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Giovedì Settembre 09 , 2010
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OGM: un'insidia più che una speranza per il futuro dell’agricoltura

Una delle attività più antiche praticate dall’uomo vive nella seconda metà del secolo XIX un momento di sostanziale rivoluzione.

L’agricoltura cosiddetta industriale, intesa con questo termine la combinazione in campo di meccanica, chimica e biotecnologie è una realtà decisamente recente se noi la confrontiamo con la lunga storia dell’agricoltura.

Questo modello si afferma nel mondo anglosassone verso la fine del XIX secolo e diviene nel corso degli anni ’50 - ’60 del XX secolo, un sistema produttivo che rappresenterà un riferimento mondiale, conosciuto anche come rivoluzione verde,  che riesce ad aumentare le rese per ettaro in modo apparentemente facile e privo di controindicazioni.

Ha inizio uno dei processi sociali più importanti degli ultimi due secoli, che vede il bracciante agricolo perdere via via il suo ruolo di protagonista; anche se il presagio di una scarsa considerazione dell’uomo all’interno di un contesto rurale possiamo ritrovarlo già nel pensiero di uno studioso Rudolf Steiner. dello scorso secolo, il quale credeva fermamente nel concetto di “organismo agricolo” dove il contadino è in relazione con le forze del cosmo e proponendo un sistema di agricoltura (biodinamica) che operava in sintonia con le forze visibili ed invisibili della natura.

La “disumanizzazione” della pratica agricola, negli ultimi anni, ha affrancato l’uomo dal suo ancestrale legame e compito, attraverso lo sviluppo della genetica e delle sue applicazioni tecnologiche.

Le agribiotecnologie, comprendono una gamma amplissima di applicazioni che vanno da processi tradizionali molto semplici, come quelli usati per la produzione di birra, vino e formaggi, a processi molecolari altamente sofisticati e complessi come le tecniche del DNA ricombinante, impiegate per introdurre caratteristiche nuove nelle varietà vegetali ed animali commercialmente importanti.

Il primo organismo trasgenico risale all’anno 1973, anni in cui gli americani Stanley Cohen e Herbert Boyer Cohen S.N., Chang A.C., Boyer H.W., Helling R.B. (1973). Construction of biologically functional bacterial plasmids in vitro. Proc. Natl. Acad. Sci. USA, 70, (11):  3240-3244. modificarono per la prima volta il patrimonio genetico di un batterio mediante tecniche di ingegneria genetica, introducendo un gene che conferiva la resistenza all’antibiotico streptomicina.

Notevoli progressi sono stati compiuti negli ultimi venti anni, nelle applicazioni pratiche delle biotecnologie moderne avvalendosi delle conoscenze acumulatesi in diverse discipline, tra le quali la genetica, la microbiologia, la biologia molecolare e la fisiologia vegetale.

Senza dubbio, l’apporto delle tecniche di coltura cellulare e dei tessuti provenienti da organismi vegetali, insieme alla scoperta che giunse a stabilire la struttura tridimensionale del DNA (1953), prima, e degli enzimi capaci di tagliare il DNA, “chiamati enzimi di restrizione”, in punti ben precisi della sua sequenza (1970), poi, diede un ulteriore impulso per lo sviluppo delle tecniche del DNA ricombinante.

Nel processo biotecnologico di trasformazione del DNA delle piante, la doppia elica viene modificata attraverso l’inserimento di una sequenza più o meno lunga di DNA estraneo. Il tratto di DNA inserito può provenire da un altro organismo vivente (pianta, animale, batterio), oppure può essere sintetizzato in laboratorio e successivamente impiegato per la trasformazione.

Il transgene sintetizza una proteina che contiene le caratteristiche che si desiderano introdurre nell’organismo manipolato.

A questo punto sarebbe necessario un ulteriore chiarimento, definendo con l’acronimo di ogm tutti quegli organismi il cui DNA è stato modificato senza manipolazione, intesa come inserimento o deplezione di uno o più frammenti di DNA estraneo, ma solo come conseguenza dell’impiego di altre tecniche, come per esempio un breeding Riproduzione sessuale realizzata attraverso incroci non spontanei, impiegati per il miglioramento delle  caratteristiche di una specie. forzato o l’irraggiamento con radiazioni ionizzantiOltre 2000 varietà vegetali sono state ottenute fino ad oggi tramite irraggiamento con  raggi X, gamma o altre radiazioni. Ad esempio, il frumento duro "Creso" è stato selezionato oltre 30 anni fa nella discendenza da semi della varietà "Cappelli" trattati con raggi X, e tuttora estesamente coltivato e presente nel pedigree di numerose nuove varietà di frumento duro, materiale di base per la produzione di pasta alimentare.;  riservando il termine transgenico (otg) per tutti quegli organismi che sono stati creati grazie all’introduzione nel loro DNA di sequenze geniche provenienti da organismi appartenenti a Regni diversi (da quello vegetale) e quindi filogeneticamente molto distanti, come per esempio animali, insetti e batteri (Fig. 1).

Per aumentare il successo della manipolazione, oltre ad inserire un tratto di gene alieno nel DNA da modificare, sono necessari altri geni o sequenze di geni, come ad esempio, i cosiddetti promotori, che permettono al gene tradotto di essere successivamente trascritto.Durante la trascrizione, regioni diverse, del DNA a singolo filamento vengono utilizzate per generare RNA (messaggero, trasportatore di aminoacidi, ribosomale, ecc…), successivamente i diversi RNA messaggeri che si sono formati sono impiegati come filamenti stampo per la sintesi delle proteine.

E’ indispensabile anche un segnale, codone di stop Sequenza costituita da una tripletta di amminoacidi, per esempio, uracile, guanina ed adenina (UGA) presente DNA, che indica la terminazione della trascrizione del filamento di RNA. , che indichi il punto esatto in cui la trascrizione del DNA in RNA deve arrestarsi (Fig. 2); in ultimo, c’è bisogno di una o più sequenze geniche che permettono di individuare l’avvenuta infezione, per questo processo di selezione vengono impiegati dei marcatori (geni) che codificano caratteri facilmente evidenziabili, come la resistenza agli antibiotici o la tolleranza agli erbicidi da parte della cellula manipolata.

Fig. 1 - Rappresentazione di una tecnica per la realizzazione di cellule trasformate, impiegando come vettore un plasmide batterico (Ti), nel quale è stato introdotto il frammento della resistenza alla larva della piralide. Successivamente, il batterio con il plasmide infetta la cellula vegetale e trasferisce la sequenza contenente i geni della resistenza nel corredo cromosomico della cellula ospite. Quest’ultima ha il compito di sintetizzare la/e proteine repellenti verso il parassita. (immagine tratta da www.galileonet.it)

Fig 2 - Sfortunatamente, una così semplice descrizione del processo biotecnologico nasconde un gran numero di interrogativi riguardo alla reale realizzazione del prodotto sperato. In realtà, la tecnica sviluppata su principi e conoscenze oramai datati6 ci pone di fronte a possibili risultati non previsti.Per quanto riguarda le proteine, non sappiamo, ad oggi, se effettivamente solo quelle desiderate vengono sintetizzate, oppure grazie ai sistemi di splicing Processo che si avvale di un pool molecolare – spliceosoma – per tagliare ed incollare tratti di RNA.alternativi, attuati dalla cellula infettata, possono essere prodotte sequenze aminoacidiche impreviste di cui non si conosce il loro possibile effetto sulla salute nell’uomo e negli animali.

Inoltre, l’inserimento del transgene non avviene sempre nel medesimo tratto di DNA ospite, rendendo quindi impossibile la previsione di una sua eventuale partecipazione nella espressione, non prevista, di altre sequenze geniche con la conseguente sintesi di proteine non desiderate.

Proteine e sequenze geniche che possono sopravvivere dopo l’ingestione, di cibi trasgenici, ed entrare a far parte del pool molecolare sia nell’uomo che negli animali.

Nello stesso tempo, si teme per la possibile presenza, nei trasgeni, di sequenze che codificano la resistenza a determinati antibiotici, le quali sequenze possono ricombinarsi con il DNA dei comuni microrganismi della flora intestinale, durante il processo di digestione degli alimenti transgenici, trasmettendo la resistenza Einspanier R. et al. (2001). The fate of forage plant DNA in farm animals; a collaborative case study investigating cattle and chicken fed recombinant plant material. European Food Research Technology 212 : 2-212.Netherwood T. et al. (2004). Assessing the sulvival of transgenic plant DNA in the human gastrointestinal tract. Nature Biotechnology 22 : 204-209.Duggan P.S. et al. (2000). Survival of free DNA encoding antibiotic resistance from transgenic maize and trasformation activity of DNA in ovene saliva, ovine rumen fluid and silage effluent. FEMS Microbioloy Letters 191 : 71-77.Duggan P.S. et al. (2000). Survival of free DNA encoding antibiotic resistance from transgenic maize and trasformation activity of DNA in ovene saliva, ovine rumen fluid and silage effluent. FEMS Microbioloy Letters 191 : 71-77.Mercer D.K. et al. (1999). Fate of free DNA and trasformation of the oral bacteriumStreptococcus gordonii DL1 by plasmid DNA in human saliva. Applied and Environmental Microbiology 65 : 6-10.Schubert et al. (1998). On the fate of orally ingested foreign DNA in mice: chromosomal association and placental transmission in the fetus. Molecular and General Genetics 259 : 569-576..

Una delle prime applicazioni a scopo commerciale, in campo agronomico, delle biotecnologiche è stato quello rappresentato dal pomodoro Flavr Savr, il quale però per diversi motivi come: inconsistenza del frutto, difficoltà ad essere trasportato e manipolato senza conseguenze per la sua conservabilità, scarsa resa produttiva e una forte suscettibilità alle malattie fu ritirato dal mercato dopo appena tre anni dalla sua diffusione e considerato, di fatto, un fallimento; fallimento che a dispetto dei risultati aprì le frontiere a nuovi esperimenti nella ricerca dell’agribiotech.

Lo studio degli ultimi 10 anni si è concentrata prevalentemente su alcune specie a grande diffusione come, per esempio, il mais, la soia, il riso, la colza il cotone e nello stesso tempo sono solo due le tecnologie, quella Roundup Ready Erbicida a base di glifosato prodotto dalle stesse multinazionali che creano organismi geneticamente modificati., rivolta a creare colture resistenti all’erbicida totale glisofato, e quelle Bt, che si avvalgono delle componenti del Bacillus thuringiensis.

Queste caratteristiche contraddistinguono gli otg di prima generazione, e solo recentemente le tecniche di ingegneria genetica si stanno indirizzando verso nuovi settori che utilizzano le piante per la produzione di alimenti ad alto valore aggiunto, conosciuti come otg di seconda generazione. Dalle nuove piante trasformate si possono ottenere valori più elevati di: proteine, carboidrati, grassi, vitamine, antiossidanti, minerali, ecc…

Infine, le biotecnologie vengono impiegate per la produzione (sintesi) di peptidi bioattivi, vaccini, anticorpi ed enzimi per l’industria farmaceutica e specifici composti (ad esempio poliidrossibutirrato) di interesse per la produzione di plastiche biodegradabili, dando origine agli otg di terza generazione.

La loro diffusione ha interessato inizialmente il Nord America (il paese pioniere) ed in seguito l’Argentina, il Brasile, il Messico, la Cina ed l’India; dove la maggior parte delle derrate alimentari sono comunque destinate alla preparazione dei mangimi animali.

A fronte dei 1500 milioni di ettari coltivati, a livello mondiale, in 100 di questi crescono varietà transgeniche, mentre solo 30 milioni sono gli ettari coltivati con le pratiche biologiche e biodinamiche. Solo nel decennio 1996-2006, la superficie coltivata ad ogm è passata da 1,7 a 102 milioni di ettari; una scalata perentoria che, almeno a livello europeo, sembra non trovare riscontro data la scarsa richiesta di alimenti transgenici.

I consumatori si pongono con una giustificata cautela verso i prodotti contenenti organismi geneticamente modificati a fronte anche di una controversa opinione riguardo la loro innocuità per l’alimentazione umana ed animale.

In seguito alle disposizioni del Reg. 1823 del 2003, sono state introdotte le soglie di “tolleranza” per gli alimenti transg., senza l’obbligo di etichettatura allo 0,9%; valore che espone una qualunque persona (adulto o bambino) al rischio di ingerire fino a 9 grammi di alimento transgenico per ogni kg di cibo consumato, in modo inconsapevole!

A prima vista potrebbe sembrare una quantità irrisoria e trascurabile, ma gli studiosi non sono di questa opinione; dal momento in cui il Dr. Samorindo Peci del Consorzio Interuniversitario Cerifos chiede, in una lettera al Ministro della Sanità, urgenti ricerche sui virus "promoter" (35 S e V 40), patogeni inseriti "artificialmente" nel DNA dei transgeni  che portano con se il frammento di DNA estraneo (transgene), ritrovati nel DNA di virus associati a linfomi e leucemie di alcuni pazienti.

Cinque anni di ricerche della Dr.ssa Manuela MalatestaMalatesta M., Tiberi C., Balzelli B., Battistelli S., Manuali E., Biggiogera M. (2005). Reversibility of hepatocyte nuclear modifications in mice fed on genetically modified soybean. Eur. J. Histochem. 49 (3) : 237-242., hanno dimostrato nei ratti alimentati con otg, anomalie al fegato, ai reni, ai testicoli, confermando i gravi pericoli per la salute evidenziati da altri ricercatori, sempre ignorati (si legga il libro di Arpad Putzstay: "La sicurezza degli OGM" EDILIBRI, Milano 2008). Di recente, l'Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN), ha riscontrato anomalie al sistema immunitario derivate dall'alimentazione con Mais transg., il quale produce ben 43 proteine alterate, tra cui una allergenica; mentre il Prof. Jurgen Zentek ha dimostrato che: alimentando cavie con Mais transg. per generazioni successive, queste perdono la capacità di riprodursi in maniera significativa, diventando sterili.

Nello stesso tempo la Commistione Europea da anni approva importazioni di cibi transg., nell’indifferenza dei Ministri, dei singoli stati, che preferiscono declinare la loro responsabilità di esporre al rischio la salute dei propri cittadini (che magari li hanno anche votati), agli enti “scientifici” come l’EFSA Ente Europeo per la Sicurezza Alimentare., che basano i loro pareri solamente sui dossier “discutibili” delle multinazionali AgrochimicofarmaceuticOGM. Le stesse che per anni hanno proposto le soglie di tolleranza sui pesticidi, diserbanti ed altre sostanze che si accumulano nell’ambiente interferendo nelle catene alimentari con effetti irreversibili, avvelenando i corsi d’acqua, l’aria ed i suoli.

Lo stesso accade con tantissimi farmaci, puntualmente revocati dal commercio per danni gravi e disastri sulla popolazione, dovuti agli "effetti collaterali" e "controindicazioni" (800.000 decessi l’anno nel Nord America).

In base al principio di precauzione è necessario tener conto delle ricerche indipendenti, piuttosto che di quelle di chi vuol vendere un prodotto cercando di eliminare la concorrenza "naturale". Purtroppo anche la concorrenza “naturale” ha subito un duro colpo, infatti dall’1 gennaio 2009, con l'entrata in vigore del nuovo regolamento UE, è consentita la contaminazione accidentale da ogm anche nei prodotti certificati come biologici, un ulteriore regalo dei nostri governanti troppo distratti o semplicemente disinformati.

Il fenomeno non è circoscritto, solamente, ad un problema socio sanitario per la salvaguardia della salute pubblica, in verità si rischia di avere una sicura contaminazione ambientale qualora fosse consentita anche la coltivazione su territorio europeo e nazionale (come testimoniano i coniugi Schmeiser coltivatori Canadesi) ed una ancor più inquietante scenario che vede il controllo della gestione alimentare, in mano ad un gruppo ristretto di multinazionali, con una riduzione evidente della Libertà di scelta di ogni singolo cittadino.

Tale inquinamento genetico equivarrebbe a dire: sparizione delle produzioni tipiche italiane e dei vari IGP, DOP e della maggior parte dei prodotti tipici.

Sulla base del riduzionismo antiscientifico della tecnologia sugli otg, le multinazionali stanno "creando esseri viventi" in un modo mai accaduto durante tutta la storia evolutiva del Pianeta, violando le leggi della Natura e della Vita, propagandando la "sostanziale equivalenza" degli otg, quando da trenta anni la Scienza ha dimostrato che modificando artificialmente un tratto del DNA di un organismo, viene a modificarsi tutto l'equilibrio della sua fisiologia, con conseguenze pericolose ed impossibili da prevedere, come la produzione di nuove sostanze sconosciute.

L'avvocato Druker dell'Alliance for Bio-Integrity una coalizione di scienziati, leader religiosi e consumatori, che ha fatto causa alla Food and Drug Administration per ottenere test obbligatori di sicurezza e l'etichettatura dei cibi geneticamente modificati nel 1998, ha affermato che...

Se fosse stata detta la verità su ciò che è emerso dalle analisi degli scienziati, nessun cibo manipolato geneticamente sarebbe potuto entrare negli anni '92/'95 nel mercato americano che poi li ha esportati in Europa e in tutto il mondo e la popolazione mondiale non sarebbe stata esposta a questo grave rischio. Si può quindi parlare di genocidio legalizzato.

Sono a rischio Diritti Costituzionali Inviolabili (Salute, Ambiente, Libertà) e le leggi stesse della Natura.

Tutto ciò ci dimostra quanto ancora poco si sappia sulle conseguenze dell’utilizzo di queste tecnologie e quanto sia pericolosa la manipolazione genetica senza una adeguata valutazione dei suoi possibili rischi.

Questi studi sono accompagnati da una scarsa documentazione scientifica circa i possibili effetti, sull’uomo, di queste nuove cultivar create in laboratorio. Per questo bisogna avere cautela nell’accettare senza perplessità questo nuovo approccio scientifico prima di aver verificato, attraverso studi a lungo termini, la compatibilità degli alimenti geneticamente modificati con la dieta nell’uomo e negli animali; domandandoci prima di tutto se veramente ce ne sia un reale bisogno.

Mantenere la nostra realtà agricola come l’abbiamo ereditata dai nostri padri: libera da organismi geneticamente modificati, è un impegno verso i nostri figli che hanno il diritto di ristabilire e mantenere il contatto con le proprie origini.

Bibliografia

Altieri G. “Perché l’agroecologia può sfamare il mondo e gli ogm no” (2009).

A.A.V.V. “Agrobiotecnologie nel contesto italiano” INRAN, pag 526,  (2006).

Colombo L.., Lauria G., Lener M., Pazzi F. e Vinesi P. “Ogm e sistema agroalimentare” Fondazione diritti genetici

Putzstay A. "La sicurezza degli OGM" EDILIBRI, pag 188,  Milano (2008).

Putzstay A. "La sicurezza degli OGM" EDILIBRI, Milano 2008; Gaetano Sinatti. “Ogm, modello di agricoltura e organismo sociale”; cap II. pp. 15-28.


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