logo AVA
Giovedì, 17 Maggio 2012
Font Size
   

Il pesce? Fa bene a chi lo vende

“Non mangiate neanche il pesce”?

Questa è la domanda che, meravigliati, alcuni rivolgono a noi vegetariani, come se mangiare pesce fosse un fatto connaturato con l’uomo; come se il pesce fosse un alimento indispensabile per la nostra salute. In realtà la specie umana non ha mai avuto bisogno di nutrirsi di pesce: lo consuma solo quando hanno imparato a pescare.
Nella foresta intertropicale, patria d’origine dell’uomo, per i nostri antenati il pesce non faceva parte della loro dieta. Se fosse realmente necessario alla nostra salute coloro che non ne fanno uso dovrebbero accusare carenze nutrizionali, mentre godono di una salute anche migliore. In realtà non c’è nulla nel pesce che non sia contenuto nei prodotti vegetali; il tanto conclamato Omega 3 è presente anche nel mondo vegetale, ed in particolare nei semi, senza incorrere agli effetti negativi che il pesce può procurare.

I nutrizionisti che invitano la gente a consumare il pesce almeno 2-3 volte a settimana perché ricco di Omega 3 si limitano a indicare i presunti benefici non i danni che il pesce può procurare.
Il cibo adatto all’uomo è quello profumato, colorato, vivo, esteticamente attraente, cosa che non si può dire di una pezzo di carne o di un pesce morto: l’odore nauseabondo fa capire che si tratta di cadaveri in via di putrefazione.
 
Il prof Robert Smith, in merito alle sue indagini sulla puzza degli escrementi degli animali in genere, sostiene che la causa è un’alimentazione a base di pesci e carnami che genera trimetilamina responsabile del lezzo tipico delle feci degli animali carnivori.
 
Il valore di un alimento è direttamente proporzionale alla sua velocità di marcescenza. E il pesce è tra le sostanze più putrescibili esistenti in natura: basta lasciarlo per qualche ora fuori dal frigo per rendersi conto del fetore, dovuto al processo di decomposizione delle sostanze organiche.
 
Il pesce, i molluschi ed i crostacei in genere, sono sostanze ad altissima velocità di putrefazione. Questo processo putrefattivo continua all’interno dello stomaco e poi dell’intestino, di chi ne fa uso, con aumento di acidi tossici.
 
Rispetto alla carne degli animali terrestri, il pesce ha un maggior grado di alterabilità a causa delle basse concentrazioni di glicogeno muscolare che porta alla comparsa di processi di alterazione precoci di origine batterica esogena, mentre nelle carni terrestri la degradazione è principalmente opera di enzimi endogeni, per cui l’attività batterica arriva più tardi con la demolizione degli aminoacidi.
Il pesce è sostanza altamente putrescente

L’Omega 3 non è affatto una prerogativa del pesce

Nel 2010 in Gran Bretagna è stato condotto uno studio medico-scientifico su 19.000 persone in cui è stato dimostrato che l’assunzione di Omega 3 è più efficiente se proviene dai vegetali invece che dal pesce. L’Eurepean Prospective Investigation into Cancer and Nutrition, nell’ambito di questo studio, che rappresenta il più vasto studio condotto sui livelli di ALA e sulla conversione in EPA e DHA, il dr. Wels e la sua equipe hanno misurato i livelli plasmatici degli Omega 3 e Omega 6 in due gruppi formati da vegetariani-vegani e da consumatori di pesce. I livelli di EPA e DHA sono risultati uguali nei due gruppi. Questo dimostra, spiegano i ricercatori, che la capacità di “conversione” in acidi grassi Omega 3 è molto maggiore nei vegetariani-vegani rispetto a coloro che consumano pesce.

Presenza di Omega 3 (mg/100) nei vegetali

Olio di  semi di lino: 66
Semi di lino: 32
Olio di canapa: 18
Olio di noce: 14
Soia cotta: 11
Olio di soia: 7,60
Noce: 6,50
Germe di grano: 5,40
Semi di zucca: 5
Latte di soia: 4
Fagioli di soia secchi: 1,3
Olio ex. verg. d’oliva: 1
Mandorle: 0,3
Nocciole: 0,1

Pesci più ricchi di Omega 3 e più consumati (mg/100)

Sardine fresche: 4
Anguilla: 3,56
Tonno fresco: 2,95
Aringa: 2,1
Salmone: 2
Spigola: 1,26
Storione: 1
Aragosta: 0,7
Orata: 0,67
Sgombro: 0,54
Sogliola: 0,54
Calamaro: 0,4
Polpo: 0,4
Cozza: 0,38

Il pesce è carne grassa come ogni altra carne di animale. I grassi sottoposti a cottura perdono il loro enzima lipase, indispensabile per una loro parziale digetione-assimilazione.

Percentuale di Lipidi nei pesci più consumati (mg/100)

Anguilla d’allevamento: 29
Cefalo muggione: 26
Capitone: 21
Aringa fresca:16
Salmone fresco:12
Sardine fresche:15,5
Sgombro fresco:11
Storione:15
Tonno sott’olio: 10

Contenuto di Lipidi in alcuni tipi di carni più comuni (mg/100)

Agnello cotto: 14
Bovino, media: 4,5
Capretto5
Cavallo: 7
Maiale, media:7,2
Pollo, media: 9

Contenuto di Lipidi in alcuni formaggi più comuni (mg/100)

Caciocavallo:31
Emmenthal: 30,5
Fior di latte: 20
Formaggino:27
Gorgonzola: 27
Grana: 28,5
Parmigiano: 28
Pecorino: 32
Provolone:28
Scamorza:26

Contenuto di Lipidi nelle verdure più comuni (mg/100)

Patatine fritte: 30
Patate arrosto: 4,5

Contenuto di Lipidi nella frutta più comune (mg/100)

Arance: 0,2
Avocado: 23
Banane: 0,3
Ciliegie: 01
Cocco: 35
Cocomero: 0
Datteri: 0,6
Fragole: 0,4
Kiwi: 0,6
Kaki:0,3
Mele, Pere, Pesche, Ananas: 0

Contenuto di Lipidi in alcuni semi più comuni (mg/100)

Anacardi: 46
Arachidi tostate: 50
Mandorle: 55
Nocciole:64
Noci: 68
Pinoli: 50
Pistacchi: 56
Olive nere da tavola: 25
Olive verdi da tavola: 15

Aspetti scientifici

Gli acidi grassi sono nutrienti fondamentali per il benessere ed il corretto funzionamento del corpo e della mente. Sono i principali costituenti delle membrane cellulari e della mielina, la sostanza che riveste i nervi; sono precursori diversi ormoni e veicolano le vitamine liposolubili.
Gli acidi grassi Omega 3, ed Omega 6, sono definiti essenziali perché non possono essere sintetizzati dall'organismo umano, ma devono essere introdotti con il cibo.

A che servono gli Omega 3:

Gli Omega 3 servono per la produzione di energia, la formazione delle membrane cellulari, per il trasferimento dell’ossigeno dall’aria al sangue, per la sintesi dell’emoglobina, per l’equilibrio ormonale. Inoltre:
 
- abbassano il colesterolo cattivo totale e aumentano quello buono;
- riducono i trigliceridi;
- abbassano le pressione arteriosa;
- migliorano la memoria e le capacità cognitive;
- contrastano l’invecchiamento cellulare;
- ostacolano la formazione di trombi e placche alla carotide;
- riducono il rischio di infarto;
- abbassano il rischio di contrarre alcuni tipi di cancro;
- controllano l’angina e le palpitazioni cardiache;
- sono fondamentali nella gestazione;
- riducono il rischio di degenerazione maculare degli occhi;
- migliorano l’umore e le forme di depressione;
- potenziano il sistema immunitario;
- stimolano il sistema nervoso;
- migliorano i sintomi dell’Alzheimer e del morbo di Crohn…

Metabolismo degli acidi grassi essenziali all'interno dell'organismo
L'acido linoleico (un Omega 6) viene convertito in acido arachidonico (AA) che è il precursore di quegli eicosanoidi che fanno aumentare la pressione arteriosa; promuovono l'aggregazione piastrinica, la formazione di trombi, le reazioni allergiche e la risposta infiammatoria.
L'acido alfa-linolenico (un Omega 3) viene convertito in acido eicosapentaenoico (EPA) ed in acido docosoesanoico (DHA), entrambi della serie Omega 3, questi forniscono effetti metabolici opposti agli Omega 6: ipotensivi, antiaggreganti, antitrombotici ed antinfiammatori.
Omega 3 ed Omega 6 non sono interscambiabili, vanno consumati entrambi nelle giuste proporzioni e solo il loro corretto bilanciamento consente il buon funzionamento dell'organismo.
Dagli acidi polinsaturi (Omega 3 e Omega 6) si formano le prostaglandine di cui il corpo umano ha bisogno in quanto mediatori di molti processi biochimici.
Le prostaglandine PG1 e PG3 (positive) sono vasodilatatrici, regolano la coagulazione, abbassano il colesterolo LDL (quello cattivo), svolgono azione antinfiammatoria e mantengono il bilancio elettrolitico. Per contro le PG2 (negative) hanno gli effetti diametralmente opposti, causano: ritenzione idrica, aggregazione piastrinica, infiammazioni, aumento pressione del sangue. La popolazione mondiale è afflitta da eccesso di PG2 (negative), ovvero da eccesso di Omega 6, nonché da carenza di PG1 e PG3 (positive) ovvero da Omega-3.
Maggiori fonti alimentari di acidi grassi essenziali

  • acido linoleico (Omega 6): semi e frutta oleaginosa, avena e cereali integrali, legumi; prodotti di origine animale;latte materno, soia, olio di semi di lino, di girasole, di germe di grano;
  • acido alfa-linolenico (Omega 3): olio e semi di lino, oli vegetali in genere, noci, nocciole, alghe, avocado, foglie verdi di alcune piante, portulaca, fagioli di soia, alcuni pesci.

Quantitativi necessari

Massima assunzione giornaliera di Omega 3: 5% di energia al giorno, pari a 7g al massimo se la dieta è da 1400 kcal; pari a 10g di energia al giorno al massimo se la dieta è da 2000 kcal. La percentuale media ottimale è di 4,4  di Omega3 al giorno.
In alcune situazioni di stress, come alcolismo, diabete, gravidanza, intossicazione generale, aumentare il quantitativo di Omega 3.

Porzioni di vegetali ricchi in Omega 3 (ALA):

1 cucchiaino di olio di lino (5 ml) = 2.8 g di ALA;
1 cucchiaio di semi di lino (13 g) = 2.2 g di ALA;
30 g di noci (4 noci intere) = 1.8 g di ALA

Coloro che non consumano una forma attiva di EPA e DHA (vegetariani e vegani) richiedono una quantità più elevata di ALA (acido alfa-linolenico Omega 3): 4.0 - 6.0 g/die
Il rapporto ottimale fra Omega 6 ed Omega 3 è di 3-4 a 1, il che significa che ogni 3 o 4 porzioni di Omega 6 deve essere introdotta una porzione di Omega 3.

Le indicazioni nutrizionali suggeriscono il consumo di 2-3 porzioni/die.

Indicazioni aggiuntive per massimizzare l'assunzione di Omega 3
e garantire un buono stato di salute sono:

  • limitare l'introito di grassi saturi ed idrogenati (presenti negli oli di palma, di cocco, nelle margarine vegetali e nei prodotti industriali)
  • usare l'olio di oliva come fonte principale di lipidi nella propria alimentazione
  • diminuire il consumo degli oli vegetali (di mais, di girasole) e delle margarine, eccessivamente ricchi in Omega 6
  • per cucinare utilizzare l'olio d'oliva (meglio quello extra vergine) e non gli oli vegetali perché il loro elevato contenuto in acidi grassi polinsaturi (Omega 6 e Omega 3) li rende molto più vulnerabili al calore determinando la produzione di sostanze tossiche;
  • tenere ben al riparo dalla luce e da fonti di calore l'olio di lino perché facilmente ossidabile; una volta aperta la bottiglia conservarla in frigorifero e consumarla entro 8 settimane.

Impatto economico

Se si dovesse pagare il reale valore del pesce e della carne, senza i pesanti sussidi dello Stato agli allevatori e ai pescatori, ben pochi potrebbero permettersi il lusso di mangiare questi prodotti. Tra il 1994 e il 2010 l’unione Europea ha elargito 26 milioni di euro ai circa 130 pescherecci italiani, anche se colpevoli di aver violato spesso le norme sulla pesca. Mentre il sovvenzionamento a livello mondiale è di 15 miliardi di dollari l’anno.

Rischio estinzione

Negli ultimi 30 anni il 30% delle risorse ittiche sono scomparse. L’88% delle riserve del pesce in Europa sono sfruttate in eccesso e le più grandi specie sono in rischio di estinzione. Mentre le riserve diminuiscono i prezzi aumentano: quello del merluzzo è quadruplicato in 5 anni. Il consumo mondiale esplode mentre la Cina inghiotte 1/3 del pesce mondiale.
 
Il 75% delle riserve mondiali di pesce è già stato completamente sovrasfruttato o esaurito” (FAO). Nel Mediterraneo il pescato è diminuito del 60%.
 
Le più importanti specie di pesce del nostro paese, tonni e merluzzi sono in pauroso declino a causa dello sfruttamento dissennato delle acque marine.
 
Nel 1997 la raccolta di pesce ha raggiunto nel mondo la cifra record di 130 milioni di tonnellate, di cui circa 100 milioni deriva dalla pesca libera che causa uno sterminio indiscriminato di specie acquatiche.
 
Il 70% del pesce consumato in Italia viene dall’estero, il 40% da allevamenti ittici intensivi. I pesci d’allevamento contengono enormi quantità di additivi chimici, di ormoni e farmaci che servono ad aumentare velocemente il peso dell’animale, oltre ad evitare dannose epidemie. Per 10 kg di spigole di allevamento occorre sacrificare 100 kg di sardine catturate in mare. Ogni 10 pesci catturati 8 vengono ributtati in mare, morti o agonizzanti, ritenuti non commestibili.
Le reti pelagiche per i tonni e per la pesca a strascico dècimano anche i delfini. Le tonnare causano, solo nel Mediterraneo, la morte di almeno 3000 cetacei all’anno, altri muoiono imprigionati nelle reti per l’impossibilità di risalire in superficie a respirare. Nonostante la caccia alle balene sia vietata, la Norvegia ed il Giappone sotto il falso pretesto della ricerca scientifica ogni anno uccidono diverse centinaia di esemplari per mezzo di micidiali arpioni che esplodono nel corpo dell’animale.

Tonni rossi, naselli, cernie, spigole entro pochi anni potrebbero sparire dalle acque del Mediterraneo. E’ quanto emerge da uno studio condotto dall'Unione mondiale per la conservazione della natura che raggruppa oltre mille membri tra governi e Ong di 160 Paesi. La ricerca IUCN è stata condotta da 25 biologi marini ed è durata quattro anni. Ben 12 specie di pesce considerato commestibile sono a rischio di estinzione (oltre a squali e razze) a causa dell’inquinamento dei mari, per l’impiego delle nuove tecnologie, come l’uso di cartografie accuratissime. A rischio maggiore è il tonno rosso del Mediterraneo e dell'Atlantico: gli oltre 40 anni di pesca intensiva ne hanno fatto crollare vertiginosamente la capacità riproduttiva.
 
I pescherecci superano di 2,5 volte quello che i mari possono sostenere: solo nell’UE si contano circa 40.000 imbarcazioni. La pesca eccessiva, con la conseguente estinzione di molte specie ittiche, è causata dall’aumento della popolazione umana, della domanda di pesce come fonte alimentare, del miglioramento delle tecniche di pesca e delle politiche mondiali che non sanno gestire il settore senza causarne la sua progressiva distruzione. Tra le soluzioni da parte degli organismi preposti c’è la messa al bando di tecniche che dragano il fondale danneggiando gli ecosistemi; l’istituzione di riserve marine per consentire al pesce di ripopolarsi e l’abolizione dei sussidi governativi che consentono la presenza di troppi pescherecci rispetto alle risorse del mare.

Incoraggiare il consumo di pesce è un crimine ambientale

1.400 tonnellate di pesce (circa 20 miliardi di pesci) vengono consumate ogni anno solo in Italia con un consumo procapite di 24 kg circa e con un aumento di 13 kg a testa dagli anni 80 ad oggi.
 
Nel 1997 la raccolta di pesce ha raggiunto la cifra record di 122 milioni di tonnellate nel mondo, un terzo di questo proviene dagli impianti di allevamento. Nei circa mille allevamenti di acquicoltura presenti in Italia (70% al nord, 20% al centro e 10% al sud) si allevano specialmente trote, spigole, orate e anguille. Creature che nuoterebbero per diversi chilometri al giorno costretti a muoversi in gabbie di pochi decimetri, costretti a vivere in acqua satura delle loro feci e di sostanze chimiche.
 
L’acquicoltura causa la distruzione dell’ habitat marino per l’azoto degli scarichi degli allevamenti, l’anomale crescita delle alghe, la trasmissione delle malattie dei parassiti dei pesci d’allevamento, gli antibiotici, farmaci e varie altre sostanze chimiche che vengono somministrate ai pesci e che si ritrovano poi nelle carni del pesce.
 
Le più importanti specie, specialmente tonni e merluzzi sono in pauroso declino a causa dello sfruttamento indiscriminato delle acque marine. I banchi di merluzzo nel nord sono stati ridotti del 95%. Da dati forniti dalla Fao risulta che il 44% delle principali riserve di pesce è stato esaurito.
 
Da decenni l’industria della pesca sfrutta in modo eccessivo le risorse del mare tanto da ridurre in modo drammatico le popolazioni di molte specie ittiche. Imbarcazioni con reti a strascico estese come campi di calcio hanno letteralmente ripulito i fondali prelevando insieme ai pesci l’intero ecosistema, mentre nelle acque soprastanti i lunghi cavi muniti di ami intrappolano gli ultimi squali, pesci spada e tonni. Con le fibre sintetiche oggi si costruiscono reti fino a 65 km. 100 milioni di squali e 8.000 cetacei ogni anno vengono uccisi nel mondo per errore delle spadare, l’unico metodo di pesca vietato dalle nazioni Unite. Su 700 spadare nel mondo 650 sono ancora italiane; dovrebbero essere lunghe non più di due chilometri e mezzo invece spesso sono lunghe dai 10 ai 20 chilometri.
 
I tonni in genere vengono catturati con reti di circuizione, poi stoccati in recipienti da trasporto e trasferiti nelle gabbie da ingrasso ad alta densità, veri e propri lager che causano sofferenza e paura agli animali, dove si registrano non di rado episodi di cannibalismo. I tonni in questi impianti consumano grandi quantità di cibo e di conseguenza producono residui non facilmente smaltibili, senza dimenticare i rifiuti chimici derivanti dai medicinali impiegati a causa dello stress da densità che provoca malattie agli animali che richiedono una cospicua somministrazione di farmaci. Tra l’altro l’allevamento dei tonni richiede un incremento di pesca di piccoli pesci, specialmente acciughe, aringhe e sardine (quasi il 50% di tutto il pesce pescato nel mondo) che sarà destinato al nutrimento dei tonni mentre un’altra parte viene ridotta in farina. Spesso sono necessari 3 kg di farina di pesce per produrre 1 kg di salmone. Risulta che il 38% della foreste di mangrovie è stato distrutto a causa dell’allevamento di gamberi.
 
A causa della pesca indiscriminata ed intensiva i pesci pescati sono di dimensioni sempre più piccole e i pescatori si spingono sempre più al largo e in acque sempre più profonde per far fronte alla domanda alimentare. Negli oceani pare che il 90% dei pesci di grosse proporzioni, come mammiferi marini e tartarughe, sia già sparito.

Il pesce è sostanza inquinata e inquinante

Il pesce non è meno inquinato degli animali di terra. L’inquinamento chimico dell’acqua può perturbare gravemente le funzioni ormonali dei pesci con la conseguenza della femminilizzazione dei pesci maschi che producono uova nei loro testicoli. Le immense quantità di mercurio che le industrie scaricano nel mare (circa 10.000 tonnellate all’anno) passa facilmente dal pesce nell’organismo umano. E’ utile ricordare la strage di Minamota (Giappone) del 1952 nella quale morirono 77 persone ed altre 360 rimasero invalide per aver mangiato pesce ricco di mercurio. Nel 1988 nelle acque laziali fu riscontrata, in modo del tutto fortuito, una partita di pesce al mercurio: si riuscì ad impedire la vendita appena in tempo. Ma quanto pesce pericoloso sfugge ai rari controlli?

Nei pesci sono state trovate quantità enormi di pesticidi e di metalli pesanti, come: piombo, mercurio, cadmio, oltre che residui di scarichi industriali che finiscono in mare, nei laghi e nei fiumi. Il problema è che la struttura organica del pesce contiene alginato di sodio, una sostanza che ha la proprietà di assorbire metalli pesanti  provenienti dagli scarichi industriali e scorie radioattive e considerato che nel mondo sono attive circa 440 centrali nucleari, è intuibile il probabile pericolo.
 
Uno studio condotto dall’Onu dimostra che ogni anno vengono versati in mare 900 mila tonnellate di fosforo, 200 milioni di tonnellate di azoto, 85 mila tonnellate di metalli pesanti, 200 mila di organocloruri, 47 mila di idrocarburi policiclici aromatici provenienti dalle aziende petrolifere, dall’industria chimica, metallurgica e dagli impianti per il trattamento delle acque fognarie.
 
Secondo un recente rapporto dell’UE tracce di metalli e diossina sono frequenti nei pesci e nei mitili. In una delle centinaia di perizie nel processo alla Petrolchimica il grasso di cefali pescati nei canali è risultato avere un grado di tossicità 8.400 volte superiore a quello accettabile, mentre in mitili e vongole della laguna sono state trovate tracce di inquinanti in misura 20 volte superiore rispetto alla norma.
 
Da studi da parte di medici odontoiatrici risulta che i livelli di mercurio nel sangue e nelle urine di coloro che si cibano con frequenza di pesce sono molto più elevati rispetto alle persone che hanno in bocca numerose otturazioni.

Danni alla salute

Mentre la dannosità della carne degli animali terricoli viene riconosciuta anche dagli stessi allevatori e macellai, la dannosità del pesce viene celata per motivi puramente commerciali, per ignoranza o malafede dagli stessi cosiddetti nutrizionisti.
 
La rivista settimanale “Viversani e belli” riporta questo articolo: “Quasi tutti i pesci contengono tracce di mercurio, ma quelli che ne contengono di più sono i pesci grossi che mangiano altri pesci, come sgombri e soprattutto tonno (tonni, alici, sgombri, sarde e salmoni appartengono alla categoria dei pesci grassi). Preso in eccesso il mercurio può danneggiare il sistema nervoso. Perciò i medici consigliano di non far mangiare questi pesci ai bambini fino a tre anni. E visto che il mercurio si trasmette al feto e passa nel latte materno, le donne gravide e quelle che allattano dovrebbero ridurne drasticamente il consumo se non evitarlo”.
 
Nel pesce ci sono velenose concentrazioni di cloruro di sodio (che con la cottura diventano massa inorganica causante tumori gastrici, ritenzione idrica, gravi idropisie), diossine, ritardanti, alte concentrazioni di minerali micidiali tipo mercurio e cadmio.
 
Il pesce contiene le stesse tossine delle carni e può causare (oltre i danni della carne) parassitosi (es. tenia, ascaridi), asma, eczema, prurito, allergie, malattie renali, danni al sistema nervoso, ecc. I processi alterativi si manifestano più rapidamente nei pesci marini rispetto a quelli di acqua dolce.
 
Studi clinici sull'uso di pesce ed oli di pesce nei sopravvissuti da infarto miocardico mostrano una riduzione della mortalità tra il 15 ed il 30%. Per contro l'uso di diete a base di cibi vegetali, che includono oli vegetali ad elevato contenuto di acidi grassi monoinsaturi ed Omega-3, mostrano una riduzione della mortalità del 50-70%.
 
Nel pesce, come in tutti gli animali uccisi violentemente dall’uomo e poi mangiati, vi è il terrore, l’angoscia, la paura dell’animale accumulata durante la sua cattura e la sua uccisione: più e lunga e dolorosa la morte di un animale più è pregna di vibrazioni dannose per chi se ne nutre.
 
I pesci a più elevato contenuto di istamina (aminoacido che provoca fenomeni allergici) sono: sardine, sgombri, alici e tonni, ovvero il pesce azzurro tipico dei nostri mari. L’istamina contenuta nei pesci è responsabile anche di fenomeni di intossicazione, sebbene le altre amine biogene svolgano un ruolo sinergico o potenziante.
 
I pesci sono ricchi di purine (sostanze azotate che fanno aumentare i livelli di acidi urici nel sangue) e di metalli pesanti dovuti all’inquinamento delle acque a causa degli scarichi industriali e fognari.
 
Ma oltre al mercurio deve preoccupare la presenza, nelle cozze, nelle ostriche e nei crostacei, di cadmio e piombo, abbondantemente presenti negli scarichi industriali. Il pesce può anche trasmettere all’uomo la salmonella, larve di tenia e di ascaridi, né la cottura è sufficiente a scongiurare i pericoli in tal senso. Alcuni molluschi possono trasmettere l’epatite virale ed altre malattie infettive. Inoltre in diversi pesci sono state riscontrate anche rilevanti quantità di pesticidi. In realtà le bancarelle del pescivendolo nascondono più insidie per la salute umana dello stesso bancone del macellaio.
 
La dr.ssa Kate Mahaffey, dell’EPA (US Environmental Protection Agency) ha citato una ricerca del 2004 condotta su 1709 donne americane, suddivise tra soggetti che mangiavano pesce o molluschi 9 volte al mese e soggetti che non consumavano pesce. Le concentrazioni di mercurio nel primo gruppo erano 7 volte maggiori rispetto al secondo.
 
Il rischio molluschi è di tipo tossico a causa della eutrofizzazione e del riscaldamento del mare. Possono contenere: tossine batteriche, ittiotossine, amine biogene, ficotossine che rendono tossici e pericolosi i molluschi e spesso i crostacei, i gasteropodi e i pesci. Le ficotossine sono veleni prodotti da alghe unicellulari che provocano: diarrea, disturbi nervosi con paralisi o amnesia, sono stabili al calore e rimangono dopo la cottura anche nei prodotti in scatola e surgelati.

In particolare:

Il mercurio è una potente neurotossina in grado di interferire nello sviluppo del cervello riducendo l’intelligenza specialmente dei bambini; inoltre provoca danni al sistema nervoso;
Il cadmio può comportare disfunzioni renali e sessuali, decalcificazione ossea, cancro.
Lo zinco può procurare effetti dannosi alla circolazione sanguigna, all’apparato digerente, ai reni, ai polmoni, al pancreas e al sistema riproduttivo.
Il piombo può ostacolare lo sviluppo dell’intelligenza nei bambini, mentre negli adulti può causare ipertensione, malattie cardiovascolari, cancro ai polmoni, stomaco, cervello.

Pesce crudo, insidia anisakis

In un piatto di carpaccio, di sushi, di sashimi, preparati con pesce crudo, può annidarsi l’intossicazione anisakis, piccoli vermi che si trovano nell’intestino di molti pesci, come aringhe, sgombri, merluzzi, acciughe, pesce sciabola, pagello, nasello, totani, rana pescatrice, pagaro, pagello, il San Pietro e in alcune specie di pesce azzurro. Dopo la pesca questo parassita può migrare e depositarsi nel tessuto muscolare del pesce. La causa è la tardiva eviscerazione del pesce che dovrebbe essere immediatamente eviscerato e congelato a meno 20°. Le larve possono impiantarsi nell’apparato gostrointestinale umano. A livello gastrico provoca mal di stomaco, nausea e vomito, mentre a livello intestinale si manifesta con ulcere, forti dolori addominali, nausee e, nelle forme più gravi, perfino peritonite.

Il pesce è scarsamente dotato di fosforo (per fortuna)

Il pesce comunemente consumato contiene meno della metà di fosforo contenuto nelle mandorle; ma questo non è un vantaggio dal momento che un alimento ricco di fosforo sottrae calcio all’organismo. Se il pesce facesse bene al cervello gli esquimesi, che si nutrono quasi esclusivamente di pesce, dovrebbero avere un quoziente intellettivo superiore alla media mentre questo popolo non si è mai distinto in nessun campo culturale, artistico, scientifico o spirituale e la lunghezza media della loro vita non supera 30 anni. Per lo stesso motivo i pescatori dovrebbero essere la categoria che gode migliore salute. In realtà le peculiarità nutrizionali del pesce sono solo illusorie e spesso strumentali.
La leggenda che il pesce faccia bene al cervello nasce il secolo scorso quando iniziarono i tentativi di spiegare in termini chimici i fenomeni dell’intelligenza umana. Friedrich Buchner (1824-1899) esaminando la composizione chimica del cervello di diversi animali constatò che il cervello dell’uomo era quello più ricco di fosforo e poiché l’uomo era ritenuto l’animale più intelligente dedusse che il grado di intelligenza dovesse essere proporzionale alla quantità di fosforo presente nel cervello. Nello stesso periodo il chimico francese Jean Dumas (1800-1884) analizzando la carne di diversi animali trovò che quella di pesce conteneva, sia pure in misura molto modesta, più fosforo di quella di altri animali. Ma fu il naturista Jean Luis Agassin (1807-1873) che dedusse senza alcun fondamento scientifico che il pesce fa bene al cervello umano.

Quantità di Fosforo a confronto

(valore energetico per 100 gr di parte edibile)
esclusi l’Orata e la Spigola, in assoluto più ricchi di fosforo:
 
Anguilla: 480
Aragosta: 350
Gamberi: 349
Salmone:280
Trota: 279
Ostrica: 267
Sgombro: 264

Quantità di Fosforo nei semi

Mandorle: 550
Pistacchi: 500
Pinoli: 466
Noci: 300

Frodi alimentari

Essendo i pesci e i frutti di mare sostanze che si deteriorano rapidamente, alcuni commercianti non si fanno scrupoli a mettere in atto vere e proprie frodi. In un’indagine recente fatta dai 12 sportelli Salute e Gusto situati in 12 diverse Regioni italiane è stato rivelato che pesce scongelato era venduto come fresco e che solo 1 banco su 4 esponeva un’etichetta regolare con le informazioni necessarie. In particolare i Nas hanno rilevato in un supermercato di Genova filetti di merluzzo all’olio con elevata presenza di metalli pesanti. Ad Ancona sono stati trovati molluschi con bollo sanitario e data di confezionamento contraffatti. In due allevamenti di trote nel bresciano e nel trevignano si usava curare i pesci malati con farmaci considerati cancerogeni.

Aspetti etici

Eticamente è molto più grave consumare del pesce che carne di animali terricoli. Mentre con la carne di una mucca o di un maiale si nutrono centinaia di individui per il pesce è necessario sacrificare molti animali e il valore di un animale non è in base alla sua dimensione corporea.
La morte del pesce, in qualunque modo avvenga, per opera dell’uomo, è un fatto crudele: le chiazze di sangue delle tonnare o la contorsione dei pesci in agonia nelle reti fanno capire l’intensità di dolore subito dai pesci e quanto disumana sia la pesca. Si preferisce credere che il pesce non soffra, perché non abbiamo la capacità di percepire il loro grido di dolore.
“Vivi e lascia vivere”, questa è la legge d’amore che ci distingue dagli animali predatori, che sono costretti ad uccidere per vivere. Per noi non basterà il piacere del nostro palato a giustificare l’uccisione di miliardi di creature in grado di soffrire.
Lasciate stare il mare, rispettate questo grande e meraviglioso specchio di cristallo, questo mondo affascinante e misterioso. Non violentate le sue creature. Noi certo non vorremmo che le creature del mare invadessero la nostra terra e tormentassero le nostre genti, così dobbiamo comportarci nei confronti delle creature del mare. Smettiamo di massacrare e di mangiare animali: ne beneficeranno anche la nostra salute, il nostro portafoglio e la nostra coscienza.

Il pesce soffre come tutti gli animali terricoli, compreso l’uomo

Se un qualsiasi essere vivente non fosse in grado di accusare il dolore, se non avesse paura della morte si autodistruggerebbe e nulla esisterebbe nel Cosmo. Il dolore è ciò che accomuna tutti gli esseri viventi: è come una lancia puntata dietro la schiena di ogni creatura che la costringe ad evitare la sofferenza e la morte e la sprona ad avanzare sulla via dell’evoluzione acquisendo esperienza, memorizzando il pericolo e aguzzando l’astuzia in modo da sfuggire al predatore.

Se noi umani potessimo udire il grido di dolore dei pesci agonizzanti nelle reti un uragano di terrore coprirebbe la faccia della terra e nessuno più oserebbe uccidere o mangiare le creature del mare.

Nelle pergamene del Mar Morto, scoperte nel 1947, Gesù dice:
“Forse che i pesci vengono a voi a chiedere la terra e i suoi frutti?
Lasciate le reti e seguitemi, farò di voi pescatori di anime.”
Alcuni animali marini dotati di zampe quando vengono immersi ancora vivi nell’acqua bollente che entra in ogni cavità dell’animale, oppure arrostiti sulla piastra, schizzano via come saette. Sembra che le aragoste siano prive degli analgesici naturali dei mammiferi e quindi che siano ancora più di noi sensibili al dolore.
 
Altrettanto tremenda e dolorosa è la morte per asfissia del pesce pescato con le reti: le convulsioni dell’animale che disperatamente cerca di riconquistare il suo ambiente vitale, sono la più palese manifestazione di dolore.
 
La pesca sportiva, vero e proprio passatempo per gente stupida, insensibile e crudele. L’amo che viene estratto dalla bocca del pesce che si contorce dallo spasimo e che lacera anche parte della testa è paragonabile ad un arpione conficcato nella bocca di un uomo che viene brutalmente estratto fracassandogli le mandibole, la fronte ed il cervello per poi somministrargli con un pò d’acqua pochi grammi di ossigeno per prolungare il più possibile la sua vita e quindi la sua agonia.
 
Le mattanze delle tonnare: l’orrore che suscita l’enorme chiazza di sangue che, come una profanazione della vita, macchia l’azzurro intenso del mare, fa vergognare di appartenere alla specie umana.
Quale disumana durezza è necessaria perché si tagli le pinne ad uno squalo e lo si rigetti in acqua? E’ come tagliare le gambe ad un essere umano e lasciarlo a dissanguarsi per terra.
E i pesci uccisi per congelamento? E quelli spasimanti in pochi centimetri di acqua nei mercati perché la gentile signora, o signore, possa deliziarsi il palato con il corpo di una creatura appena eviscerata da viva?
Non è forse raccapricciante l’idea degli acquari nei ristoranti in cui il cliente sceglie quale pesce farsi cucinare al momento decidendo vita o morte e sofferenza per una splendida creatura?

I pesci sono creature intelligenti e sensibili

Molti pesci hanno intelligenza pari se non superiore a quella di molti animali terricoli: sono dotati di sistema nervoso e quindi capaci come noi di percepire il dolore. Il polpo ha un cervello molto sviluppato, l’intelligenza del delfino, che supera quella del cane, in molte circostanze ha salvato l’uomo da morte sicura, spesso da un attacco da parte di squali.
 
Il pesce è dotato di percezioni sofisticatissime (altro che radar) oltre che di quegli strumenti naturali che rendono capace il suo corpo di estrarre dall’acqua l’ossigeno di cui ha bisogno per vivere. Il pesce ragiona, sente, vede, dorme, gioca, ha paura e quindi si nasconde. L’agilità e la velocità con cui si muove un pesce nel suo ambiente naturale ha qualcosa di affascinante e di prodigioso. La perfezione dei suoi occhi in grado di percepire chiaramente nell’acqua, la complessità delle sue branchie e dei suoi sensori ricettivi ed elaborativi, la squisita geometria delle sue squame, la gamma pressoché sconfinata dei suoi colori sgargianti, vengono per sempre annientate con la morte dell’animale quando viene privato dell’unica sua ricchezza, la vita, per un attimo di  “piacere” che possono dare le sue carni martoriate.

Conclusioni e considerazioni finali

Ritengo delittuoso raccomandare l’uso del pesce nella nostra dieta. Se l’essere umano avesse bisogno di tale sostanza per i suoi processi vitali la specie umana si sarebbe estinta sul nascere. Infatti come avrebbero potuto i nostri antenati fruttariani, (cugini delle scimmie antropoidi) usciti dalla foresta tropicale, e lo stesso uomo delle caverne, catturare il pesce con le mani per cibarsene? L’elemento acqua non è compatibile con la natura terricola dell’uomo. Probabilmente alcuni uomini della preistoria, solo quelli stanziati lungo i corsi di acqua, eccezionalmente si nutrirono anche di pesce, ma coloro che vivevano nell’entroterra come avrebbero potuto sopravvivere? Lo stesso discorso vale per il latte ed i formaggi da molti “illuminati” nutrizionisti ritenuto indispensabile per la salute umana. Come avrebbero potuto gli antenati dell’uomo consumare il latte di un altro animale nel corso dei 5 milioni di anni che precedono  l’addomesticamento degli animali se tale pratica risale a non più di 50 mila anni fa?

Punti fondamentali per non mangiare pesce

- i pesci contengono grassi saturi in quantità maggiore della stessa carne; il grasso del pesce fa ingrassare allo stesso modo della carne di maiale. Secondo la Food and Drug Administration il mercurio contenuto nel grasso può causare malformazione nei neonati, danni renali, deficienza mentale, cancro;
 
- il pesce contiene molto colesterolo: gamberi e crostacei ne contengono quasi il doppio rispetto alla carne di manzo;
 
- il pesce per motivi di sicurezza e gusto deve essere cotto, la cottura denatura gli Omega 3, oltre ad inattivare gli enzimi digestivi;
 
- le raccomandazioni dei nutrizionisti di consumare il pesce almeno 2-3 volte a settimana per garantirsi l’Omega 3 non è sufficiente a garantire il quantitativo necessario. Solo alcuni tipi di pesce contengono modeste quantità di Omega 3 e solo se i pesci sono selvatici o da acquicoltura con pesci che si nutrono di pesci che mangiano alghe;
 
- infatti se l’assunzione di Omega 3 per una dieta di 2000 kcal è pari a 4,4 g/die, per raggiungere questo quantitativo è necessario consumare: 1,1 etti di sardine, oppure 1,3 etti di anguilla, oppure 1,5 etti di tonno, oppure 2,2 etti di aringhe, oppure 3,5 etti di spigole, oppure 4,4 etti di storione, oppure quantitativi enormi di altri pesci con un contenuto più basso di Omega 3.
 
- i benefici per la salute umana non sono dimostrati o al limite sono trascurabili, per contro i disastri ambientali causati dalla pesca sono ben documentabili;
 
- studi sugli eventuali benefici dell’olio di pesce non hanno dimostrato maggiore utilità nei problemi neurologici, cancro, demenza, malattie autoimmuni, asma, sclerosi multipla, diabete ecc. rispetto agli Omega 3 di derivazione vegetale.

Soluzioni ambientali

- limitare le catture e le giornate di pesca;
- diminuire la mortalità collaterale di pesca,
- controlli reali, divieto della pesca pelagica, aumento della dimensione degli ami;
- sostituire il pesce con i semi di lino, le noci o il germe di grano;
- diventare vegetariani e fare opera di sensibilizzazione per porre fine anche alla pesca sportiva.
Se il pesce fosse necessario alla nostra buona salute come spiegare l’ottima salute di coloro che non lo mangiano? Solo questo basta a capire che non vi è alcuna necessità di consumare pesce ma che ci sono moltissime ragioni per smettere di mangiare ciò che danneggia non solo la nostra salute, il nostro pianeta la nostra economia, ma soprattutto gli animali e la nostra coscienza.

Fonte: tabella purine 

Fonte: tabella purine 2

Fonte: tabella colesterolo

Fonte: tabella colesterolo

 
Articoli correlati nuovi:Articoli correlati passati:

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

Petizioni on line

New flash