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Giovedì, 17 Maggio 2012
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Gli OGM nel mondo

Nel mondo ci sono 854 milioni di persone che soffrono la fame, un numero che non e' mai calato dal 1990-1992 anche se sono aumentate le superfici coltivate con organismi geneticamente modificati (Ogm) che ammontano ora a 114 milioni di ettari in 23 paesi.

In India il cotone Ogm  – anche se non si mangia – ha alimentato la speranza dei contadini di produrre di più e guadagnare di conseguenza. Ma dei 1550 kg di resa per acro promessi dalla multinazionale proprietaria dei semi, non c’è traccia: i contadini indiani sono riusciti a ottenere in media 200 kg di cotone per acro ovvero circa l’85% in meno di quello che è stato loro promesso. Purtroppo però le sementi gm sono state piantate, e quindi gli agricoltori le devono pagare. Il che non è affatto facile, tanto che molti contadini, stremati dall’esiguità dei raccolti (di gran lunga inferiori a quelli del cotone tradizionale) “tirano ulteriormente la cinghia”, e alcuni sono arrivati al punto di suicidarsi. Sembra che in India, gli Ogm, la fame, più che altro l’abbiano portata, e non eliminata.
L’accesso alla terra e alle sue risorse, l’accesso al credito, al mercato, e la pace continuano a restare l’unica vera soluzione alla fame nel mondo. Gli o.g.m. e i loro brevetti, hanno la logica opposta: quella di aumentare la dipendenza dei paesi poveri da quelli ricchi. Il tipo di dipendenza che va a braccetto con la fame.
Una recente ricerca dell'Universita' del Kansas realizzata dal Professor B. Gordon del dipartimento di agronomia ha dimostrato dopo tre anni di sperimentazione che la soia geneticamente modificata per resistere al diserbante Roundup, produce il 10 per cento in meno rispetto a quella convenzionale. Si è quindi evidenziata una minore produttivita' del prodotto Ogm anche nei paesi sviluppati. Questo fatto dovrebbe essere tenuto in considerazione anche dai coltivatori Europei, che in alcuni casi si lasciano abbagliare dalle multinazionali e pensano di ottenere profitti dalla liberalizzazione di queste colture.

Calcolando che il 21% delle coltivazioni destinate ai mangimi animali proviene dal Sud del mondo, che un terzo dei cereali coltivati nei paesi poveri, anziché sfamare la gente, sfama gli animali che daranno carne ai paesi ricchi, e che una distribuzione equa delle risorse alimentari porterebbe cibo là dove si soffre e si muore per fame, verrebbe da pensare che forse la soluzione della fame nel mondo non è così impossibile da realizzare. Anche senza Ogm. Secondo uno studio dell'Università del Sussex, le biotecnologie sono destinate a fallire in un continente come l'Africa, perché “non offrono soluzione ai fenomeni di corruzione, abbassamento dei prezzi, disparità dei terreni coltivabili, differenze di reddito e conflitti armati, le vere cause della disastrosa situazione africana”.

IL GOLDEN RICE

Secondo dati Unicef, i bambini che nel mondo soffrono per ipovitaminosi sono 124 milioni. Tra questi ogni anno si registrano circa 500 mila casi di cecità permanente. Il fiore all’occhiello di chi ritiene gli alimenti gm una risorsa per il pianeta è il Golden rice, o Riso dorato per il suo bel colore giallo oro. Questa varietà di riso è il frutto di un progetto di ricerca pubblica avviato nel 1990 e finanziato a partire dal 1992 dall'organizzazione filantropica americana Rockfeller Foundation, dall'Unione europea e dal governo svizzero.
Qualcuno afferma che questo riso elimina la cecità.?Il Golde Rice in effetti è stato arricchito con il gene che codifica la produzione di betacarotene, il precursore della vitamina A. Tecnicamente però, per assicurarsi il fabbisogno giornaliero di vitamina A, un essere umano dovrebbe mangiare 9 kg di Golden Rice (cotto) al giorno (pari a circa 3 kg crudo). I calcoli di Greenpeace, invece, dimostrano che facendo affidamento solo sul Golden Rice, un adulto dovrebbe mangiarne almeno 3,7 Kg non cotto, equivalenti a 9 Kg di riso cotto, per soddisfare il bisogno quotidiano di vitamina A. In altre parole, consumare quotidianamente300 grammi di riso coprirebbe solo l'8% della richiesta fisiologica giornaliera di vitamina A. Una donna in allattamento dovrebbe mangiare addirittura 6,3 Kg di Golden Rice non cotto, corrispondenti a quasi 16 Kg di riso cotto al giorno.
E' ridicolo pensare che qualcuno possa mangiare così tanto riso ma anche ammettendo che sia possibile, questo andrebbe inevitabilmente a scapito dell’assunzione di altri alimenti, con il risultato si una dieta assolutamente sbilanciata.
I nutrizionisti fanno inoltre notare che il betacarotene prodotto in questo riso è in una forma scarsamente assorbibile e utilizzabile dall’organismo umano. L’assorbimento e il trasporto del betacarotene hanno bisogno di una dieta equilibrata, con riserve proteiche e lipidiche appropriate; il riso è poverissimo di lipidi e proteine. 
La dieta povera, sbilanciata e carente di nutrienti, quella che identifica la malnutrizione, non lascia molte chance di fare del bene al Golden Rice. Non c'e' ancora nessuna prova che il Golden Rice possa rappresentare un significativo apporto vitaminico" ha dichiarato il coordinatore di Greenpeace nelle Filippine, dove le prime sementi di riso transgenico sono state consegnate all'Istituto Internazionale per la Ricerca del Riso, per essere incrociate con le varieta' locali. "Praticamente questo progetto e' basato su un inganno premeditato. Abbiamo ricalcolato mille volte i loro dati: non potevamo credere che scienziati e aziende serie potessero divulgare informazioni così superficiali."
Riportiamo una lettera all’editore pubblicata sul giornale “ The  Independent” di Londra del 23 Febbraio 2001:
Egregio Signore:
Greenpeace ha ragione a essere scettica nei confronti del Golden Rice. Il mese scorso ho visitato il Social Change and Development, una organizzazione non governativa che si trova a Tamil Nadu, a sud dell’India. Lavora con oltre 300 villaggi ed è riuscita a eliminare il problema della cecità crepuscolare nei bambini, dovuta a deficienza di vitamina A e l’anemia delle donne, entrambe malattie endemiche della zona. Per quanto riguarda la vitamina A si insegna alla popolazione a coltivare e nutrirsi di papaia, zucca, carote e altri vegetali gialli. Contro la carenza di ferro, all’origine dell’anemia, si usa l’aloe, una pianta che si usa per le siepi. Queste piante crescono facilmente e costano virtualmente nulla. Questo approccio affronta il problema della nutrizione su basi più ampie e non si limita a considerare i singoli nutrienti.
JAMES BRUGES - Bristol

RAPPORTO FOE : GLI OGM AUMENTANO L'USO DEI PESTICIDI 

Un nuovo rapporto di Friends of the Earth International rivela che la coltivazione di ogm ha portato ad un massiccio rialzo nell'utilizzo di pesticidi nei principali paesi produttori di colture geneticamente modificate.
Il rapporto conclude che gli ogm commercializzati attualmente hanno aumentato globalmente l'uso di pesticidi tossici invece di diminuirlo. In particulare, vi si afferma che l'uso del diserbante RoundUp (glifosato) è aumentato con l'uso della soia Roundup Ready resistente al glifosato, che è la pianta gm più coltivata al mondo. Secondo il rapporto, uno studio di un'Agenzia governativa brasiliana del 2007 ha rivelato che l'uso del glifosato è aumentato del 79,6 % dal 2000 al 2005, molto più velocemente rispetto all'espansione della superficie coltivata a soia RR.
Inoltre in Argentina nel 2007 un'infestante resistente al glifosato, chiamata erba di Johnson, ha infestato 120 000 ha. Si stima che, per risolvere il problema, occorrerà usare 25 milioni di litri di erbicidi diversi dal glifosato. Dopo più di un decennio di coltivazione di piante gm, più del 70 % delle superfici piantate ad OGM sono concentrate in due soli paesi, gli Stati Uniti e l'Argentina, precisa il rapporto che sostiene che oggi, le piante gm non hanno affatto ridotto la fame e la povertà in Africa o altrove. Secondo Nnimmo Bassey, coordinatore di Friends of the Earth International per gli ogm in Nigeria: « L'industria biotecnologica dice agli Africani che noi abbiamo bisogno degli OGM per rispondere ai nostri bisogni alimentari. Ma come si fa a credere a tali affermazioni, quando la maggior parte degli ogm sono utilizzati per nutrire il bestiame dei paesi ricchi o per produrre agrocarburanti e, nel complesso, non hanno affatto un rendimento superiore rispetto alle colture convenzionali?». Il rapporto sfata le argomentazioni di chi sostiene che l'uso della soia Roundup Ready e del cotone Bt migliora le rese.
Per consultare il comunicato stampa in versione originale (in inglese) e accedere al rapporto integrale di FOE International, cliccare sul link: http://www.foei.org/en/media/archive/2008/gm-crops-increase-pesticides.

LA TECNOLOGIA TERMINATOR

La tecnologia Terminator, o più esattamente TPS (Sistema di Protezione Tecnologica) o Gurt (tecnologia di restrizione dell’uso genetico) si riferisce a varietà di piante che sono state geneticamente modificate in modo da produrre semi sterili. Terminator è il soprannome dato, alcuni anni fa, al brevetto n. 5 723 765 dalla R.A.F.I.(Rural Advancement Foundation International, fondazione internazionale per il miglioramento rurale).
I semi terminator non sono uguali ai normali semi ibridi, sono semi suicidi. I semi ibridi offrono agli agricoltori, almeno in teoria, il vantaggio di prestazioni agronomiche migliori e non sono sterili. Sebbene la seconda generazione di semi ibridi non dia risultati pari a quelli dei genitori, i semi ibridi possono comunque essere ripiantati e danno un raccolto. I semi terminator no. La sterilizzazione dei semi viene effettuata per aumentare i profitti delle industrie negando il diritto degli agricoltori di riutilizzare i loro semi e incrociare le loro colture. La tecnologia terminator appartiene alle tecnologie definite “traditrici”, essa fa in modo che una certa caratteristica genetica di una pianta possa essere attivata o inattivata per mezzo di un trattamento chimico.
Le industrie suggeriscono che gli agricoltori saranno in grado di attivare o disattivare caratteri genetici come la resistenza alle malattie applicando un farmaco particolare alle loro piante o semi. Ma queste tecnologie traditrici hanno dimensioni di gran lunga più insidiose, in particolare se si considera che il carattere “terminator” potrebbe diffondersi, tramite il polline, ad altre colture.
Le implicazioni a lungo termine per gli agricoltori e gli alimenti sono gravi. La produzione agricola di una nazione potrebbe diventare completamente dipendente dall’importazione di particolari induttori chimici il cui prezzo e disponibilità dipenderebbero dagli interessi del paese esportatore. I semi terminator, e in generale quelli che vengono definiti “traditori”, sono il risultato di tecnologie che hanno come effetto la riduzione degli agricoltori in posizione di ostaggio alle multinazionali agrochimiche, per mezzo della commercializzazione sia di semi sterili, sia di piante dipendenti da prodotti chimici. Oltre un miliardo e mezzo di persone, prevalentemente agricoltori poveri, sono attualmente legati al riciclaggio dei semi come fonte primaria per le semine, semplicemente perché non possono permettersi di acquistare ogni anno nuove sementi.
Negando loro questa possibilità diventa anche impossibile che possano selezionare le piante che sono più adatte ai bisogni e alle condizioni locali. Le comunità che perdono il controllo sui propri semi, rischiano di perdere il controllo sui loro sistemi agricoli, diventando dipendenti da fonti esterne di semi e dalle risorse che richiedono. I paesi poveri, proprio in quanto tali, non sono in grado di dipendere dalle nazioni ricche per assicurarsi risorse alimentari.

Dott.ssa Marina Mariani
Docente di Legislazione Sanitaria
Laureata in Scienze Agrarie, ha al suo attivo numerosi corsi di specializzazione nel metodo H.A.C.C.P. e un Master in monitoraggio e tracciabilità di geni e transgeni negli alimenti e nell’ambiente.
Ha maturato una lunga esperienza nella posizione di responsabile assicurazione qualità in alcune industrie alimentari.
Si è occupata di controllo e assicurazione qualità presso importanti centri cottura, svolgendo la sua attività per i più noti tour operators in villaggi turistici e alberghi in Italia e all’estero.
Da 24 anni è docente di Legislazione Sanitaria, Merceologia e Tecnica H.A.C.C.P. presso il Politecnico del Commercio di Milano.
Consulente della Camera di Commercio di Milano, dalla quale è stata accreditata in qualità di esperta in H.A.C.C.P e Legislazione igienico sanitaria. È autrice dei testi, per le suddette materie, per l’iscrizione nel R.E.C.
Autrice dei testi in uso presso il Politecnico del Commercio, di alcuni articoli su riviste di settore e ha pubblicato i seguenti libri:
“Gli alimenti geneticamente modificati”, Ed. HOEPLI
“Gli OGM”, Ed. XENIA
“Gli additivi alimentari” - MACROEDIZIONI


BIBLIOGRAFIA: Per saperne di più

Arpad Pustzai LA SICUREZZA DEGLI OGM  Ed. Edilibri
- Marina Mariani GLI OGM   Ed. Xenia
- Marina Mariani Alimenti geneticamente modificati. Rischi e vantaggi: opinioni a confronto. Ed. Hoepli

Fonte: http://www.dimensionidiverse.it/dblog/articolo.asp?articolo=1752

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# BENITO » 2012-03-19 01:51

NO
OGM
GRAZIE
0 +−

BENITO

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