraverso la dieta. Il dottor Seignalet, ematologo, immunologo, biologo e cattedratico di Medicina all’Universitá di Montpellier, riferisce: “Il pericolo della mancanza di calcio é un’illusione. É vero che il latte di vacca é ricco in calcio, però una volta che si trova nel tubo digestivo umano, la maggior parte di esso precipita sotto forma di fosfato di calcio e viene eliminato attraverso le feci. Solo una piccola parte viene assorbita. Il calcio assimilabile é apportato in quantità più che sufficiente dai vegetali, ortaggi, legumi secchi, verdure, frutta secca e fresca. Eliminare dall’alimentazione il latte animale non provoca carenza di calcio. Al contrario, il regime alimentare che esclude i derivati del latte, blocca 70 volte su 100 l’evoluzione dell’osteoporosi e permette di recuperare parte del terreno perso”.
Analisi degli effetti prodotti dall’assunzione di latte vaccino
La caseina del latte
Il bambino lattante assimila completamente la caseina del latte materno ma non quella del latte di vacca. La caseina animale in alcune persone aderisce ai follicoli linfatici dell’intestino impedendo l’assorbimento di altri nutrienti. Sbarazzarsi dei suoi residui metabolici causa perdita energetica per l’organismo e può provocare problemi immunologici.
I grassi del latte
Il latte umano contiene 45 grammi di lipidi per litro, dei quali 55% sono acidi grassi polinsaturi, e 45% di saturi; ha, soprattutto, un elevato contenuto di acido linoleico, precursore delle prostaglandine e leucotrieni antiinfiammatori. Al contrario, il latte di vacca contiene un 70% di acidi grassi saturi e 30% di polinsaturi. Inoltre questo 30% di polinsaturi perde le sue proprietà quando per effetto del calore (tra i 40 º e i 45ºC) si denaturano e non possono essere precursori di sostanze infiammatorie. Per questo il latte trattato é una sostanza infiammatoria al 100%. I bambini che sono soliti bere vari bicchieri di latte al giorno hanno le arterie in condizioni peggiori di quelli che non lo prendono. La carica ormonale La professoressa jane Plant, autrice del libro “La tua vita nelle tue mani” spiega che l’IGF1 é specialmente attivo durante la pubertà e la gravidanza. Nel caso delle bambine adolescenti quest’ormone stimola la crescita del tessuto della mammella. Alti livelli di quest’ormone incrementano fino a tre volte il rischio di soffrire di cancro della mammella o di prostata da parte di quelli che consumano molto latte. Nello stesso modo gli estrogeni che si aggiungono al latte bovino sono altri fattori che stimolano l’effetto nocivo di quest’ormone e che indirettamente favoriscono la comparsa di tumori. Il latte vaccino contiene circa 59 tipi di ormoni (pituitari, steroidei, adrenali, sessuali etc. ) tra cui il piú importante l’ormone della crescita veloce dei vitelli.
Sostanze tossiche nel latte
I macchinari utilizzati negli allevamenti per trasportare e immagazzinare il latte possono contaminarlo. Di fatto si é trovato in esso ferro, rame, piombo, cadmio, zinco etc. . . o loro residui. Il latte può anche essere contaminato da prodotti chimici, ormoni, antibiotici, pesticidi, pus proveniente dalle mastiti, virus, batteri, prioni. . . viene arricchito con additivi, vitamine e minerali sintetici, semi, piante, frutti, proteine, acidi grassi. . . In alcuni casi, anche grassi di animali diversi. Le sostanze tossiche che con piú frequenza si possono trovare in un bicchiere di latte di vacca sono:- Metalli e plastica- Detergenti e disinfettanti- Pesticidi e fertilizzanti- Micotossine- Antibiotici ed altri farmaci- Diossine
Detergenti e disinfettanti
Formiolo, acido borico, acido benzoico, sali alcalini, bicromato di potassio etc. . . sostanze che si usano nella pulizia e disinfezione del materiale che viene a contatto col latte. Il suo uso viene giustificato dal fatto che l’acqua da sola é incapace di trascinare i resti di materia organica e distruggere i batteri che contaminano le istallazioni e che possono passare nel latte.
Pesticidi e fertilizzanti
Nel mangime che si dà alla vacca si possono trovare composti chimici: acaricidi, nematicidi, fungicidi, rodenticidi, erbicidi, DDT, dieldrin, lindano, metoxicloro, malation, aldrin etc. . . che possono causare il cancro.
Micotossine
Provenienti dal mangime che per le vacche, quando é contaminato da muffe, specialmente Aspergyllus flavus.
Antibiotici ed altri farmaci
Impiegati nel trattamento e prevenzione delle malattie infettive e parassitarie: possono passare al latte contaminandolo. La maggioranza delle industrie casearie usano circa 60 tipi di trattamento chimico per trattare i gonfiori del capezzolo dopo ogni minzione e per ridurre la propagazione della mastite nei branchi.
Diossine
Derivati del cloro sono relazionati col cancro di polmone ed i linfomi. La esposizione alla diossina é stata messa in relazione con il diabete, i problemi di sviluppo del bambino e diversi problemi di squilibrio del sistema immunitario. Cosa mangiano gli animali d’allevamento Residui industriali di semi sgusciati di arachidi, di anacardi, di barbabietola da zucchero, di agrumi, farina sgrassata di carne di balena, sottoprodotti della lavorazione della birra, bucce di cacao, farine di sangue e di ossa, derivati da petrolio, siero di latte, scarti essiccati di uova, vinacce ecc. ecc. . L’animale d’allevamento è diventato una macchina di smaltimento rifiuti. I medicinali somministrati agli animali d’allevamento Sulfamidici, betabloccanti, anemizzanti, integratori, tranquillanti, ormoni, estrogeni, alcali, aminoacidi di origine sintetica, sostanze coloranti, conservanti (nitrato e nitriti), appetizzanti, minerali di sintesi… Ogni anno 10. 000 tonnellate di antibiotici sono prodotti in Europa: più della metà è utilizzato per gli animali. Negli allevamenti solo un animale su mille viene controllato dal personale veterinario. Il settore zootecnico (carne e latte) assorbe il 23% della sovvenzione annua in Europa.
Malattie connesse al consumo di latte
ANEMIA FERROPENICA. Il Dr. Frank Oski (direttore del dipartimento di Pediatria della scuola di medicina dell’Universitá John Hopkins (USA) asserisce che nel suo paese tra il 15 e il 20% dei bambini minori di due anni soffrono anemia ferropenica e che la metà del resto delle anemie che si sviluppano negli USA sono relazionate con il consumo di latte e suoi derivati a causa delle piccole emorragie gastrointestinali che il latte può provocare.
ARTRITE REUMATOIDE E OSTEOARTRITE. Si é constatato che i complessi antigene-anticorpo generati dal latte si depositano a volte nelle articolazioni provocandone infiammazione e tumefazione. Studi realizzati nell’Universitá della Florida (USA) confermano che i sintomi si aggravano in pazienti, che consumano latte, con artrite reumatoide. In un articolo pubblicato nella rivista Scandinavian Journal of Rheumatology, si affermava che in persone affette da questa patologia quando smisero di ingerire latticini e bevvero solo acqua, té verde, frutta e succhi vegetali entro 7-10 giorni l’infiammazione e il dolore diminuirono significativamente: quando si tornava a una dieta latto-ovo-vegetariana i sintomi riapparivano. Un gruppo di ricercatori israeliani dimostrò nel 1985 che il latte può indurre anche l’artrite reumatoide giovanile.
ASMA. Il latte può stimolare la produzione eccessiva di muco nelle vie respiratorie. L’allergia al latte é causa di asma. I bambini con eccesso di muco e difficoltà respiratorie ai quali si toglie il latte di vacca migliorano in modo sorprendente.
AUTISMO. I sintomi neurologici dei pazienti autistici peggiorano quando consumano latte o grano. Si crede che i peptidi del latte possano avere un effetto tossico nel sistema nervoso centrale interferendo con i neurotrasmettitori. Nelle loro ricerche i dottori dell’Università di Roma notarono un miglioramento marcato nel comportamento di questi malati dopo aver smesso di ingerire latte per otto settimane. Nel loro sangue c’erano alti livelli di anticorpi contro la caseina, la lattoalbumina e la betalattoglobulina.
CANCRO ALLO STOMACO. Ricercatori dell’Istituto Nazionale di Salute Pubblica di Morelos (Messico) trovarono un aumento significativo di rischio di contrarre cancro allo stomaco in pazienti che consumano latticini: in quelli che consumavano anche carne, il rischio triplicava.
CANCRO DELLA MAMMELLA. Il latte é considerato da molti esperti causa diretta di questo tipo di cancro. Se a questo si aggiunge l’influenza dell’ormone insulinico, le probabilità di contrarlo aumentano considerevolmente nelle grandi consumatrici di latte.
CANCRO DI OVARIO. Il galattosio (uno degli zuccheri del latte) é stato messo in relazione anche con il cancro dell’ovario. Alcuni ricercatori affermano che le donne che bevono più di un bicchiere di latte intero al giorno hanno tre volte più probabilità di contrarre cancro di ovario rispetto a quelle che non ne bevono.
CANCRO DI PANCREAS. Ricercatori dell’ Università di Harvard (USA) affermano che esiste una relazione “positiva e forte” tra il cancro del pancreas e il consumo di latte, uova e carne.
CANCRO DI PROSTATA. Secondo il Dr. Chan (epidemiologo dell’Universitá di Harvard) il consumo di molto latte e suoi derivati é associato con un incremento del rischio di cancro di prostata nell’uomo. Ciò può essere dovuto al fatto che l’alto contenuto di calcio nel latte fa diminuire la quantità di vitamina D del corpo incaricata di proteggere dal cancro di prostata. Epidemiologi italiani del Aviano Cancer Center calcolarono che se si prendono due o più bicchieri di latte al giorno il livello di rischio di soffrire questo cancro aumenta 5 volte. Un altro studio (realizzato dalla stessa equipe di ricercatori dimostrò che gli uomini che consumano grandi quantità di latte e/o latticini hanno un 70% di rischio in più di contrarre cancro di prostata. Il consumo di latte scremato é associato con un maggior incremento rispetto a quello intero.
CANCRO AL POLMONE. Ricercatori olandesi nel 1989 hanno concluso che le persone che bevono due o più bicchieri di latte al giorno hanno una probabilità 2 volte maggiore di sviluppare cancro al polmone rispetto a quelle che non lo bevono. Le persone che bevono questa stessa quantità di latte scremato sembrano essere più protette. Inoltre si é documentato che esiste una relazione diretta tra l’ormone somatotropina e il cancro al polmone, e tra questo e la diossina che contamina il latte. In un articolo pubblicato nel giornale americano The Washington Post, si affermava che le persone che consumano grandi quantità di grassi (carne e latticini) sono 10 volte più predisposte a contrarre il cancro, specialmente di polmone.
CANCRO AL TESTICOLO. Ricercatori britannici scoprirono che esiste una relazione tra il cancro testicolare e il consumo di latte. Il rischio incontrato fu 7,2 volte maggiore rispetto alla popolazione generale e aumenta di un 1,4 per ogni quarto di litro di latte in più che si consuma.
CATARATTA. C’é una crescente evidenza della relazione tra il consumo di latte e la cataratta. Secondo diversi studi scientifici le popolazioni umane che consumano grandi quantità di latticini hanno una maggior incidenza di cataratta rispetto a quelli che lo evitano. Questo difetto é stato posto in relazione con il lattosio e il galattosio.
COLITE ULCEROSA. Anche in questo disturbo è stato associato il consumo di latte.
COLON IRRITABILE. Ci sono diversi studi che mettono in relazione il consumo di latte con lo sviluppo di questa patologia.
DIABETE MELLITUS TIPO 1. Diversi studi dimostrano che i lattanti alimentati con latte di vacca presentano un maggior rischio di soffrire di diabete insulino dipendente. Uno studio pubblicato nella Rivista di medicina della Nuova Inghilterra identifica il latte come “elemento responsabile o fattore scatenante in alcune persone geneticamente sensibili”. Eliminare il latte e derivati dalla dieta infantile potrebbe diminuire drasticamente l’incidenza di questo tipo di diabete.
MALATTIA DI CROHN. Il Dottor John Hermon-Taylor, direttore del Dipartimento di Chirurgia della Scuola di Medicina dell’Hospital St. George (Gran Bretagna) afferma: “Dopo aver studiato la malattia di Crohn per 20 anni, la Paratubercolosi é indubbiamente associata a questa patologia e che questo microorganismo si trasmette fondamentalmente attraverso il latte perché la pastorizzazione non lo distrugge”. In uno studio realizzato tra il 1990 e il 1994 sui contenitori per il latte si trovò che il 7% di essi erano contaminati con la Paratubercolosi.
MALATTIE CORONARIE. Numerosi ricercatori relazionano alcuni componenti del latte (il colesterolo, i grassi, il suo alto contenuto in calcio, la presenza di xantina ossidasi, etc. ) con questo tipo di problemi. L’enzima bovino xantina-ossidasi causa problemi quando il latte é omogeneizzato: il suo danno si centra nei vasi sanguigni. Sembra che questo enzima attraverserebbe intatto le pareti intestinali facendosi trasportare dal sangue e distruggerebbe il masmogeno, uno dei componenti della membrana delle cellule che formano il tessuto cardiaco. Uno di questi ricercatori é il dottor Kurt Oster, capo di servizio di cardiologia dell’ospedale Park City a Bridgeport (USA), durante un periodo di quasi 4 anni studiò 75 pazienti che soffrivano di angina pectoris e arteriosclerosi. Quando si eliminò il latte dalla loro dieta e gli si dette acido folico e vitamina C (entrambe combattono la xantina-ossidasi) il dolore diminuì. Il dottor Kurt Esselbacher ( dell’Universitá di Harvard) afferma che: “Il latte omogeneizzato, dovuto al contenuto di xantina-ossidasi, é uno delle cause maggiori di malattie coronarie negli Stati Uniti”. Studi realizzati in Russia secondo i quali chi beve tre o più bicchieri di latte al giorno ha 1,7 volte più probabilità di soffrire malattie ischemiche cardiache di chi non ne consuma. Il consumo abituale di latticini aumenta il colesterolo cattivo (LDL). Anche il consumo di proteine lattee sembra avere una relazione diretta con la mortalità coronaria. Inoltre le proteine del latte contribuiscono alla formazione di omocisteina: la connessione tra il latte, il lattosio, il calcio e l’omocisteina potrebbe essere responsabile della calcificazione delle arterie.
SCLEROSI MULTIPLA. Scienziati dell’Università di Michigan (USA) hanno potuto stabilire una relazione tra la sclerosi multipla e un eccessivo consumo di latte.
STITICHEZZA. Il latte é causa accertata di stitichezza in bambini ed anziani. La sua eliminazione dalla dieta e un maggior consumo di verdure e fibra di solito risolve questo problema. Allo stesso modo, tanto la stitichezza cronica come le lesioni perianali sono state associate ad una chiara intolleranza al latte di vacca.
FATICA CRONICA. Secondo uno studio realizzato con bambini a Rochester (New York) nel 1991, bere latte aumenta 44 volte il rischio di soffrire questa malattia.
INCONTINENZA URINARIA. Molti bambini che bagnano le lenzuola smettono di farlo quando eliminano dalla loro dieta il latte, i prodotti che lo contengono ed i loro derivati.
INTOLLERANZA AL LATTOSIO. Il lattosio, zucchero del latte, per essere utilizzato dal nostro organismo deve essere previamente idrolizzato per mezzo di un’enzima chiamato lactasi, che sparisce lentamente quando cominciano a crescere i denti. Nella razza bianca la lactasi resta per più tempo che nella razza negra. Nella maggior parte delle persone che non producono lactasi, o lo producono a livelli molto bassi, il lattosio non idrolizzato passa all’intestino dove viene attaccato dai batteri generando fermentazione, meteorismo, coliche, diarrea, etc. oltre che irritazione delle pareti intestinali, micro-ferite con perdite di sangue che possono provocare carenza di ferro. Inoltre il lattosio può favorire l’assimilazione dei metalli pesanti come il cadmio, il mercurio e il ferro ed altre sostanze tossiche. LINFOMI. In uno studio realizzato nell’Università di Bergen (Norvegia) durante un anno e mezzo con quasi 16. 000 pazienti si osservò che le persone che consumano due bicchieri di latte al giorno presentano un rischio 3,4 volte maggiore di soffrire di linfoma rispetto a quelli che ne bevevano di meno. Pare che il latte di vacca possa trasmettere il virus della leucemia bovina. Questo stesso studio trovò un’associazione, anche se debole, tra il consumo di latte e il cancro ai reni ed agli organi riproduttivi femminili. Un altro meccanismo attraverso il quale si può contrarre linfoma é il latte contaminato con diossina.
EMICRANIA. si é provato sperimentalmente che quando si sopprime il latte dalla dieta di pazienti affetti da emicrania si riducono significativamente i sintomi.
ORECCHIE, NASO, GOLA. Nel 1994 la rivista Natural Health pubblicava una serie di scoperte che relazionano al latte l’aumento di infezioni di orecchie e gola. Gli studi dimostrano che le tonsille e le adenoidi si riducono quando si limita il consumo di latte.
REAZIONI ALLERGICHE. L’allergia alle proteine del latte di vacca é una reazione dei meccanismi immunologici a una o più proteine del latte (caseina, alfa lattoalbumina, betalattoglobulina). Attualmente molti studi medici riconoscono la relazione tra il latte e le reazioni allergiche stabilendone la prevalenza tra un 2 e un 5% della popolazione mondiale.
EMORRAGIE GASTROINTESTINALI. Dovute all’intolleranza alle proteine del latte di vacca nei bambini sono state adeguatamente documentate. Il sanguinamento é cosí serio che si colloca come una delle cause più comuni di anemia nei bambini.
SINDROME DI CATTIVO ASSORBIMENTO. Ricercatori dell’Universitá di Helsinki (Finlandia) hanno provato la relazione tra le proteine del latte e il danno alla mucosa intestinale. Questo danno é caratterizzato da diarrea cronica, vomito e crescita ritardata.
PROBLEMI DI SONNO. Studi realizzati nell’Università Free di Bruxelles tra gli anni1986 e 1988 confermarono la relazione tra il consumo di latte ed i problemi di sonno nei bambini. Tutti i sintomi miglioravano quando si escludeva il latte dalla dieta e peggioravano quando lo si rintroduceva. Il tempo medio per notare un miglioramento era di 5 settimane. Anche l’agitazione che manifestavano i bambini diminuiva.
ULCERA PEPTICA Il latte e derivati aggravano tutti i sintomi. Il sollievo temporaneo che in passato sentivano questi pazienti era dovuto semplicemente al fatto che normalmente il latte lo si beveva freddo ed era la temperatura del liquido che faceva migliorare temporaneamente la situazione.
ALTRE REAZIONI PROVOCATE DAL LATTE. Acidosi lattea associata all’allergia al latte di vacca; difficoltà di apprendimento in bambini e, alcuni casi, infertilità femminile. Le madri che bevono latte di vacca durante il periodo dell’allattamento espongono i loro figli ai rischi associati a quest’alimento. Nella quasi totalità delle donne sottoposte al test del latte questo conteneva alte percentuali di carburante per aerei a reazione. Uno studio pubblicato di recente sull’American Journal of Epidemiology secondo cui un elevato consumo di latticini provocherebbe un aumento di oltre il 60% del rischio di sviluppare il morbo di Parkinson.
Effetti del latte vaccino sulla salute
1) Acidifica il sangue umano che è leggermente alcalino.
2) Provoca intenso prelevamento di osseina (cioè di calcio buono), e questo porta alla osteoporosi, come provato dalle statistiche mondiali che trovano ai primi posti per l’osteoporosi i paesi grandi consumatori di latte, latticini, gelati al latte, yogurt, cioccolate al latte, formaggi.
3) Provoca calcificazioni e calcoli, perché il calcio del latte, inorganico, giustamente bollito o pastorizzato, non viene metabolizzato ma va a depositarsi nei punti sbagliati.
4) La caseina è indigesta, oltre ad essere collosa e a stendere un velo sui villi intestinali, impedendo l’assorbimento delle sostanze nutritive.
5) Il latte bovino è il cibo più allergenico del pianeta: contiene 100 diverse sostanze che causano allergia; le conseguenze più note sono la sinusite, l’asma, i disturbi intestinali.
6) Il latte bovino è di difficile digestione. Gli adulti, privi dell’enzima lactasi, si ritrovano con gas intestinali, dilatazioni, crampi, costipazioni, estrema debolezza a giunti e ginocchia. 7) Il latte bovino contiene l’ormone pro-lattina. Noto stimolatore di crescite tumorali al seno ed alla vagina per le donne, nonché all’apparato emuntore ed urinario di entrambi i sessi.
8) Il latte è cibo fortemente anemizzante, essendo deficiente in ferro.
9) I formaggi, specie quelli più vecchi, contengono 10 volte più grasso e proteine del latte intero.
10) I latticini, e i formaggi vecchi in particolare, sono la massima fonte di crisi ossidative nel corpo umano, con sviluppo intenso di radicali liberi.
Trattamenti industriali del latte di mucca
L’omogeneizzazione. Un processo meccanico mediante il quale si riduce la misura delle particelle di grasso del latte evitando che la crema si concentri nella superficie. Si spara un getto di latte a pressione contro una placca di acciaio ad una temperatura tra 50 e 60ºC: si ottiene un latte più bianco che si mantiene liquido nel contenitore ma si rompono anche gran parte delle strutture lipidiche e proteiche. Secondo alcuni esperti, diminuire di 10 volte la dimensione delle particelle di grasso può far aumentare il rischio di soffrire attacchi al cuore in quelli che ne consumano grandi quantità, probabilmente a causa dell’enzima bovino xantina-ossidasi che attraversa intatto le pareti intestinali e, utilizzando il sangue come veicolo, distruggerebbe il masmogeno, un componente delle membrane cellulari del tessuto cardiaco. Con l’omogeneizzazione e la pastorizzazione si frantumano le molecole in misura così minuta che producono lesioni alla pareti arteriose, si ammassano nell’apparato digerente ostacolando la digestione, questo causa reflusso, obesità, allergie, stipsi. Inoltre, la cicatrizzazione delle arterie permette al colesterolo LDL di fissarsi sulle pareti e questa è una delle maggiori cause di arteriosclerosi e cardiopatie. Pastorizzazione. Consiste nell’applicazione di alte temperature per un determinato tempo. Con questo metodo si distrugge la maggior parte dei microorganismi che possono alterare il latte, ma non tutte le spore: si ottiene il latte fresco del giorno che si mantiene in condizioni adeguate solo per 2 o 3 giorni. Esistono due tipi di pastorizzazione: quella alta (che dura 15 secondi ad una temperatura di 72ºC) e quella bassa (che dura 30 minuti a 65ºC). Il latte é poi sottoposto ad un raffreddamento rapido, ma se quest’ultimo trattamento non avviene in forma corretta possono germinare le spore che sono sopravvissute al trattamento termico. Inoltre con questo metodo si produce la coagulazione delle proteine e si perde il 5% delle vitamine B1 e B6, il 10% della B12 e il 25% della vitamina C. La pastorizzazione disgrega calcio, magnesio e fosfati indispensabili per la formazione delle ossa, oltre a causare parziale coagulazione delle proteine. Sterilizzazione. Un processo che combina alte temperature in un tempo abbastanza lungo: si assicura l’assenza di germi patogeni e tossine ed il prodotto si mantiene in buone condizioni per un tempo più lungo. Con questo processo si perdono però le vitamine B1, B2, B3, B6, B12, A, C, D ed alcuni amminoacidi essenziali. UHT. Latte che é stato trattato a temperatura molto alta per un tempo molto corto. Con questo metodo le alterazioni biochimiche a danno delle proteine sono molto importanti.
Tipi di latte di mucca
Latte intero. Presenta il maggior contenuto di grasso del latte. Il suo apporto calorico e di colesterolo é molto elevato: un bicchiere di latte apporta 7,2 grammi di grasso e 123 calorie: l’impatto di questa sostanza sul sistema cardiovascolare è molto significativo. Latte scremato. Ha meno calorie del latte intero. In funzione della quantità di grasso si chiama “scremato” (<0,18%) o “semiscremato” (0,5-2%). Ha un sapore più gradevole ma il suo valore nutritivo è scarso. Latte condensato. Latte al quale si toglie circa un 60% del contenuto acquoso e gli si aggiunge un 40% in peso di zucchero per impedire la proliferazione di batteri. Latte in polvere. Si ottiene scaldando il latte liquido fino a fargli perdere circa il 60% dell’acqua che contiene. Nel processo si perdono tra un 25 ed un 50% delle vitamine idrosolubili (vitamina C e complesso B). Formaggi. Le materie prime utilizzate possono essere molto diverse, come i processi di elaborazione: tutti hanno bisogno della coagulazione della caseina per mezzo del caglio. Il caglio si elabora con mucosa seccata della quarta cavità stomacale dei ruminanti e, a volte, del maiale. Perciò nutrendosene si ingerisce un derivato animale.
Testimonianze
La storia della professoressa Jane Plant, goechimica e capo scientifico del British Geological Survey è un esempio significativo per molte donne: é sopravvissuta a 5 tumori della mammella e alle pratiche mediche convenzionali per trattare i suoi cancri. Lo ha fatto, come ella stessa afferma, eliminando tutti i latticini dalla sua dieta. “Soffrí l’amputazione di una mammella, mi sottomisero a radioterapia e a chemioterapia molto dolorosa. Mi videro specialisti tra i più eminenti del mio paese: dentro di me sentivo che stavo per morire e fui al punto di arrendermi” racconta la professoressa Plant nel suo libro (La tua vita nelle tue mani) e racconta la propria esperienza e come arrivò all’idea che le ha salvato la vita. “All’origine di un viaggio con mio marito in Cina cominciai a pensare che la mia malattia era inesistente in quel paese. Di fatto solo una tra 10. 000 donne muore di cancro al seno in Cina mentre solo nel Regno Unito le cifre officiali parlano di una ogni 12. Allora con mio marito (uno scienziato) cominciammo a studiare il modo di vita e l’alimentazione delle orientali fino a che arrivammo all’idea che mi salvò la vita: le donne cinesi non si ammalano di cancro al seno, né gli uomini sviluppano tumori prostatici perché sono incapaci di tollerare il latte e, pertanto, non lo prendono. I cinesi non utilizzano mai il latte e tanto meno per allattare i loro bambini! Non è una casualità che piú del 70% della popolazione mondiale sia incapace di digerire il lattosio. Allora decisi di sopprimere completamente l’ingestione di latticini, compresi tutti gli alimenti che contengono un po’ di latte: zuppe, biscotti, dolci, margarine etc. . . E cosa successe In solo pochi giorni il tumore cominciò a ridursi. Due settimane dopo il tumore cominciò a prudere. Dopo diventò più blando e cominciò a diminuire. Sei settimane dopo era sparito. Il mio oncologo del Charing Cross Hospital di Londra non poté reprimere un’esclamazione di meraviglia: “Non lo trovo!”. Indubbiamente non si aspettava che qualcuno con un cancro tanto avanzato (che aveva invaso il mio sistema linfatico) potesse sopravvivere”. Piú di 60 donne che soffrivano di cancro al seno si misero in contatto con lei per domandarle consiglio. I loro tumori sparirono. La Plant spiega che la relazione tra i latticini e il cancro al seno é simile a quella che esiste tra il tabacco e il cancro di polmone. Ma non solo questo. Ad esempio nel 1989 il dottor Daniel Cramer (dell’Universitá di Harvard) determinò che questi prodotti sono implicati anche nella comparsa del cancro di ovario. E i dati sul cancro di prostata conducono a conclusioni simili. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) afferma che il numero di uomini che soffre questo cancro in Cina é dello 0,5 per ogni 10. 000 persone, mentre nel Regno Unito la cifra é 70 volte maggiore, la chiave sta dunque, senza dubbio, nel consumo di latticini. Per la professoressa Plant il latte di vacca é un grande alimento. . . ma solo per il vitello! Ed afferma che la natura non lo ha destinato ad essere consumato da nessun’altra specie. “Spero che la mia esperienza possa servire a più donne ed uomini che, senza saperlo, possono star male a causa dei latticini che consumano. ”
13 buoni motivi per evitare il latte e i latticini
1) Il latte è carne liquida: viene auto trasformato e filtrato nelle ghiandole mammarie dell’animale per alimentare il suo piccolo.
2) Il latte è cibo per lattanti della propria specie.
3) Il latte bovino è troppo ricco in grasso e colesterolo; quello scremato è troppo ricco in proteine.
4) Il lattosio del latte si trasforma in galattosio e diventa così causa nota di cataratta.
5) Il latte contiene l’ormone pro-lattina, noto come stimolatore di crescite tumorali (al seno e agli organi genitali).
6) Il latte è un catturatore di inquinanti di ogni specie, ed in particolare di Iodina 121 e di Stronzio 90 (entrambe sostanze radioattive).
7) Le statistiche mondiali della salute evidenziano che le nazioni consumatrici di più latticini possiedono la più alta incidenza di malattie degenerative, inclusa sclerosi multipla, artrite, cardiopatie, cancro e diabete.
8) Nei formaggi vi è un’alta concentrazione di farmaci, di diserbanti ed additivi. I nitrati (conservanti) si trasformano facilmente in nitrosammine potenzialmente cancerogene. I formaggi stagionati contengono molte proteine, radicali liberi, grassi saturi e colesterolo.
In particolare
Il latte umano ha, tra i mammiferi, la percentuale proteica più bassa. Nel primo periodo di allattamento si aggira intorno all’1,3% e tale percentuale decresce a mano a mano che diminuisce la velocità dell’accrescimento corporeo del bambino per stabilizzarsi intorno allo 0,9. Il neonato raddoppia il suo peso in 6 mesi, mentre il vitello, che si nutre con il latte della mucca, avente una percentuale proteica di 3,5%, lo raddoppia in 2 mesi. La percentuale media proteica della frutta è di 1,1% mentre quello della verdura è di 1,78%. È dunque chiaro che, se nel momento della massima formazione dell’individuo è sufficiente una percentuale proteica intorno all’1%, l’alimento ideale per l’uomo, come naturale continuazione alimentare dopo lo svezzamento, cioè nel periodo in cui il suo organismo rallenta gradualmente la velocità di crescita, non può che essere quello della frutta e della verdura. Latte e latticini apportano all’organismo gli stessi veleni della carne (purine, ptomaine, colesterolo, pesticidi), talvolta in dose ancora più elevate. Negli intestini degli anziani la lattasi è quasi inesistente ed il latte agisce da lassativo, irrita l’intestino, causa arteriosclerosi e problemi coronarici. Paradossalmente, l’eccesso di calcio del latte impedisce l’assorbimento del calcio. Inoltre il latte provoca l’insorgenza del fattore artritico e costituisce un fattore di rischio per arteriosclerosi e cancro. Il problema non è quanto calcio viene ingerito con gli alimenti, ma quanto ne viene utilizzato dall’organismo e quanto non ne viene espulso con le urine e con le feci. Il troppo calcio, associato alle proteine, aumenta la calciuria e ne riduce la fissazione del tessuto osseo. Il fosforo presente nel latte vaccino è circa 6 volte maggiore che nel latte umano, questo blocca l’assorbimento del calcio, provocando nel lattante una tendenza alla ipocalcemia. Il fosforo serve all’animale per costruire rapidamente il suo scheletro che gli consente di fuggire, anche da cucciolo, ad un pericolo improvviso. L’uomo di Neanderthal evidenzia una struttura scheletrica più elastica e resistente dell’uomo attuale, pur senza aver consumato latte vaccino. Il latte di un allevamento di mucche su 4 è contaminato da micotossine, pericolose per la salute e potenzialmente cancerogene. E lo stesso vale per molti altri alimenti tra cui cereali, legumi, frutta secca e cacao. Quasi tutto il latte di mucca ha 59 ormoni attivi, allergeni in gran quantità, grasso e colesterolo non facilmente metabolizzabili dall'organismo umano. La maggior parte del latte di mucca contiene quantità misurabili di erbicidi, insetticidi e diossina fino a 2. 200 volte il livello di sicurezza, fino a 52 potenti antibiotici, sangue, pus, feci, batteri e virus. . In un cm3 di latte di mucca commerciale è permesso dalle autorità sanitarie che vi siano fino a 750. 000 "cellule somatiche", cioè pus e 20. 000 batteri vivi prima che possa venire ritirato dal mercato. Il tutto ammonta a 20 milioni di batteri vivi e fluttuanti e fino a 750 milioni di cellule di pus per litro. Le intolleranze alimentari sono dovute alla mancanza di enzimi indispensabili per la digestione di un certo cibo. Una delle intolleranze più comuni è quella al lattosio, il principale zucchero contenuto nel latte. Le persone che non riescono a digerire il latte non possiedono l’enzima chiamato lattasi. Negli Stati Uniti fino al 22% degli adulti è affetto da carenza di lattasi mentre i Nord-Europei hanno la prevalenza più bassa (circa il 5%). Nell’ Europa centrale la prevalenza è circa il 30% e nell’Europa del sud sfiora il 70%, come negli Ispanici e negli Ebrei. L’ attività della lattasi inizia a diminuire nella maggior parte delle persone intorno ai 2 anni di vita con una riduzione progressiva, geneticamente programmata, mentre i sintomi di intolleranza al lattosio raramente si sviluppano prima dei 6 anni. Lo yogurt è un latte fermentato e possiede un numero molto alto di microorganismi vivi. Fondamentalmente possiede gli stessi principi nutritivi del latte ma più vitamine (specialmente del complesso B) stessa quantità di grassi, mentre la parte proteica si trova in forma più assimilabile dall’organismo. Il calcio e il fosforo vengono utilizzati rispettivamente al 68 e al 61%, mentre nel latte i valori di utilizzo sono del 22% per il calcio e del 14% per il fosforo. Nel nostro intestino si trovano due tipi di flora batterica: una fermentativa (positiva) ed una putrefattiva. Dall’equilibrio dei due sistemi dipende il nostro benessere. Lo yogurt agisce positivamente sulla flora fermentativa migliorando l’assorbimento delle proteine. Inoltre ha azione tampone sul pH gastrico agendo come regolatore dell’acidità dello stomaco. Gli aspetti negativi sono i medesimi descritti per il latte.
Aspetti etici del problema
Ogni mucca da latte produce circa 60 litri al giorno, mentre di norma ne dovrebbe produrre al massimo 15-20 litri, questo significa che è “pompata” per produrre 3 volte di più delle sue capacità naturali. La produzione esasperata, con conseguente mungitura intensiva, provoca spesso mastiti le quali, oltre che essere terribilmente dolorose per l'animale, finiscono con il far colare pus nel latte munto e devono essere curate con antibiotici, che certamente passano nel latte e che difficilmente vengono distrutti dal processo di pastorizzazione. Inoltre le terribili condizioni di allevamento e lo stress produttivo accorciano di 4-5 volte la lunghezza naturale della loro vita. Una mucca dovrebbe vivere 40-50 anni, mentre dopo essere stata sfruttata viene inviata alla macellazione a 4-5 anni di vita: cioè vive 10 volte in meno di quanto dovrebbe vivere.
LE UOVA, UN PRODOTTO DANNOSO E INTRISO DI DOLORE

Effetti sulla salute dell’uomo
Il prof. Marcello Ticca, dell’Istituto Nazionale della Nutrizione, richiama l’attenzione sui particolari fenomeni allergici provocati dalle uova, a carico della pelle, dell’apparato respiratorio e di quello gastrointestinale. Sembra infatti che un terzo di tutte le allergie dei bambini sia dovuta all’uso delle uova. Le uova possono essere contaminate da salmonella e dalle tossine elaborate degli Stafilococchi. Le salmonelle sono dei microrganismi che possono superare la barriera intestinale umana ed entrare in circolo sanguigno instaurando un quadro clinico simile a quello del tifo. Gli stafilococchi provocano nausea, vomito, diarrea, prostrazione. Nella sola Inghilterra 2-3 milioni di persone sono colpite da salmonellosi. Nel dicembre del 1988 la sottosegretaria alla sanità inglese in un’intervista televisiva dichiarò che la maggior parte delle uova consumate in Inghilterra erano contaminate da salmonella, particolarmente pericolose per i bambini, anziani, gestanti ecc. . Fu reso noto che ben 8 uova su 10 risultavano infette. Secondo la più autorevole rivista medica inglese “The Lancet” la contaminazione delle uova è in realtà diffusa massicciamente in tutto il mondo. Il Centro Federale per il Controllo delle Malattie Infettive, che ha sede in Atlanta (Georgia) calcola che per ogni caso di salmonella comunicato alle autorità ce ne sono almeno altri cento che sfuggono alle statistiche. La salmonellosi è da attribuire anche al fatto che residui fecali rimangono sul guscio dell’uovo durante la sua deposizione; la porosità del guscio dell’uovo permette poi la penetrazione e la moltiplicazione dei microrganismi nell’interno dell’uovo che diventa un’efficace veicolo di tossinfezione. L’on. Pubblio Fiori in una interrogazione alla Camera dei Deputati sostenne che molti mangimi per polli erano “arricchiti” con dei prodotti sospetti di cancerogenicità, come la nitrofurantonina, il cloramfenicolo ed il percloroetilene e che tali sostanze oltre che nel corpo delle galline si ritrovano anche nelle uova. Alti consumi di uova aumentano il rischio di morte del 25%. Due nuovi studi, pubblicati a inizio 2008 sulle riviste scientifiche American Journal of Clinical Nutrition, e Circulation, confermano quanto sia dannoso il consumo di uova. Si tratta di studi condotti su oltre 20. 000 partecipanti di sesso maschile seguiti per un periodo di 20 anni (Physicians' Health Study I, dell'Harvard Medical School di Boston), i quali hanno evidenziato che il consumo di uno o più uova al giorno aumenta il rischio di morte di circa il 25% in confronto a chi consuma meno di un uovo alla settimana. L'entità del rischio raddoppia nei diabetici. Anche il rischio di insufficienza cardiaca è risultato superiore del 28% nei soggetti che consumano un uovo al giorno e ben del 64% in chi consuma due o più uova al giorno, sempre in confronto a un consumo inferiore a 1 uovo alla settimana. Il consumo frequente di uova è associato ad un aumentato rischio di cancro all'ovaio, linfoma , e altri tipi di tumore (anche per elevati livelli di PCB policlorobifenili). Nell’albume dell’uovo si trova una glicoproteina (la avidina) che si combina con la vitamina H (biotina), che serve all’accrescimento dell’animale, dando un complesso inattaccabile dai succhi gastrici ed inassorbibile dalla parete intestinale. A causa di questo può verificarsi un’avitaminosi da H cheimpedisce l’accrescimento corporeo ed atrofizza i testicoli ed il timo specialmente dei giovanissimi. Questo effetto antinutrizionale si verifica quando si consumano molte uova crude con tutto l’albume. Con la cottura dell’uovo invece il complesso avidina/biotina si decompone e l’azione dell’avidina non si manifesta. È un errore somministrare l’albume delle uova agli ammalati, essendo poco digeribile e assai scarsamente assimilabile: il 40% dell’albume ingerito attraversa il canale digerente senza essere assorbito e può produrre diarrea e anche vomito. Le uova impegnano enormemente il fegato. È noto che per verificare la funzionalità del fegato si facciano ingerire due tuorli d’uovo insieme. Gli albumi dell’uovo danno residui acidi per cui le persone inattive o affette da stitichezza o che hanno fegato e reni funzionalmente deboli, nonché tutti i bambini, dovrebbero evitare di consumarli. Il dr. Pavlov dimostrò che gli albumi non stimolano la secrezione del succo gastrico, mentre Vernon, Hetin ed altri ricercatori hanno dimostrato che l’albume crudo impedisce la digestione anche di altri alimenti. Il tuorlo dell’uovo, al contrario dell’albume, ha ceneri alcaline e fornisce la stessa quantità di colesterolo di 300 grammi di carne, pur pesando in media solo 17,5 grammi. Da esperimenti è risultato che il tuorlo dell’uovo nei ratti produce rapida crescita di cancri mammellari e che i farmaci somministrati agli animali vanno a concentrarsi prevalentemente nei tuorli. L’uovo ha un contenuto proteico tra albume e tuorlo del 13% circa. I grassi sono presenti solo nel tuorlo nella misura del 32% del suo peso. Quindi l’uovo è un alimento iperproteico ed iperlipidico, con tutte le conseguenze negative che ne derivano per chi se ne nutre. Occorrono, infatti, 4 giorni per smaltire il colesterolo di 2 uova. Da statistiche risulta che consumando un uovo al giorno si aumenta del 12% il livello di colesterolo nel sangue e che a causa di questo vi è un aumento del 24% di rischio di attacco cardiaco. Le proteine dell’uovo sottoposte a cottura divengono praticamente indigeribili, ciò è dovuto al fatto che mentre nell’uovo crudo le proteine si trovano allo stato colloidale, sotto l’azione del calore esse coagulano, si convertono in un gel molto consistente, che le proteasi dei succhi digerenti trovano assai difficoltoso aggredire. Si è calcolato che la digestione gastrica di un uovo crudo dura due ore e un quarto, un uovo strapazzato due ore e mezza, un uovo sodo due ore e cinquanta, un uovo sotto forma di frittata tre ore. Le uova sono consumate giornalmente in grande quantità e varietà in prodotti industriali: per esempio nelle torte, nei gelati, nei prodotti di pasticceria, nei biscotti, negli sfornati, in alcuni tipi di pasta o di ripieni, nella maionese, nelle salse, come addensante in molti tipi di impasti, nella panatura ecc.
NORMATIVE COMUNITARIE
Dal primo gennaio 2004 tutte le uova all’interno dell’Unione Europea devono essere marchiate con un codice di produzione, che indichi l’allevamento di provenienza delle stesse. Esente da questo obbligo sono quelle uova che vengono vendute direttamente dal produttore o a domicilio. Le informazioni riportate sulle etichette devono per legge contenere:nome e indirizzo dell’azienda confezionatrice, o di quella che ne ha organizzato il confezionamento a mezzo di una terza azienda; quantità e tipo delle uova (ad esempio 6 uova fresche di galline ruspanti); classe merceologica; categoria di peso; numero identificativo del centro di confezionamento (un codice che permette di identificare in modo univoco il centro di confezionamento che viene attribuito dal Ministero delle risorse agricole a Roma). Le uova possono essere conservate per un massimo di 28 giorni dal momento della deposizione. Oltre a tali indicazioni, le uova da allevamento biologico recano anche il nome della federazione di allevatori biologici di appartenenza dell’azienda, il nome dell’organismo di controllo e certificazione ed il codice identificativo dell’azienda produttrice. A seconda della freschezza, delle caratteristiche interne ed esterne e della loro origine, le uova vengono suddivise nelle categorie A, B e C. In commercio si trovano prevalentemente uova di categoria A. "A extra" significa che dovrebbe trattarsi di uova freschissime, confezionate nel giorno stesso della produzione e che devono essere vendute entro 7 giorni. Queste uova vengono riconosciute per l'etichetta rossa e pretagliata che (qualora le uova non vengano vendute entro 7 giorni) deve essere strappata. Sulla confezione non deve essere indicata la data in cui l'uovo è stato deposto, bensì la data di confezionamento (fino a 2 giorni dopo) nonché il periodo minimo di conservazione. È difficile risalire all'età’ effettiva dell'uovo, tanto più che il confezionamento spesso non viene effettuato entro 2 giorni dal momento in cui è stato deposto. Si può verificare la freschezza delle uova scuotendole: quelle fresche non fanno sentire alcun rumore. Inoltre le uova fresche immerse in un bicchier d'acqua con un cucchiaino di sale vanno a finire sul fondo; la chiara di un uovo fresco appena rotto è densa e sostiene bene il tuorlo, mentre nelle uova vecchie la chiara d'uovo risulta meno consistente e ed è diluita. Scritte come "uova fresche dalla campagna" e "uova di fattoria" non dicono molto. Dal colore del guscio non si può desumere la qualità dell'uovo: tale colore è determinato esclusivamente dalla razza del pollo. Un tuorlo giallo vivace non significa che l'uovo provenga da allevamenti "naturali" ma potrebbe essere riconducibile a dei coloranti aggiunti nei mangimi. In virtù di una legge entrata in vigore nel 2004 sul guscio delle uova deve essere stampigliato un codice che indica se si tratta di uova ottenute da galline allevate in modo biologico, identificate con il numero zero; all’aperto, con il numero 1; a terra nei capannoni, con il numero 2 o nella gabbie, con il numero 3. Sull’etichetta si trova anche la sigla della provincia e un codice che individua l’allevatore. Il 90% delle uova normalmente consumate dall’uomo è di gallina, ma si utilizzano anche uova di struzzo, quaglia, faraona tacchina, oca, anatra ecc. La differenza tra un uovo fecondato ed uno non fecondato sta esclusivamente nel patrimonio genetico, quindi si può affermare che l’uovo è il potenziale embrione del pollo che è carne solida formatasi da uno stato liquido. La biologia non sa definire quando inizia la vita di un nuovo essere. Quindi l’uovo è carne liquida e chi mangia l’uovo partecipa all’uccisione dell’animale, ma si nutre anche di quelle energie sottili proprie dell’animale e assume su di se parte del karma dell’animale stesso. Praticamente ogni volta che rompiamo un uovo, con molta probabilità poniamo termine ad una vita potenziale.
Inquinanti e pesticidi nelle uova
Così scriveva nel luglio del 1987, sotto il titolo “Farmaci nelle uova” Il Giornale della Ristorazione: “Due farmaci impiegati nei mangimi dei polli e di galline per prevenire o curare malattie, ma anche per aumentare la resa, migrano nelle uova se non rispettati i tempi di sospensione della cura e costituiscono un pericolo per la salute umana. Il primo è un antibiotico usato sia a scopo terapeutico sia per accrescere il peso del pollame, ma che per legge non è ammesso in Italia; il secondo è un farmaco antibatterico che però serve anche ad incrementare la produzione di uova e irrobustirne il guscio. Si tratta di composti notoriamente tossici (il cloranfenicolo attacca addirittura il midollo osseo) anche se la legge italiana ammette il furazolidone nei mangimi solo in piccolissime dosi e non ammette residui di tale battericida negli alimenti.
Aspetti etici del problema
Le galline, allevate in batteria dalla nascita alla morte in gabbie più piccole di una foglio di carta, stipate in capannoni illuminati giorno e notte da luce artificiale in lunghissime file a piani sovrapposti (fino a 5-6) , non vedono mai la luce del sole, nè l’erba e non camminano mai sul terreno; gli escrementi cadono sugli animali dei piani inferiori. Un milione di polli al giorno vengono uccisi nel mondo. Solo negli USA 10 miliardi l’anno. 20 miliardi di galline. In Italia si consumano ogni anno 12 miliardi di uova, per pasta, maionese, merende, dolci, gelati, prodotti da forno ecc. 40 milioni sono in Italia le galline destinate a produrre uova. L’uovo ha una sua precisa e specifica finalità naturale: quella di dar vita (se fecondato) ad un nuovo organismo, sia che si tratti di uccelli o di mammiferi, uomo compreso. La maggior parte delle uova prodotte dalle galline viene immessa sul mercato per il consumo umano, mentre una parte di queste viene posta in enormi incubatrici al fine di far nascere altre galline ovaiole. Circa la metà dei pulcini che nascono sono maschi. I maschi non producono uova e bastano pochissimi esemplari per fecondare le galline per la schiusa. Perciò la quasi totalità dei pulcini maschi, non essendo adatti come polli da carne, viene soppressa alla nascita. Generalmente l'uccisione avviene col gas oppure mediante una specie di tritacarne a lama il cui risultato viene venduto come concime o cibo per maiali o per altri animali. Ma spesso i pulcini fanno una fine ancora peggiore: seppelliti vivi, annegati, schiacciati da un trattore o messi in sacchi di plastica dove muoiono per asfissia. Un’azienda piemontese scaricava d’inverno i pulcini nei campi a mò di concime organico e li lasciava morire di freddo. In uno dei maggiori allevamenti italiani, ogni settimana vengono triturati 260 mila pulcini maschi. Solo in Italia ogni anno 30 milioni di pulcini vengono ridotti in concime organico per i campi. Le cose non cambiano di molto neppure nel caso di uova provenienti da allevamenti biologici, con galline allevate a terra. Infatti, anche se questo sistema di allevamento è sicuramente preferibile rispetto a quello di batteria, il problema dei pulcini maschi è lo stesso: sono considerati inutili e quindi soppressi. La stessa cosa avviene ovviamente anche per le galline ovaiole, dapprima ipersfruttate per ottenere da loro il massimo rendimento possibile di uova, poi, non appena la loro produzione accenna a diminuire le si sopprime. Alle galline “ovaiole”, che appartengono ad una razza appositamente selezionata, per evitare aggressioni a causa della condizione disperata cui vengono allevate, viene tagliato il becco senza anestesia il cui taglio lascia scoperti i termini nervosi provocando agli animali dolore per tutta la vita. Per aumentare la produttività alle galline vengono somministrati farmaci che accorciano il periodo di massima produttività. Le gabbie in rete metallica, in cui le galline non hanno lo spazio nemmeno per aprire le ali, producono dolore e distorsione alle zampe degli animali. Capannoni perennemente illuminati per incrementare la produzione di uova. Anche negli allevamenti biologici le galline sono private dalla possibilità di formare un loro naturale nucleo familiare e di covare le uova fino alla schiusa. All’età di due anni tutte le galline, a prescindere del tipo di allevamento, vengono uccise per diventare carne per animali d’affezione o carne di seconda scelta. Chi consuma uova di gallina, anche se queste sono cosiddette ruspanti o da allevamenti biologici, non evita l’uccisione dei pulcini maschi: allo stesso modo del latte di mucca (in cui la mucca per produrre latte deve far nascere i vitellini i quali se sono maschi vengono uccisi e se sono femmine destinate a produrre latte fino alla sfinimento), per avere una gallina ovaiola causiamo inevitabilmente l’uccisione di una moltitudine di pulcini o di polli. Cioè come l’uso del latte causa indirettamente l’uccisione dei vitelli così l’uso delle uova causa indirettamente l’uccisione dei pulcini e dei polli. L’alimentazione di un individuo varia a seconda della sua consapevolezza e del suo livello evolutivo mentale e spirituale. I maestri spirituali stilarono una lista degli alimenti suddividendoli in tre categorie: rajasici e tamasici, satvici. Le uova insieme al pesce fanno parte dei cibi rajasici che hanno la peculiarità di accrescere l’appetito e la sete, generano orgoglio, presunzione, egoismo ecc. Pertanto, le uova non essendo un alimento né necessario né adatto al nostro organismo, possiamo benissimo farne a meno: ne beneficeranno la nostra salute, la nostra coscienza e soprattutto gli animali.
CUCINARE SENZA UOVA
Al posto delle uova provate ad utilizzare questi sistemi.
- Utilizzate un cucchiaio colmo di farina di soia oppure di fecola di patate o di amido di mais e due cucchiai di acqua per sostituire ogni uovo nei prodotti da forno.
- Utilizzate 30 grammi di tofu bianco schiacciato al posto di un uovo.
- Nei dolci si può utilizzare al posto di ogni uovo mezza banana schiacciata, sebbene questa a volte cambi un pò il gusto della ricetta.
- Per hamburger vegetali utilizzate uno dei seguenti ingredienti per compattare il tutto: patata schiacciata, briciole di pane inumidito, farina di ceci, maizena.
- Se la ricetta richiede solo uno o due uova, potete anche farne a meno. Aggiungete lievito di birra, malto o semplicemente un paio di cucchiai da tavola di acqua in più per ogni uovo eliminato.
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- Non fu la carne a favorire l’evoluzione dell’ominide
- Cibo Cotto e Cibo Crudo
- Aggressività e alimentazione
- Il teorema vegetariano
- Cibo cotto, cibo morto.
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