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Giovedì, 17 Maggio 2012
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Mondo vegan FAQ

Mondo Vegan FAQ  
di Riccardo B. www.animalstation.it
A chi sono rivolte queste FAQ? Queste FAQ sono rivolte a chi non conosce la filosofia di vita vegan e vuole saperne di più, a chi vuole avvicinarsi a questa filosofia di vita, e a chi, già vegano, vuole sapere come rispondere alle domande che frequentemente si sente porre dagli altri. Le FAQ sono state quindi scherzosamente divise in:
- domande degne: le domande alle quali un vegano risponde degnamente. Sono motivate da sincera curiosità e giustificate dal fatto che la filosofia di vita vegan non è conosciuta ai più nei suoi molteplici aspetti. Altamente consigliata la lettura a chi non è vegano;
- domande interessate: le domande alle quali un vegano risponde felicemente. Sono motivate da vivo interesse a saperne di più o dal volersi realmente avvicinare alla filosofia di vita vegan;
- domande innocenti: le domande alle quali un vegano risponde con bontà. Sono motivate da un misto di innocenza e scarsa informazione sostenute da luoghi comuni. Anche i vegani di oggi hanno posto qualcuna di queste domande in passato… suvvia, non vergognatevi ad ammetterlo!
- affermazioni estreme: le affermazioni alle quali un vegano non risponde, o risponde con un senso di compassione. Sono motivate da grave stato confusionale e totale perdita di senso della realtà, spesso unite a pura intenzione di provocare (inutilmente) il vegano di turno. Sono anche le preferite dei cacciatori e  personaggi simili. Non è escluso però che potrebbero rappresentare il segno di una profonda crisi che poi sfocia in una pura e serena presa di coscienza vegan.
Queste FAQ verranno aggiornate nel caso ve ne sia l’occasione. L’autore incoraggia a ripubblicare queste FAQ su blog, forum e siti, insieme al banner relativo, per chi desidera (» banner). Si chiede solamente la citazione dell’autore (Riccardo B.) e un link alla home di questo blog. Grazie.


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Indice


Le domande degne

  1. “Che differenza c’è tra essere vegetariani o vegani?”
  2. “Cosa NON significa essere vegani?”
  3. “Cosa mangia un vegano?”
  4. “Come vive un vegano?”
  5. “Perchè si sceglie di diventare vegani?”
  6. “Perchè niente latte e uova?”
  7. “Perchè niente miele?”
  8. “Un vegano come nutre il proprio cane/gatto?”
  9. “Cos’è lo specismo? Cos’è l’antispecismo?”

  10. Le domande interessate

  11. “Una dieta vegana è una dieta equilibrata?”
  12. “Una dieta vegana pone a rischio di carenza di proteine?”
  13. “Una dieta vegana pone a rischio di carenza di ferro?”
  14. “Latte e latticini non sono alimenti indispensabili per la salute?”
  15. “Una dieta vegana è davvero migliore per la salute?”
  16. “Una dieta vegana è adeguata anche per gravidanza/allattamento/infanzia/adolescenza?”
  17. “Seguire una dieta vegana costa molto?”
  18. “È possibile continuare a mangiare carne ma senza che gli animali soffrano?”
  19. “Vorrei diventare vegetariano/vegano ma prima vorrei consultare un dietologo, cosa devo fare?”
  20. “Vorrei diventare vegetariano/vegano ma i miei genitori non sono d’accordo, cosa devo fare?”
  21. “Vorrei diventare vegetariano/vegano: come posso iniziare?”
  22. “Vorrei diventare vegetariano/vegano: come posso mangiare in maniera corretta?”
  23. “Vorrei diventare vegetariano/vegano: devo assumere integratori alimentari?”
  24. “Un vegetariano deve aumentare il consumo di latticini e uova?”
  25. “Dove posso trovare alcune ricette vegane?”
  26. “Nutrendosi di soia non si corre il rischio di nutrirsi di soia OGM?”
  27. “Quali sono gli alimenti che possono contenere ingredienti animali nascosti?”
  28. “I prodotti con scritto "può contenere tracce di latte" sono da evitare?”
  29. “Ho sentito dire che essere vegani contribuisce ad alleviare la fame nel mondo, è vero?”
  30. “Ma se tutti fossimo vegani chi garantisce che le terre oggi usate per nutrire gli animali vengano usate per sfamare i popoli poveri?”
  31. “Usare fibre sintetiche non è dannoso per l'ambiente?”

  32. Le domande innocenti

  33. “Ma l'uomo ha sempre mangiato carne… è la catena alimentare… no?”
  34. “ È la natura… no?”
  35. “ L'uomo è onnivoro e deve mangiare anche carne… no?”
  36. “Se un animale vive in un allevamento biologico o dal contadino non c'è niente di male… no?”
  37. “Le mucche producono latte anche senza partorire, e se non vengono munte si gonfiano le mammelle, soffrono e rischiano di morire… se non lo consumassimo noi, il latte verrebbe buttato via… no?”
  38. “Il pesce non soffre ed è un cibo salutare… no?”
  39. “Il pesce non soffre ed è un cibo salutare… no?”
  40. “Se nella dieta vegana occorre assumere un integratore di B12, questo significa che è una dieta innaturale… no?”
  41. “ Se fossimo tutti vegani, non ci sarebbero abbastanza terre per coltivare vegetali… no?”
  42. “Se fossimo tutti vegani, non potremmo coltivare vegetali non essendoci più concime… no?”
  43. “Crescere un figlio con una dieta vegana è pericoloso… no?”
  44. “Crescere un figlio con una dieta vegana privandolo del latte della madre è da pazzi… no?”
  45. “Crescere un figlio con una dieta vegana è una forzatura… no?”
  46. “Non dare carne al proprio cane/gatto è contronatura… no?”
  47. “La Bibbia dice che (…), quindi è giusto mangiare carne… no?”
  48. “La Bibbia ci autorizza ad usare gli animali per soddisfare i nostri bisogni e saziare i nostri appetiti, infatti vi si afferma: "E Dio disse: "Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche…”

  49. Le affermazioni estreme

  50. “Il movimento per i diritti animali è un pericoloso movimento antiumano!”
  51. “Ci sono problemi ben più seri nel mondo prima degli animali!”
  52. “Anche Hitler era vegetariano!”
  53. “Anche le piante soffrono!”
  54. “Se è giusto cibarsi di vegetali perché non soffrono, allora è giusto uccidere un uomo o un animale purchè non soffra!?!”
  55. “ Anche il leone mangia la gazzella!”
  56. “Siamo carnivori, per questo abbiamo i denti canini!”
  57. “Tanto se non li mangio io, gli animali li mangia qualcun'altro!”
  58. “Anche se io diventassi vegano, non cambio certo il mondo!”
  59. “Se non alleviamo questi animali, si estingueranno!”
  60. “Se non uccidiamo questi animali per mangiarli, non ci sarà più spazio per noi sulla Terra!”
  61. “Gli animali sono allevati per fornirci cibo: sono allevati apposta!”
  62. “Gli animali trasformano i vegetali che non possiamo mangiare in carne che possiamo mangiare!”
  63. “La selvaggina vive libera: allora non c'è niente di male nel mangiarla!?!”
  64. “Anche in natura gli animali soffrono e muoiono: non c'è niente di male negli allevamenti!”
  65. “Potete permettervi di essere vegani solo perché vivete in un paese ricco!”
  66. “Anche i vostri animali soffrono stando con voi! Non fanno certo una vita naturale!”
  67. “ Non mangi la carne ma poi quando cammini farai una strage di insettini!”


  68. Le domande degne

     Che differenza c’è tra essere vegetariani o vegani?

    Un vegetariano (in letteratura scientifica definito come latto-ovo-vegetariano) è una persona che non mangia carni animali, quindi niente carne (compreso salame, prosciutto, mortadella, ecc) né pesce (compresi i cosiddetti “frutti di mare”): chi non mangia animali terrestri ma si nutre di pesci non è vegetariano. Un vegano (o vegan) è invece una persona che rifiuta di nutrirsi di tutto ciò che proviene dalla morte – diretta o indiretta – dell’animale e dal suo sfruttamento. Un vegano quindi non consuma carne, pesce, latte e derivati, uova e miele (e tutti gli altri prodotti delle api) (vedi: Cosa mangia un vegano?). Inoltre un vegano rifiuta l’uso di tutto ciò che proviene dalla morte e dallo sfruttamento dell’animale, a cominciare dall’abbigliamento (niente pelliccia, pelle, lana, seta e imbottiture in piuma) (vedi: Come vive un vegano?). I termini veggieveg e, nella forma scritta, veg*ani, sono a volte usati per indicare sia i vegetariani sia i vegani con un unico termine.



    “Che differenza c’è tra essere vegetariani o vegani?”


    Un vegetariano (in letteratura scientifica definito come latto-ovo-vegetariano) è una persona che non mangia carni animali, quindi niente carne (compreso salame, prosciutto, mortadella, ecc) né pesce (compresi i cosiddetti “frutti di mare”): chi non mangia animali terrestri ma si nutre di pesci non è vegetariano. Un vegano (o vegan) è invece una persona che rifiuta di nutrirsi di tutto ciò che proviene dalla morte – diretta o indiretta – dell’animale e dal suo sfruttamento. Un vegano quindi non consuma carne, pesce, latte e derivati, uova e miele (e tutti gli altri prodotti delle api) (vedi: Cosa mangia un vegano?). Inoltre un vegano rifiuta l’uso di tutto ciò che proviene dalla morte e dallo sfruttamento dell’animale, a cominciare dall’abbigliamento (niente pelliccia, pelle, lana, seta e imbottiture in piuma) (vedi: Come vive un vegano?). I termini veggieveg e, nella forma scritta, veg*ani, sono a volte usati per indicare sia i vegetariani sia i vegani con un unico termine.

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    “Cosa NON significa essere vegani?”


    Essere vegano non significa semplicemente seguire una dieta, nè seguire una dieta per dimagrire, nè mangiare come asceti che si vogliono punire. Non significa aderire a una setta New Age, a una moda salutistica o ad una tendenza stravagante. Non significa essere hippy, nè essere di destra, di sinistra o di centro.  Non significa essere esaltati, estremisti o fanatici. Vivere vegan non significa fare un sacrificio. Non è difficile, pericoloso per la salute o triste. Vivere vegan è una scelta profonda, che nasce in modo naturale dentro una persona, ed è una scelta piena di gioia.

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    “Cosa mangia un vegano?”


    Un vegano mangia qualsiasi cibo (biologico o non) proveniente dal mondo vegetale, senza alcuna esclusione. Una volta tolti dalla tavola carne e pesce e derivati animali (latte e derivati, uova e miele), è importante scoprire nuovi ingredienti, nuovi sapori e nuovi piatti: mangiare vegano infatti non significa solo “togliere”, ma soprattutto “aggiungere”. Si continuano a mangiare minestroni, pasta e riso, pane, frutta e verdura di ogni tipo, piselli, fagioli e ceci, funghi, cioccolata, pizza (senza mozzarella ma condita con mille verdure), e molto altro presente comunemente sulle nostre tavole, oltre a biscotti e snack senza latte e uova, che si trovano facilmente anche al supermercato. A questo si aggiungono nuovi cereali (bulgur, avena, farro, cous-cous, miglio, ecc), la soia in tutte le sue preparazioni (tofu, tempeh, proteine vegetali ristrutturate), il seitan (dal sapore molto simile alla carne, viene venduto come wurstel, affettato, affumicato, ecc e vi si possono preparare polpette, spiedini, spezzatini, ecc) e altro ancora. Con la soia inoltre viene preparato anche latte, yogurt, burro, panna e gelato. Altri latti vegetali sono quelli di riso, di mandorle, di avena. Naturalmente non manca la possibilità di preparare dolci, pasticcini o torte 100% vegan o di mangiare un hamburger vegetale [» per saperne di più]. Ci sono anche moltissimi libri, siti e blog di ricette vegan per iniziare a cucinare con gusto (vedi: Dove posso trovare alcune ricette vegane?)

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  69. “Come vive un vegano?”

  70. Un vegano evita qualsiasi capo di abbigliamento in pelliccia o con inserti in pelliccia (gli animali allevati per la pelliccia vivono in situazioni di estrema disperazione e uccisi in maniera crudele), pelle (la pelle proveniente dagli scarti della macellazione rappresenta una importante fonte di guadagno per l’industria degli allevamenti, inoltre altri animali quali mucche indiane, serpenti o coccodrilli vengono uccisi appositamente per la loro pelle), lana (le pecore vengono tosate in maniera violenta e in ogni caso alla fine vengono uccise), seta (i bachi da seta vengono bolliti vivi) e con imbottiture in piuma (le oche possono essere spiumate vive, operazione dolorosissima, e anche loro in ogni caso alla fine vengono uccise). Un vegano indossa tutte le fibre vegetali e sintetiche [» per saperne di più]. Un vegano inoltre evita cosmetici e prodotti per l’igiene personale e per la pulizia della casa testati su animali (» lista delle aziende che non effettuano test animali). Naturalmente ogni altro aspetto della propria vita è regolato dagli stessi principi di rispetto per l’animale. E naturalmente i vegani non sono “esseri perfetti”, nè pretendono di esserlo: se vedete un vegano con un vecchio berretto in lana non sorprendetevi.

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    Perchè si sceglie di diventare vegani?
    La ragione principale e più diffusa che spinge una persona a diventare vegana è il rispetto per l’animale: ci si oppone allo sfruttamento dell’animale e alla sua uccisione per qualsiasi fine. In particolare, ci si oppone all’allevamento degli animali per l’alimentazione: gli animali allevati oggi vivono in condizioni di vita infernali, che nulla hanno a che vedere con l’immagine della classica fattoria. In ogni caso, tutti gli animali, anche quelli dei cosiddetti “allevamenti biologici”, finiscono la loro vita in un macello [» per saperne di più]. Inoltre l’allevamento di animali ha un impatto devastante sull’ambiente: è considerato il secondo principale fattore di riscaldamento globale (maggiore del traffico stradale, aereo e navale dell’intero pianeta), oltre che causa di consumi massicci di energia, acqua e risorse alimentari, intenso uso di pesticidi e altre sostanze chimiche, deforestazione, inquinamento delle acque e altri problemi di natura ecologica [» per saperne di più]. Questo si lega al problema della fame nel mondo e allo sfruttamento dei paesi poveri, dove le terre vengono usate per la produzione di mangime destinato ad ingrassare gli animali dei nostri allevamenti piuttosto che per sfamare i milioni di persone che muoiono di fame (vedi: Ho sentito dire che essere vegani contribuisce ad alleviare la fame nel mondo, è vero?). Infine, è dimostrato che un’alimentazione vegana non solo è adeguata per l’organismo umano, ma porta anche numerosi vantaggi per la salute [» per saperne di più]. Va anche detto che per altre persone essere vegani coincide con una scelta religiosa/spirituale molto profonda.
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    Perchè niente latte e uova?
    Attualmente mucche e galline sfruttate per latte e uova sono, tra gli animali allevati per l’alimentazione umana, quelli soggetti a maggiore sofferenza. Le mucche vivono in enormi stalle munte continuamente con mungitrici meccaniche, spesso sviluppando gravi mastiti (dolorosissime infiammazioni alle mammelle) e sfruttate fino a che molte non sono più in grado di reggersi in piedi (le cosiddette “mucche a terra”). Le mucche ovviamente, per produrre latte, come tutti i mammiferi, devono prima partorire: negli allevamenti vengono quindi inseminate artificialmente ogni anno così da programmare un parto ogni anno. I vitelli maschi che nascono, ovviamente non in grado di produrre latte e quindi inutili, vengono allevati e infine uccisi ancora cuccioli a soli 6 mesi di vita. Le galline invece vivono tutta la loro breve vita in gruppi di quattro dentro gabbie delle dimensioni di un foglio di giornale, schiacciate l’una contro l’altra a produrre uova in continuazione. Negli stabilimenti di produzione di galline, naturalmente, non nascono solo pulcini femmina (le future galline) ma anche pulcini maschi (su 100 pulcini, mediamente 50 saranno femmina e 50 saranno maschi). I pulcini maschi ovviamente non sono in grado di fare uova, e non sono adatti nemmeno come polli da ingrasso (che devono provenire solo da razze selezionate): vengono quindi uccisi solitamente gettandoli vivi in un tritacarne industriale e trasformati in mangime d’allevamento. Consumare latte e uova implica quindi necessariamente la morte di vitelli maschi e pulcini maschi. Infine, anche le stesse mucche e galline, dopo qualche anno di vita, quando non più produttive e quindi inutili al mercato, vengono uccise per divenire carne di seconda scelta, mentre in natura vivrebbero molti anni ancora.
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    Perchè niente miele?
    Negli allevamenti industriali le api possono essere imbottite di farmaci, bruciate vive o subire altre crudeltà (» Api bruciate vive per mancata registrazione di antibiotici) o essere uccise. Nella produzione artigianale di miele su piccola scala (di tipo “amatoriale”, per intenderci) l’uccisione delle api è probabilmente molto rara. Evitare il consumo di miele rimane il solo modo per allontanare ogni dubbio. In ogni caso, il miele che si trova in tutti i prodotti confezionati è di produzione industriale, quindi certamente poco “sicuro”. Il miele può essere benissimo sostituito con il malto, che ha la stessa consistenza ed è altrettanto dolce e sano. Altri prodotti delle api, quali il polline, la pappa reale e il veleno (usato in alcuni medicamenti “naturali”) causano invece sofferenza e morte alle api, e quindi sono da evitare senza alcuna ombra di dubbio.
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    Un vegano come nutre il proprio cane/gatto?
    Esistono crocchette 100% vegetali sia per cani che per gatti, attentamente studiate presso laboratori universitari e perfettamente equilibrate. Oltre all’origine degli ingredienti, un altro problema sui mangimi per pet riguarda la sperimentazione animale: infatti molte ditte di mangime tra le più note eseguono esperimenti su animale (cani e gatti) per testare i loro prodotti medicati, come ad esempio la nota IAMS (» video: indagine PETA nei laboratori IAMS). In commercio è possibile trovare crocchette 100% vegetali e non testate su animali, tra le più note: Vecan (solo per cani) e Amì (per cani e gatti). Per chi invece volesse nutrire il proprio cane con preparazioni casalinghe può leggere » qui. È comunque importante sapere che i mangimi a base di carne e pesce, come è facile intuire, non contengono certamente tagli di prima scelta, destinati all’alimentazione umana, ma solo gli scarti della macellazione, comprese carcasse di animali morti per infezioni, tumori o altre patologie. Le crocchette a base vegetale inoltre sono molto utili in casi di allergie nell’animale, perchè prive di coloranti e altre sostanze chimiche comunemente presenti nei mangimi convenzionali.
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    Cos’è lo specismo? Cos’è l’antispecismo?
    Come il razzismo è una forma di discriminazione di una razza verso altre razze, così lo specismo è una forma di discriminazione di una specie verso altre specie. Il filosofo australiano Peter Singer definisce lo specismo come «un pregiudizio o attitudine di una specie a favore degli interessi dei membri della propria specie e a sfavore di quelli dei membri di altre specie». Lo specismo fonda quindi la propria discriminazione di un individuo sulla sola base della sua appartenenza ad una specie. Quando si parla della sofferenza umana e la si considera più grave di quella di altre specie, si è, per così dire, “colpevoli di specismo”. Alcune conseguenze pratiche e diffuse dello specismo sono l’industria della carne, i laboratori di vivisezione, gli allevamenti per la produzione di pellicce, gli zoo, i circhi con animali, le arene per le corride e pratiche come la caccia o la pesca. L’antispecismo invece è l’atteggiamento etico-morale che si oppone a questa visione, riconoscendo alle altre specie non umane pari dignità di quella umana e gli stessi diritti fondamentali: diritto alla libertà, diritto al benessere e diritto alla vita.
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    Le domande interessate

    Una dieta vegana è una dieta equilibrata?
    Carne, pesce e derivati animali non sono alimenti necessari all’organismo umano e una dieta vegana è in grado di fornire adeguatamente tutti i nutrienti di cui ha bisogno il nostro corpo, ad esclusione della B12 che va assunta tramite integratore (vedi: Vorrei diventare vegetariano/vegano: devo assumere integratori alimentari?). L’American Dietetic Association, la più prestigiosa associazione di nutrizionisti al mondo, nella propria posizione ufficiale sulle diete vegetariane (intese come diete a base di alimenti vegetali, quindi inclusa la dieta vegana), afferma che “le diete vegetariane correttamente pianificate, comprese le diete vegetariane totali o vegane, sono salutari, adeguate dal punto di vista nutrizionale e possono conferire benefici per la salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie. Le diete vegetariane ben pianificate sono appropriate per individui in tutti gli stadi del ciclo vitale, inclusa gravidanza, allattamento, prima e seconda infanzia, adolescenza, e per gli atleti” (» dossier completo).
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    Una dieta vegana pone a rischio di carenza di proteine?
    L’American Dietetic Association, la più prestigiosa associazione di nutrizionisti al mondo, nella propria posizione ufficiale sulle diete vegetariane (intese come diete a base di alimenti vegetali, quindi inclusa la dieta vegana), afferma che “a condizione che vengano consumati gli alimenti vegetali in modo variato e che venga soddisfatto il fabbisogno energetico, le proteine vegetali possono soddisfare i fabbisogni nutrizionali proteici” (» dossier completo).
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    Una dieta vegana pone a rischio di carenza di ferro?
    L’American Dietetic Association, la più prestigiosa associazione di nutrizionisti al mondo, nella propria posizione ufficiale sulle diete vegetariane (intese come diete a base di alimenti vegetali, quindi inclusa la dieta vegana), afferma che “l’incidenza dell’anemia da carenza di ferro tra i vegetariani è simile a quella verificata tra i non-vegetariani. Sebbene gli adulti vegetariani presentino più bassi depositi di ferro rispetto ai non-vegetariani, i loro livelli sierici di ferritina si collocano usualmente all’interno del range di normalità” (» dossier completo).
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    Latte e latticini non sono alimenti indispensabili per la salute?
    Il latte contiene alcuni nutrienti indubbiamente utili: calcio, presente però anche in molti cibi vegetali e prodotti vegani fortificati; vitamina D, prodotta comunque in quantità adeguate dalla pelle con l’esposizione alla luce solare; e vitamina B12, assente in una dieta vegana ma che può essere assunta tramite integratore (vedi: Vorrei diventare vegetariano/vegano: devo assumere integratori alimentari?). Latte e latticini tuttavia contengono anche: grassi, principalmente saturi; colesterolo, in quantità potenzialmente dannose per la salute; proteine animali, che aumentano le perdite di calcio dall’organismo; e lattosio, causa di problemi gastrointestinali anche seri per intolleranti. Inoltre il latte, come tutti i prodotti animali, contiene una elevata quantità di inquinanti chimici, farmaci, oltre a sangue, pus, feci, batteri e virus, ed è uno dei maggiori responsabili di allergie alimentari. Per quanto riguarda la prevenzione dell’osteoporosi, nonostante quello che viene generalmente creduto, latte e  latticini non hanno alcun effetto protettivo dimostrato, mentre sembra essere più importante la pratica regolare di attività fisica e il consumo di frutta e verdura [» per saperne di più].
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    Una dieta vegana è davvero migliore per la salute?
    Il consumo di carne (pesce compreso, vedi: Il pesce non soffre ed è un cibo salutare… no?) e prodotti di origine animale (latte, latticini – vedi: Latte e latticini non sono alimenti indispensabili per la salute?e uova) è legato alle principali malattie croniche della nostra società (cancro, malattie cardiovascolari, diabete, ecc). Una dieta a base di cibi vegetali sembra essere migliore per la salute non tanto per l’assenza di prodotti animali (che, quando non dannosi, non apportano alcun vantaggio all’organismo), quanto per le comprovate proprietà protettive dei cibi vegetali. I dati scientifici ottenuti da una moltitudine di studi epidemiologici (come il Progetto Cina) mostrano che chi segue un’alimentazione a base di cibi vegetali gode di una salute migliore rispetto ai non-vegetariani, e in particolare una dieta che minimizzi o elimini completamente anche latte e derivati e uova è in grado di ridurre considerevolmente l’incidenza di gravi patologie. L’American Dietetic Association, la più prestigiosa associazione di nutrizionisti al mondo, nella propria posizione ufficiale sulle diete vegetariane (intese come diete a base di alimenti vegetali, quindi inclusa la dieta vegana), afferma che “i risultati di una rassegna basata sull’evidenza hanno mostrato che la dieta vegetariana è associata a una riduzione del rischio di morte per cardiopatia ischemica. I vegetariani evidenziano, inoltre, livelli inferiori di colesterolo legato alle lipoproteine LDL e di pressione arteriosa, nonché ridotti tassi di ipertensione e di diabete mellito di tipo 2 rispetto ai non-vegetariani. I vegetariani tendono ad avere un ridotto indice di massa corporea (BMI) e ridotti tassi di tutti i tipi di cancro” (» dossier completo).
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    Una dieta vegana è adeguata anche per gravidanza/allattamento/infanzia/adolescenza?
    L’American Dietetic Association, la più prestigiosa associazione di nutrizionisti al mondo, nella propria posizione ufficiale sulle diete vegetariane (intese come diete a base di alimenti vegetali, quindi inclusa la dieta vegana), afferma che “le diete vegane, latto-vegetariane e latto-ovo-vegetariane ben pianificate sono appropriate per tutti gli stadi del ciclo vitale, inclusi gravidanza e allattamento. Le diete vegane, latto-vegetariane e latto-ovo-vegetariane correttamente strutturate soddisfano i fabbisogni nutrizionali dei bambini nella prima e seconda infanzia e degli adolescenti, e promuovono una crescita normale [...]. Le diete vegetariane nell’infanzia e nell’adolescenza possono essere d’ausilio nello stabilire sani schemi alimentari, validi per tutta la durata della vita, e possono offrire alcuni importanti vantaggi nutrizionali. I bambini e gli adolescenti vegetariani presentano più bassi introiti di colesterolo, grassi saturi e grassi totali, e più elevati introiti di frutta, verdura e fibre rispetto ai non-vegetariani. È stato riportato che i bambini vegetariani sono anche più magri e presentano più bassi livelli di colesterolo plasmatico” (» dossier completo). Per adolescenti vegani e genitori di adolescenti vegani è disponibile una pratica guida in pdf  » qui.
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    Seguire una dieta vegana costa molto?
    Gli alimenti di base dell’alimentazione vegana sono cereali, legumi, frutta e verdura. Questi prodotti, rispetto a carne, pesce e formaggi, hanno costi decisamente ridotti. Cibi come tofu, seitan o altri più esotici, che hanno prezzi più alti, sono alimenti da consumare sporadicamente e non devono certo rappresentare la base dell’alimentazione vegana. In ogni caso questi prodotti non hanno prezzi più alti di formaggi di buona qualità o carni e pesci pregiati. Inoltre non è assolutamente necessario comprare prodotti biologici se si segue una dieta vegana, come molti credono: scegliere prodotti biologici dipende esclusivamente dalle preferenze personali. Ci si rivolge ad un negozio di cibi biologici solo per prodotti come tofu, seitan e simili che, come detto, non rappresentano la base della dieta vegana. Per tutto il resto si può continuare a fare la spesa al supermercato o dove si preferisce. In conclusione una dieta vegana ha un costo complessivo decisamente inferiore rispetto alla dieta onnivora [» per saperne di più].
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    È possibile continuare a mangiare carne ma senza che gli animali soffrano?
    Per molte persone che iniziano a sentire i primi sensi di colpa nel mangiare carne, sperare che il cibo che stanno consumando provenga da animali che non hanno sofferto oppure cercare di rivolgersi ad allevamenti biologici, è uno dei primi meccanismi di difesa che scatta. Spesso però si finisce per capire che nessuno potrà assicurarci che l’animale che stiamo mangiando sia stato trattato “bene”. Le cosiddette “leggi sul benessere animale” sono ancora leggi piegate al profitto dell’allevatore e non al vero benessere dell’animale: sono leggi che permettono ad esempio che i giovani vitelli crescano anemici, che ai piccoli suini venga tagliata la coda senza anestesia, che le galline vivano schiacciate una contro l’altra dentro piccole gabbie [» per saperne di più]. Anche rivolgersi agli allevamenti biologici non risolve il problema (vedi: Se un animale vive in un allevamento biologico o dal contadino non c’è niente di male… no?). In ogni caso, tutti gli animali, anche quelli degli allevamenti biologici, finiscono la loro vita in un macello, e la morte, per questi animali, non è sempre rapida e indolore come si crede, ma non raramente si tratta di una lenta agonia. Non mangiare animali e non consumare i loro prodotti (latte, latticini e uova) è l’unica soluzione concreta per non sostenere la crudeltà sugli animali.
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    Vorrei diventare vegetariano/vegano ma prima vorrei consultare un dietologo, cosa devo fare?
    A differenza di paesi come gli Stati Uniti o l’Inghilterra, in Italia, purtroppo, molti medici (ma non tutti fortunatamente) hanno ancora molti pregiudizi verso la dieta vegana e, nei casi peggiori, anche verso quella vegetariana. Non è raro avere a che fare con medici mal informati e non aggiornati spingere il paziente al consumo di carne prospettandogli carenze di ogni tipo e gravi conseguenze sulla salute. L’American Dietetic Association, la più prestigiosa associazione di nutrizionisti al mondo, nella propria posizione ufficiale sulle diete vegetariane (intese come diete a base di alimenti vegetali, quindi inclusa la dieta vegana), afferma che “i professionisti della nutrizione hanno un ruolo importante nel fornire assistenza nella pianificazione di diete vegetariane sane per quegli individui che mostrino interesse verso l’adozione di una dieta vegetariana o che già consumino una dieta vegetariana, e devono essere in grado di fornire informazioni accurate e attuali sulla nutrizione vegetariana” (» dossier completo). In ogni caso, la dieta vegetariana/vegana, per soggetti in salute, non necessita del supporto di un medico per essere seguita in maniera corretta (vedi: Vorrei diventare vegetariano/vegano: come posso mangiare in maniera corretta?). Tuttavia, chi vuole consultare uno specialista, dovrebbe prima accertarsi che si tratti di un medico senza pregiudizi sulle diete a base vegetale. Se si vuole consultare un medico specializzato in nutrizione vegetariana si può fare riferimento all’elenco dei medici soci di SSNV.
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    Vorrei diventare vegetariano/vegano ma i miei genitori non sono d’accordo, cosa devo fare?
    In questi casi è importante parlare con i propri genitori, proponendosi con un atteggiamento maturo e spiegando loro i motivi della propria scelta: la sofferenza degli animali, la salvezza del pianeta, la salute. Bisogna far capire ai genitori quanto questa scelta sia una cosa importante e non una ragazzata, spiegando come una dieta veg*ana sia perfettamente in grado di soddisfare i fabbisogni nutrizionali dell’organismo, anche durante la crescita. Un opuscolo utile da leggere, sia per ragazzi che per genitori, è la Guida al vegetarismo per genitori e ragazzi. Al limite, si può considerare l’opportunità di andare con i propri genitori da un medico specializzato in nutrizione vegetariana, così da far loro capire quanto una dieta veg*ana sia adeguata e salutare (» elenco dei medici soci di SSNV).
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    Vorrei diventare vegetariano/vegano: come posso iniziare?
    Una volta tolti dalla tavola carne e pesce (e, nel caso dei vegani, latte e derivati, uova e miele), è importante scoprire nuovi ingredienti, nuovi sapori e nuovi piatti: mangiare veg*ano infatti non significa solo “togliere”, ma soprattutto “aggiungere”.  Per iniziare, un breve articolo introduttivo si può leggere » qui. Un articolo più approfondito si può leggere invece » qui. Un ottimo sito di riferimento è invece VegFacile.info, dove si viene guidati passo passo alla scelta veg. Se si vuole discutere con altre persone che hanno già fatto la scelta veg o si hanno dubbi o domande, si può visitare il forum diVeganHome.
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    Vorrei diventare vegetariano/vegano: come posso mangiare in maniera corretta?
    Per mangiare correttamente è importante assumere durante il giorno cibi provenienti da tutti i quattro gruppi base delle diete a base di vegetali (cereali, legumi, frutta e verdura), variando i cibi il più possibile durante il giorno, durante la settimana e durante l’arco dell’anno e preferendo cibi freschi di stagione, in modo da assumere tutti i nutrienti di cui il nostro organismo ha bisogno. Alcuni consigli utili si possono leggere » qui. Per approfondire si può consultare il sito VegPyramid.info, dove vi è anche la possibilità di creare unmenù settimanale personalizzato. Un menù bisettimanale di esempio, completo di ricette, si può scaricare » qui. Un libro interessante con utili indicazioni èVegPyramid, della dott.ssa Luciana Baroni, presidente di SSNV – Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana. Se si hanno dubbi o domande, si può consultare il forum di SSNV, specifico sulla nutrizione vegetariana. Non è assolutamente necessario, ma se si vuole consultare uno specialista ci si dovrebbe prima accertare che si tratti di un medico senza pregiudizi verso le diete a base vegetale, altrimenti se si vuole consultare un medico specializzato in nutrizione vegetariana si può fare riferimento all’elenco dei medici soci di SSNV. È comunque importante non farsi troppi problemi, ma piuttosto mangiare in maniera naturale e soprattutto con gusto. Con il tempo si capirà cosa e come modificare la propria alimentazione, se necessario. È consigliabile di tanto in tanto controllare il proprio peso, per capire se si sta mangiando troppo o troppo poco, e per stare sicuri eseguire periodicamente le analisi del sangue (» esami del sangue per vegetariani) per capire, sempre se necessario, come ottimizzare la propria dieta.
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    Vorrei diventare vegetariano/vegano: devo assumere integratori alimentari?
    Un vegetariano non deve assumere alcun tipo di integratore. Un vegano invece deve assumere un integratore di vitamina B12. Pur essendo possibile ricavare questa vitamina da prodotti fortificati con B12 (latte di soia, corn flakes e altri) è comunque consigliato assumere un integratore. Integratori non classificati come farmaci e quindi non testati su animali sono indicati » qui. Si consiglia il Long Life B12 della Phoenix, pastiglie da 2000 mcg,  da assumere una volta alla settimana lontano dai pasti, ponendo la pastiglia sotto la lingua e lasciandola sciogliere; il contenitore va poi conservato in frigo. Si trova facilmente in farmacia, altrimenti lo si fa ordinare. Le pastiglie stanno sulla punta di un mignolo e una confezione contiene 100 pastiglie. Vedi anche: Se nella dieta vegana occorre assumere un integratore di B12, questo significa che è una dieta innaturale… no?
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    Un vegetariano deve aumentare il consumo di latticini e uova?
    Un errore frequente di molti neo-vegetariani è quello di credere che per sopperire alla mancanza delle proteine della carne si debba aumentare il consumo di latticini e uova. La paura di non assumere le tanto mitizzate “proteine nobili” dei cibi animali, in realtà non ha alcun fondamento, dal momento che i cibi vegetali sono in grado di apportare da soli tutti gli aminoacidi necessari al nostro organismo (vedi: Una dieta vegana pone a rischio di carenza di proteine?). Latticini e uova sono inoltre cibi ricchi di grassi saturi e colesterolo e del tutto privi di fibre. Un loro consumo frequente, a lungo andare, pone rischi per la salute, e può portare, come spesso si può notare, ad un aumento di peso eccessivo. Il livello di grassi saturi e proteine animali può in questi casi anche facilmente arrivare a superare la soglia di una normale dieta carnivora, con tutte le conseguenze che ciò comporta. Inoltre i latticini possono ridurre considerevolmente l’assorbimento del ferro vegetale, e questo può concorrere allo sviluppo di una anemia. Da un punto di vista etico, invece, la produzione di latticini e uova comporta per mucche e galline una sofferenza ancora maggiore rispetto agli altri animali allevati, e aumentare il consumo di questi prodotti significa una riduzione poco significativa di sofferenza animale rispetto ad una dieta carnivora; inoltre mucche e galline, quando non più produttive, finiscono anch’esse al macello (vedi: Perchè niente latte e uova?). In conclusione, quindi, un vegetariano dovrebbe cercare di ridurre i consumi di latticini e uova al minimo.
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    Dove posso trovare alcune ricette vegane?
    Ci sono moltissimi libri, siti e blog di ricette vegan per iniziare a cucinare con gusto. Ricette di facile preparazione si possono trovare » qui. Molte ricette vegan si possono trovare su VeganHome, dove è possibile scaricare anche il libro di ricette Nella cucina di VeganHome.  Un libro per ricette pratiche e veloci è La cucina etica facile. Altri siti e libri sono indicati » qui.
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    Nutrendosi di soia non si corre il rischio di nutrirsi di soia OGM?
    Alcuni temono che le preparazioni a base di soia siano da evitare perché la soia può essere geneticamente modificata, e pensano che un’alimentazione a base vegetale sia più “rischiosa” in questo senso. Tuttavia per sapere se la soia è di tipo OGM basta consultare la confezione del prodotto, infatti per i cibi destinati all’alimentazione umana vi è l’obbligo di dichiarare sull’etichetta se sono stati usati OGM o meno, così come avviene per i mangimi animali. Non esiste però l’obbligo di dichiarare se gli animali allevati (di cui vengono consumate le carni, il latte e le uova) siano stati nutriti con OGM. Eppure la quasi totalità degli OGM che vengono importati in Europa (soprattutto soia) vanno a finire nei mangimi per animali. La soia che si consuma in Europa è infatti solo in minima parte utilizzata per il consumo diretto umano, mentre principalmente viene usata nei mangimi per animali: basta sapere che per un chilo di carne bovina sono necessari almeno 15 chili di cibi vegetali (cereali e legumi) per ingrassare l’animale. L’Italia produce pochissima soia, meno del 10 per cento del fabbisogno nazionale, mentre il resto è importato, soprattutto da USA e Sud America, ed è soprattutto di produzione transgenica. Secondo il Ministero della salute, il 91 per cento della soia utilizzata in zootecnia è di origine OGM. Chi quindi consuma carne, pesce (d’allevamento), latte e derivati e uova, non può in alcun modo essere certo di evitare il consumo di OGM. Anche chi sceglie i prodotti da allevamento “biologico” non è al sicuro, perchè, per legge, il 10 per cento dei mangimi può provenire anche da coltivazioni convenzionali, non biologiche, e quindi non OGM-free [» per saperne di più].
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    Quali sono gli alimenti che possono contenere ingredienti animali nascosti?
    Il pane può contenere a volte latte o suoi derivati oppure strutto (grasso di maiale); inoltre alcuni panifici ungono le teglie da forno con del grasso animale. Lo strutto a volte può essere presente anche nella pizza, mentre è spesso usato nel pancarrè. Le caramelle possono contenere gelatina (addensante ricavato dalle ossa, dalle pelli e dai tendini degli animali macellati): le caramelle gommose ai frutti e quasi tutte le mentine contengono gelatina. La gelatina può essere usata anche per confezionare marmellate e dolci in genere. I chewing gum possono contenere glicerina animale. La pasta può contenere uova o inchiostro di calamari, in quest’ultimo caso la pasta si può facilmente riconoscere dal colore nero. Le margarine possono contenere olio di pesce o di altri animali marini, e molte contengono siero di latte: bisogna quindi scegliere solo quelle che riportano la dicitura “margarina vegetale”. Altri ingredienti da controllare sono il lattosio, la caseina e il caseinato. Vi sono inoltre numerosi altri ingredienti di origine animale usati per la produzione alimentare, spesso anche definiti sotto forma di sigle tecniche (una lista dettagliata si trova  » qui). L’attenzione all’uno o all’altro ingrediente non è, ovviamente, una regola prestabilita dell’essere vegani, ma è del tutto soggettiva.
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    I prodotti con scritto “può contenere tracce di latte” sono da evitare?
    Su alcuni prodotti, ad esempio su alcune barrette di cioccolato fondente, si può leggere, in fondo alla lista degli ingredienti, la dicitura “può contenere tracce di latte” (o uova) e simili. Questa indicazione non riguarda gli ingredienti usati per il prodotto, ma indica solo che lo stesso stabilimento produce, oltre alla nostra barretta di cioccolato, anche altri prodotti che contengono latte (ad esempio barrette di cioccolato al latte), e quindi tracce di latte possono essere presenti anche nel prodotto che abbiamo tra le mani. Questa dicitura, obbligatoria per legge, è solo un avviso per le persone con forti allergie al latte (infatti spesso si citano anche le noci o le arachidi per avvisare chi è allergico a questi cibi). La nostra barretta di cioccolato fondente può quindi considerarsi vegan al 100%.
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    Ho sentito dire che essere vegani contribuisce ad alleviare la fame nel mondo, è vero?
    Attualmente in tutto il mondo vi sono miliardi di animali allevati per l’alimentazione umana. Si tratta di miliardi di animali che, ovviamente, vanno nutriti. E ovviamente un animale che mangia un chilo di cibi vegetali non “produce” direttamente un chilo di carne: basta sapere che per un chilo di carne bovina sono necessari almeno 15 chili di cibi vegetali (cereali e legumi) per ingrassare l’animale. Sono quindi necessari milioni di ettari di terreno da adibire al mangime animale. Ma in Europa non abbiamo sufficienti terreni da riservare a questo scopo: solo per la soia, il fabbisogno dell’Europa è pari a 20 volte la quantità che viene coltivata nell’Europa stessa. È quindi necessario sfruttare le terre del pianeta ancora disponibili, che si trovano principalmente nei paesi poveri del Sud del mondo, un meccanismo che favorisce un ulteriore impoverimento di questi paesi e lo sfruttamento delle loro risorse naturali. Queste terre sono inoltre sfruttate per il pascolo degli animali – animali che finiranno sulle nostre tavole – uno dei principali motivi di deforestazione nel mondo. Se queste terre venissero usate direttamente per il nutrimento umano piuttosto che per ingrassare i nostri animali, si potrebbe risolvere il problema della fame nel mondo che, come è oramai noto, non è dovuto ad una carenza delle risorse alimentari, ma ad una loro non equa distribuzione nel mondo [» per saperne di più]. Vedi anche: Ma se tutti fossimo vegani chi garantisce che le terre oggi usate per nutrire gli animali vengano usate per sfamare i popoli poveri?)
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    Ma se tutti fossimo vegani chi garantisce che le terre oggi usate per nutrire gli animali vengano usate per sfamare i popoli poveri?
    Nei paesi poveri la crescente concentrazione di ricchezze nelle mani di pochissimi proprietari terrieri, sollecitati dai forti guadagni, ha dirottato l’uso delle terre da risorsa per il diretto consumo locale ad approvvigionamento alimentare per gli allevamenti dei paesi ricchi. Anche la costante pressione delle multinazionali agroalimentari e zootecniche spinge i paesi in via di sviluppo verso la  produzione di derrate redditizie destinate all’esportazione. Questo contribuisce a ridurre costantemente in questi paesi le aree destinate alla coltivazione di derrate alimentari umane, il che provoca un innalzamento dei prezzi dei cereali e di altri prodotti per le popolazioni locali: è sufficiente un lieve aumento  di prezzo dei beni alimentari per determinare l’impossibilità di sfamarsi per milioni di persone che vivono nelle regioni più povere del pianeta. Inoltre la corruzione dei dirigenti politici nei paesi poveri favorisce investimenti orientati verso produzioni agricole destinate ad ingrassare i nostri animali piuttosto che aiuti in sostegno dell’attività agricola rivolta a soddisfare la richiesta di cibo delle popolazioni locali. Se nei paesi industrializzati il numero di animali allevati diminuirebbe (tramite la riduzione collettiva del consumo di cibi animali), cesserebbe anche questa massiccia importazione di mangimi dai paesi più poveri, che ritornerebbero ad orientare necessariamente la loro produzione verso alimenti destinati al consumo umano: il prezzo della terra in questi paesi si ridurrebbe e i piccoli agricoltori potrebbero tornare all’agricoltura tradizionale più economica in grado di soddisfare la richiesta di cibo della popolazione locale.
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    Usare fibre sintetiche non è dannoso per l’ambiente?
    Un vegano evita qualsiasi capo di abbigliamento in pelliccia, pelle, lana, seta e con imbottiture in piuma e indossa tutte le fibre vegetali e sintetiche. La produzione di fibre sintetiche determina sicuramente un danno all’ambiente. Tuttavia la scelta di fibre sintetiche non va considerata isolatamente all’interno della pratica vegana. Essere vegani infatti determina un impatto ambientale personale desisamente ridotto rispetto a qualsiasi persona che si nutra di cibi di origine animale, in quanto l’allevamento di animali ha un impatto devastante sull’ambiente: è considerato il secondo principale fattore di riscaldamento globale (maggiore del traffico stradale, aereo e navale dell’intero pianeta), oltre che causa di consumi massicci di energia, acqua e risorse alimentari, intenso uso di pesticidi e altre sostanze chimiche, deforestazione, inquinamento delle acque e altri problemi di natura ecologica [» per saperne di più]. Bisogna inoltre considerare che in realtà proprio l’industria conciaria è una delle più inquinanti della Terra [» per saperne di più].
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    Le domande innocenti

    Ma l’uomo ha sempre mangiato carne… è la catena alimentare… no?
    L’uomo non nasce predatore, ma al contrario era oggetto di caccia dei grandi predatori naturali. Si nutriva principalmente di vegetali e solo occasionalmente di carne, cibandosi di carogne o di animali malati cacciati per caso. L’uomo è infatti essenzialmente un animale frugivoro, e ciò è evidente anche dalla sua struttura anatomica e fisiologica (dentatura, mandibola, lunghezza dell’intestino e altre caratteristiche). Basterebbe tuttavia osservare i primati non umani, come il gorilla, fisiologicamente molto simili all’essere umano, che si nutrono prevalentemente o completamente di vegetali. In ogni caso, oggi, il consumo pro-capite medio di carne e di altri prodotti animali nei paesi ricchi ha raggiunto vette senza precedenti nella storia dell’essere umano: basta solo pensare ai nostri nonni, che vedevano la carne a tavola solo nelle grandi occasioni. In ogni caso, chi giustifica il proprio consumo di carne perchè «l’uomo ha sempre mangiato carne», come potrebbe giustificare allo stesso modo il consumo di latte e uova?
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    È la natura… no?
    Anche ammesso che «l’uomo ha sempre mangiato carne» (ma così non è, vedi:Ma l’uomo ha sempre mangiato carne… è la catena alimentare… no?) non ha senso giustificare il proprio consumo di carne aggrappandosi ad un concetto di “natura”. Oggi, nella nostra società, non c’è più nulla di naturale: niente della nostra vita quotidiana può richiamare la vita dei nostri lontani antenati. Mangiare carne, oggi, può essere naturale solo per le piccole tribù che vivono ancora allo stato primitivo. Non certo per la nostra società ultratecnologica con distributori di hamburger ad ogni angolo. Dovremmo piuttosto domandarci cosa c’è di veramente naturale nell’imprigionare un animale, farlo ingrassare ed infine ucciderlo, ancor di più considerando le condizioni di vita del tutto innaturali negli allevamenti intensivi. Inoltre, da un punto di vista morale, non ha senso giustificare l’uccisione di un animale per cibarsene affermando che «è la natura», perchè allora si potrebbe giustificare anche l’omicidio, perchè certamente l’uomo da sempre ha ucciso i suoi simili: «è la natura». Ma dall’uomo delle origini a noi c’è stato un grande balzo sul pensiero morale, che non ci permette di giustificare l’omocidio in questi termini: non si capisce quindi perchè, nel cibarsi di animali, l’uomo non possa compiere un’analoga evoluzione morale. Inoltre, rigirando il punto di vista e ipotizzando che fino a ieri l’uomo sia stato vegetariano, perchè mai questo ci dovrebbe impedire, oggi, di mangiare carne, se pur volessimo? La verità è che la “natura umana” non ha alcun ruolo nel determinare la nostra alimentazione. E chi decide di mangiare vegano lo sa bene, perchè essere vegani è una scelta dettata prima di tutto da un profondo senso di rispetto verso l’animale, non da vaghe ipotesi su ciò che si mangiava milioni di anni fa. E poi, chi potrebbe giustificare il consumo di latte e uova rifacendosi ad un concetto di “natura”? In particolare per il latte: c’è qualcosa di più innaturale di un mammifero adulto che beve latte materno di un’altra specie per tutta la vita?
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    L’uomo è onnivoro e deve mangiare anche carne… no?
    L’uomo è essenzialmente un animale frugivoro (vedi: Ma l’uomo ha sempre mangiato carne… è la catena alimentare… no?). Il suo apparato digerente, fisiologicamente strutturato per un’alimentazione a base vegetale, è però in grado anche di digerire cibi animali, seppur in maniera non adeguata. Questa capacità ha rappresentato per la specie umana un grande vantaggio evolutivo, permettendo ai nostri antenati di sopravvivere anche in condizioni ambientali critiche, adattandosi, in caso di necessità, anche ai cibi animali. Questo non significa però che mangiare carne sia necessario al nostro organismo: l’esistenza stessa della popolazione vegetariana lo dimostra chiaramente. Non solo, ma come dimostrato dai dati scientifici ottenuti da una moltitudine di studi epidemiologici, un’alimentazione a base vegetale reca numerosi vantaggi alla nostra salute (vedi: Una dieta vegana è davvero migliore per la salute?): mangiare carne quindi non solo non è necessario, ma è anche sconsigliato. Essere onnivori non significa quindi dover mangiare sia alimenti animali che vegetali. Essere onnivori significa poter scegliere tra cibi più adatti (di origine vegetale) e cibi meno adatti (di origine animale) per salvaguardare il nostro stato di salute.
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    Se un animale vive in un allevamento biologico o dal contadino non c’è niente di male… no?
    Un vegano rifiuta tutto ciò che proviene dallo sfruttamento e dalla morte dell’animale. In un allevamento biologico o di un contadino, tutti gli animali alla fine vengono uccisi, esattamente come negli allevamenti intensivi.  Anche mucche e galline, quando non più produttive, vengono uccise: nessun allevamento biologico o contadino mantiene una mucca o una gallina fino alla sua morte per vecchiaia. Per quanto riguarda il benessere animale, certamente in questi allevamenti gli animali vivono meglio rispetto agli allevamenti intensivi, ma non certo in condizioni soddisfacenti dal punto di vistadell’animale. Si tratta sempre di animali non liberi, castrati e soggetti ad altre umiliazioni. Inoltre, anche negli allevamenti biologici, calci, uso di pungoli elettrici e altre violenze fanno parte della normale gestione dell’animale. Basta pensare al contadino: non è possibile che un uomo oggi accarezzi i suoi animali e domani gli infili un coltello in gola. Nessuno di noi sarebbe in grado di farlo con il proprio cane o gatto. In ogni caso l’allevamento biologico non è comunque sostenibile con gli attuali consumi: gli allevamenti biologici non sono in grado di reggere la domanda del mercato odierno, che può essere soddisfatto solo dall’allevamento intensivo.  Quindi, prima di tutto, occorrerebbe una drastica riduzione del consumo di prodotti animali della società: continuare a consumare la stessa quantità di carne, latte e latticini e uova comprandoli da un allevamento biologico significa solo prendere in giro se stessi [» per saperne di più].
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    Le mucche producono latte anche senza partorire, e se non vengono munte si gonfiano le mammelle, soffrono e rischiano di morire… se non lo consumassimo noi, il latte verrebbe buttato via… no?
    Le mucche, come tutti i mammiferi, uomo compreso, producono latte solo dopo aver partorito, così da avere a disposizione il latte necessario all’allattamento del proprio vitello. Terminata la fase di svezzamento, la mucca ovviamente non produce più latte. Questo è quanto avviene in natura. Negli allevamenti, invece, le mucche vengono inseminate artificialmente ogni anno così da programmare un parto ogni anno: in questo modo la mucca produce latte senza interruzione. Il vitello viene allontanato dalla madre entro 48 ore, in modo che la mucca possa essere messa quanto prima sotto mungitura intensiva: una mucca oggi è portata a produrre fino a 10 volte di latte in più di quello che servirebbe a nutrire il proprio vitello. A causa di questo intenso sfruttamento, la mucca si ritroverà presto ad avere mammelle gonfie, tese e dolenti, spesso sviluppando dolorosissime infiammazioni alle mammelle, causa di grave sofferenza per l’animale. Dopo qualche anno di questa vita, quando la mucca, esausta a causa di questo sovrasfruttamento e dei continui parti non sarà più produttiva, viene uccisa per divenire carne di seconda scelta.
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    Il pesce non soffre ed è un cibo salutare... no?
    Studi scientifici hanno dimostrato che il pesce ha un sistema nervoso molto sensibile ed è quindi in grado di provare sensazioni di dolore similmente ai mammiferi, insieme alla paura [» per saperne di più]. Detto ciò, bisogna considerare che il pesce è l’animale soggetto a maggiore sofferenza tra tutti gli animali sfruttati per l’alimentazione umana: per i pesci non esistono norme di “benessere animale” nè è prevista alcuna forma di stordimento prima dell’uccisione. I pesci presi dalle profondità marine muoiono schiacciati uno contro l’altro all’interno delle reti, oppure, quando vengono portati in superficie, la differenza di pressione fa schizzare i loro occhi fuori dalle orbite; negli altri casi i pesci muoiono per asfissia, in una lenta agonia. Inoltre il pesce che mangiamo non proviene solo dai mari, ma sempre più spesso anche da allevamenti intensivi dove vi sono vasche con dentro pesci ammassati uno contro l’altro, ipernutriti e imbottiti di farmaci. In numero di individui uccisi, quello dei pesci rappresenta il massacro maggiore tra tutti gli animali sfruttati per l’alimentazione umana. Per quanto riguarda la salute, bisogna considerare che i pesci hanno contenuti di grassi e colesterolo ridotti rispetto agli altri poco salutari cibi animali, ma sempre di gran lunga superiori rispetto ai cibi vegetali, e alcune specie – come salmoni, gamberi e altri crostacei – ne sono particolarmente ricchi. Ma il rischio più pericoloso del consumo di pesce è rappresentato dalla contaminazione delle loro carni dagli inquinanti presenti nelle acque dei nostri mari, come PCB (dalla tossicità vicina a quella della diossina) e mercurio, sostanze con accertati effetti cancerogeni e neurotossici[» per saperne di più]. Inoltre, molto del pesce che consumiamo proviene da allevamenti intensivi, in cui gli animali vengono nutriti con alimenti artificiali ricchi di grassi (i mangimi possono contenere anche diossina, purchè non superino determinati limiti) e sottoposti a intense cure farmacologiche.
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    Se nella dieta vegana occorre assumere un integratore di B12, questo significa che è una dieta innaturale… no?
    Una dieta vegana è in grado di fornire adeguatamente tutti i nutrienti di cui ha bisogno il nostro corpo, ad esclusione della B12 che va assunta tramite integratore (vedi: Vorrei diventare vegetariano/vegano: devo assumere integratori alimentari?). La vitamina B12 in natura viene prodotta da microrganismi. Ad eccezione dei ruminanti, gli animali che si nutrono di piante assumono la B12 generalmente tramite i vegetali e l’acqua, contaminati da questi microrganismi. Gli animali erbivori che vivono in stato di cattività, come i primati e gli animali allevati a scopo alimentare, vengono invece nutriti con cibi soggetti a processi industriali di lavaggio e pulizia, mediante i quali vengono allontanati anche i microrganismi produttori di B12, pertanto la loro dieta viene integrata con supplementi specifici contenenti anche questa vitamina. Anche l’uomo si nutre oggi, a differenza del passato, di cibi trattati con tecniche di lavaggio e pulizia, durante i quali viene perso il contenuto di vitamina B12 naturalmente presente: dunque non è la dieta vegana ad essere innaturale, quanto lo stile di vita moderno dell’uomo in ogni suo aspetto, compreso quello del trattamento industriale del cibo. Inoltre la vitamina B12 contenuta negli integratori in vendita è prodotta con le stesse tecniche esistenti in natura tramite l’uso di batteri, coltivati negli stabilimenti di produzione su un substrato a base di carboidrati, si tratta dunque di B12 proveniente da sintesi batterica esattamente come quella presente in natura. Certamente è invece ben poco naturale imbottire gli animali allevati oggi con antibiotici e altri farmaci, sostanze chimiche di vario genere e integratori: compresi integratori di vitamina B12, che garantisce la presenza di questa vitamina nella carne, nel latte e nelle uova che noi mangiamo [» per saperne di più]. Assumere cibi animali per non incorrere nella carenza di B12 espone inoltre ai gravi rischi legati all’assunzione di grassi e proteine animali presenti in questi cibi, rischi che potrebbero sfociare in serie patologie non risolvibili certo con l’uso di un semplice integratore.
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    Se fossimo tutti vegani, non ci sarebbero abbastanza terre per coltivare vegetali… no?
    Vedi: Ho sentito dire che essere vegani contribuisce ad alleviare la fame nel mondo, è vero?
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    Se fossimo tutti vegani, non potremmo coltivare vegetali non essendoci più concime… no?
    Bisogna ricordare che il concime non è altro che una massa di vegetali passati attraverso il corpo dell’animale. In alternativa si può usare il compostaggio, un’ottima tecnica per ottenere fertilizzanti naturali usando vegetali. Anche gli escrementi umani sono un’ottima alternativa al letame, come avviene in larga scala in Cina o in diverse oasi ecologiche in Svezia. Si deve anche considerare la coltivazione a rotazione (sovescio), molto utilizzata nell’agricoltura biologica, che permette al terreno di riprendere la propria fertilità di anno in anno. Detto ciò, bisogna anche sapere che il collegamento allevamento-concime era realistico quando gli animali venivano allevati con i metodi tradizionali. Oggi, con gli animali ammassati in piccole aree negli allevamenti intensivi “senza terra”,  l’ambiente circostante non è più in grado di smaltire tutte le deiezioni prodotte. Le deiezioni del bestiame, che contengono alti livelli di inquinanti chimici, finiscono in gran parte nei corsi d’acqua, causando gravi problemi agli ecosistemi acquatici, alla purezza dell’acqua per consumo umano e alla vita marina. Inoltre oggi i fertilizzanti chimici sono necessari proprio perchè la terra è impoverita dal sovrasfruttamento per assicurare cibo ai miliardi di animali allevati: basta sapere che per un chilo di carne bovina sono necessari almeno 15 chili di cibi vegetali (cereali e legumi) per ingrassare l’animale. Eliminando gli allevamenti, si libererebbero vaste distese di terra (vedi: Se non uccidiamo questi animali per mangiarli, non ci sarà più spazio per noi sulla Terra!), che possono essere messe a coltivazione con i metodi naturali sopra descritti.
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    Crescere un figlio con una dieta vegana è pericoloso… no?
    Una dieta vegana non solo è adeguata per un bambino, ma è anzi consigliata per la sua salute (vedi: Una dieta vegana è adeguata anche per gravidanza/allattamento/infanzia/adolescenza?), considerando inoltre che le più diffuse patologie dei paesi ricchi (cancro, malattie cardiovascolari, diabete, ecc) trovano un terreno fertile proprio nei primi anni di vita. A volte i TG lanciano notizie clamorose di bambini vegani in grave stato di salute o addirittura morti: ma ogni volta questi casi hanno avuto per protagonisti bambini in grave stato di denutrizione perchè scarsamente nutriti, un evento che causa gravi problemi a prescindere dal tipo di dieta seguita. D’altra parte, la preoccupante diffusione dell’obesità e di altre gravi patologie come il diabete presso i bambini dei paesi industrializzati non trova oramai più spazio tra le notizie clamorose dei TG.
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    Crescere un figlio con una dieta vegana privandolo del latte della madre è da pazzi… no?
    Crescere un bambino vegano non significa evitare di nutrirlo con latte di qualsiasi tipo. Non vi è nessuna ragione nell’etica vegana per proibire ad un bambino di nutrirsi del latte della propria madre, anzi, tale pratica, che reca numerosi vantaggi per la salute del bambino, è molto diffusa tra le madri vegane rispetto alle madri non-vegane.
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    Crescere un figlio con una dieta vegana è una forzatura… no?
    A prescindere da quale regime alimentare vogliamo adottare per i nostri bambini, sono sempre i genitori a decidere, non il bambino. Si tratta quindi in ogni caso sempre di una scelta arbitraria, dove il bambino non ha alcun potere decisionale: è sempre una “forzatura”. D’altronde tutti gli aspetti di educazione del bambino rappresentano una vera forzatura che contrasta con il naturalecomportamento del bambino. Per un bambino seguire una dieta onnivora o vegana è sempre una scelta arbitraria, che dipende più che altro dalla società e dalla cultura in cui vive: ad esempio in India non c’è niente di sorprendente nel crescere un bambino con una dieta vegana. Tuttavia ci sono alcune considerazioni da fare: 1) l’essere umano è fondamentalmente un animale frugivoro (vedi: Ma l’uomo ha sempre mangiato carne…è la catena alimentare… no?); 2) un bambino che ha fame posto di fronte a un vitello e a un albero di mele, ti chiederà di cogliere una mela e non di uccidere il vitello per mangiarlo; 3) un genitore ha il dovere di curare la salute del proprio bambino nel migliore dei modi, e una dieta vegana è la più indicata per curare la salute di un bambino (vedi: Una dieta vegana è adeguata anche per gravidanza/allattamento/infanzia/adolescenza?). Possiamo quindi dire che una dieta vegana è senza dubbio la scelta migliore nel rispetto della natura e della salute del bambino.
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    Non dare carne al proprio cane/gatto è contronatura… no?
    A prescindere dal fatto che solo il gatto è un animale strettamente carnivoro, mentre il cane è un onnivoro (ovvero può – non “deve” – nutrirsi sia di cibi animali che vegetali), è certamente poco naturale per un cane o un gatto mangiare palline industriali dal sapore artificiale (le comuni crocchette) o formaggi e uova cotte, che non esistono in natura: eppure in questi casi nessuno si pone il problema del “rispetto della natura dell’animale”. Chi poi  ritiene giusto nutrire il proprio cane/gatto con carne di animali sfruttati in allevamenti perchè “è la natura”, difficilmente riterrebbe giusto, sullo stesso criterio, che uno zoo possa nutrire i propri leoni con carne di cane o gatto. In realtà, un cane/gatto che vive con noi avrà ben poco nella sua vita di “naturale”: lo stesso stato di cattività non è affatto naturale per un animale. Il nostro unico dovere verso il nostro cane o gatto è quello di curarlo e di offrirgli una vita quanto più possibile – nei nostri limiti – accettabile senza danneggiarlo in alcun modo. Dunque non c’è nulla di strano nel nutrire un cane o un gatto con alimenti (commerciali o di nostra preparazione) 100% vegetali in quanto in grado di rispettare pienamente le loro esigenze nutrizionali. Le crocchette 100% vegetali che si trovano in commercio sono anche qualitativamente migliori delle crocchette convenzionali(vedi: Un vegano come nutre il proprio cane/gatto?) ed è quindi nostro dovere sceglierle per il nostro cane/gatto nel rispetto della sua salute.
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    La Bibbia dice che (…), quindi è giusto mangiare carne… no?
    Chi fa questa affermazione dovrebbe considerare la Bibbia per ciò che è, ovvero un testo composto da scritti di diverse persone e che ha subito nel tempo numerosissime revisioni da parte di altre persone. Da questo punto di vista anche gli stessi studiosi della Bibbia non sempre si trovano d’accordo su ciò che è contenuto nella Bibbia, e non dovrebbe essere, per un credente, un atteggiamento corretto quello di considerare ogni singola parola della Bibbia come verità divina. Ma a parte questo, c’è un altro problema: gli uomini sono in grado di capire quello che è scritto nella Bibbia e gli insegnamenti divini? È infatti noto che le diverse comunità cristiane non seguono tutte la medesima interpretazione della Bibbia: la stessa frase può avere quindi significati diversi a seconda di chi la interpreta, oppure, citando versi diversi, si possono dimostrare affermazioni diverse su una stessa questione (come ad esempio l’omosessualità).  L’uomo è quindi davvero in grado di capire la parola di Dio? Ed è comunque sorprendente che il cristiano, impegnato a cercare in ogni singola parola della Bibbia interpretazioni profonde che svelino saggi insegnamenti e simbologie di ogni tipo, nei passi dove si proclamano sacrifici di animali ordinati da Dio e altri soprusi sugli animali le parole, eccezionalmente, sono sempre intese alla lettera. In ogni caso, secondo alcune comunità cristiane e studiosi, pare che i primi cristiani, come anche lo stesso Gesù, seguissero una dieta vegetariana, e anche nella stessa Bibbia, appunto, alcuni versi sembrano ancora confermare un invito alla scelta vegetariana. Oltretutto, il comandamento “Non uccidere”, semplice e chiaro, non pone alcun limite che escluda gli animali da questa regola: perchè mai dovremmo pensare che sia invece riferita solo agli esseri umani?
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    La Bibbia ci autorizza ad usare gli animali per soddisfare i nostri bisogni e saziare i nostri appetiti, infatti vi si afferma: “E Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche…
    … e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra»” (Genesi 1,26-28). Che Dio ci abbia dato il dominio sulle altre creature non significa che Dio ci abbia dato libera scelta su come soddisfare i nostri bisogni e saziare i nostri appetiti. Al contrario, questo significa che siamo stati incaricati dell’enorme responsabilità di essere i rappresentanti del creatore all’interno della creazione. In altre parole, siamo stati chiamati da Dio ad amare e a prenderci cura di ciò che Dio ha creato nello stesso modo in cui Dio lo amò e se ne prese cura mentre lo creava. Non c’è alcuna autorizzazione di Dio a scuoiare gli animali per farne pellicce, a torturarli in esperimenti scientifici o a ucciderli per mangiarli. Il nutrimento che Dio ci dona come cibo non è la carne degli animali, ma, come si può leggere chiaramente nella Bibbia: “E Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo»” (Genesi 1,29). Nell’Eden non ci sono cacciatori, ma solo raccoglitori. Nello stadio più perfetto della creazione gli umani sono vegani.
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    Le affermazioni estreme

    Il movimento per i diritti animali è un pericoloso movimento antiumano!
    Chi fa questa affermazione è evidente che non ha mai aperto un libro di filosofia sui diritti animali. Se lo avesse fatto, avrebbe capito che ciò che i difensori dei diritti animali chiedono è solo l’estensione di diritti fondati sulla giustizia dalla cerchia degli umani ad una cerchia più allargata che comprenda anche gli animali non umani. L’unico potere che gli uomini perderebbero in questo processo è quello di sfruttare, torturare e uccidere gli animali. Il filosofo statunitense Tom Regan, uno dei maggiori esponenti del movimento dei diritti animali, scrive: “Essere «per gli animali» non significa essere «contro l’umanità». Esigere che gli altri trattino giustamente gli animali significa chiedere per essi nè più nè meno di quel che si chiede per qualsiasi essere umano: che siano trattati con giustizia. Il movimento per i diritti degli animali non solo non si oppone al movimento per i diritti umani, ma ne fa parte. Cercare di liquidarlo come antiumano significa fare della vuota retorica”.
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    Ci sono problemi ben più seri nel mondo prima degli animali!
    Spesso chi si difende in questo modo inizia a fare un lungo elenco di problemi quali la fame nel mondo, le malattie, le guerre e così via. Sono tutte cause sicuramente importanti e da sostenere, ma che richiedono anche un grande impegno sia di energie sia di tempo: purtroppo, chi fa questa affermazione, spesso (non sempre, ma molto spesso) sono persone che non sono coinvolte in nessuna attività volta a risolvere i problemi umani, ma piuttosto passano il loro tempo libero a giocare a bigliardino o a guardare una telenovela. Al più si limitano a fare una donazione in denaro (solitamente ben poco) a favore di una qualche associazione umanitaria, in attesa di ricevere l’adesivo da mettere bene in mostra sul parabrezza dell’auto. Risolvere invece i problemi degli animali è molto più semplice e alla portata di tutti: basta solo fare scelte diverse. E in ogni caso, i problemi degli animali non vanno visti come separati dai problemi degli umani: ad esempio, si può essere vegani e fare volontariato nell’assistenza ai malati di cancro. Inoltre, chi fa questa affermazione, non si rende assolutamente conto della portata del problema: ogni anno miliardi di animali vengono uccisi in tutto il mondo solo per l’alimentazione umana. Si tratta quindi di un vero e proprio massacro su scala mondiale. Infine, un simile atteggiamento mentale porta alla passività perenne, perchè per qualsiasi causa si sostenga, ce ne sarà sempre un’altra più importante da sostenere. Scrive ilfilosofo australiano Peter Singer: “Quando i non-vegetariani dicono che «i problemi degli esseri umani hanno la priorità», non riesco a capire cosa esattamente essi stiano facendo per gli esseri umani che li costringa a sostenere l’inutile, crudele sfruttamento degli allevamenti”.
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    Anche Hitler era vegetariano!
    Hitler non era vegetariano: furono i suoi medici a prescrivergli occasionalmente – per migliorare le condizioni della sua salute – di seguire una dieta priva di carne: soffriva di disturbi digestivi e di occasionali dolori di stomaco che lo avevano afflitto fin dall’adolescenza, ma anche di eccessiva flatulenza e di forte sudorazione. Hitler tuttavia non rinunciò mai completamente ai suoi piatti di carne preferiti, specialmente le salsicce bavaresi, i fegatini e la selvaggina farcita e arrostita. Quali che fossero le sue preferenze alimentari, Hitler dimostrò comunque scarsa simpatia per la causa vegetariana in Germania: quando salì al potere nel 1933, bandì tutte le associazioni vegetariane, ne arrestò i dirigenti e chiuse le principali riviste sull’argomento pubblicate a Francoforte [» per saperne di più].
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    Anche le piante soffrono!
    Quando viene mossa questa critica, ci si aspetterebbe di trovarsi di fronte ad un convinto difensore di un trattamento corretto dei vegetali: in realtà queste persone non provano alcun sentimento di tenerezza nei confronti dei vegetali. Questa argomentazione comunque non tiene conto di molti elementi. Gli animali, come gli esseri umani, hanno un sistema nervoso in grado di “registrare” il dolore, e le informazioni del dolore viaggiano dai nervi fino al cervello: gli animali sono quindi in grado di percepire il dolore esattamente come gli esseri umani. Nelle piante invece tutto questo semplicemente non può verificarsi, essendo esse sprovviste sia di un sistema nervoso sia di un cervello. Pertanto le loro “sensazioni” – anch’esse scientificamente provate – non vengono in nessun caso elaborate da un sistema nervoso, il solo in grado di tradurre queste stesse sensazioni in effettivo dolore. Per questo motivo gli animali – uomo compreso – sono considerati da un punto di vista scientifico esseri senzienti, ovvero in grado di “sentire” il dolore, mentre alle piante questo status è negato [» per saperne di più]. Anche da un punto di vista morale il riconoscimento dei diritti agli animali prevede una serie di caratteristiche mentali quali coscienza, autocoscienza e una vita mentale complessa che non possiamo certo attribuire alle piante. Chi invece, nonostante queste evidenze, continua a giustificare il massacro degli animali in base al fatto che «anche le piante soffrono», proponendo in questo modo una dubbia analogia tra piante e animali non umani, a maggior ragione dovrebbe riconoscere la più evidente analogia tra animali non umani e animali umani, accettando così, secondo questa logica, che poichè è giusto torturare e uccidere un animale per soddisfare un piacere (quello del palato) è altresì giusto torturare e uccidere un essere umano per soddisfare un piacere (ad esempio quello che prova il sadico nel fare ciò).
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    Se è giusto cibarsi di vegetali perchè non soffrono, allora è giusto uccidere un animale o un uomo purchè non soffra?!?
    A prescindere dal fatto che la sofferenza dell’animale allevato per consumo alimentare inizia dal momento in cui nasce e non è limitata al solo momento dell’uccisione, bisogna considerare che l’uccisione nei mattatoi non è sempre rapida e indolore, ma non di rado si tratta di una lenta agonia: l’unica morte che elimina con sicurezza la sofferenza all’animale è quella praticata con eutanasia, che però non può essere applicata in quanto le sue carni devono poi essere consumate. Se quindi «sarebbe giusto uccidere un animale o un uomo purchè non soffra», certamente andrebbe comunque evitato il consumo della carne. Ma il punto non è questo. Secondo il filosofo statunitense Tom Regan i mammiferi – uomo compreso – possono subire dei danni che vanno ad incidere sul loro grado di benessere. Il concetto di benessere è strettamente legato alla possibilità di ottenere dei benefici: ottenere un beneficio significa soddisfare interessi biologici, sociali o psicologici. Per avere interessi di questo tipo, un individuo deve essere in grado di avere desideri, condizione che implica il possesso di coscienza, autocoscienza e una vita mentale complessa. Non è difficile intuire che ad una pianta manchino queste fondamentali caratteristiche, dunque sarebbe irragionevole parlare di un concetto di benessere in relazione alle piante: è dunque evidente che una pianta non può subire un danno che possa incidere su un inesistente grado di benessere. Uccidere un uomo o un animale, pur senza permettergli di provare sofferenza fisica o psichica al momento dell’uccisione, significa invece arrecargli un grave danno, perchè lo si priva per sempre di qualsiasi possibilità di ottenere benefici futuri [» per saperne di più].
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    Anche il leone mangia la gazzella!
    A questa considerazione si potrebbe facilmente obiettare che «anche la mucca mangia l’erba!». Questa affermazione sarebbe anche più sensata in quanto l’essere umano, animale essenzialmente frugivoro, è strutturato, anatomicamente e fisiologicamente, più similmente ad un erbivoro che non ad un carnivoro (dentatura, mandibola, lunghezza dell’intestino e altre caratteristiche). L’uomo non nasce predatore, ma al contrario era oggetto di caccia dei grandi predatori naturali. Si nutriva principalmente di vegetali e solo occasionalmente di carne, cibandosi ad esempio di carcasse di animali abbandonate, appunto, dai grandi predatori naturali come i leoni (vedi: Ma l’uomo ha sempre mangiato carne…è la catena alimentare… no?). Inoltre l’uomo è dotato di una caratteristica completamente assente negli altri animali, e che dovrebbe essere l’unica a distinguerci: il senso etico. Un leone non possiede la capacità di porsi domande circa la moralità del mangiare una gazzella, e non può quindi essere considerato colpevole di alcun crimine morale. D’altra parte, la nostra condanna dell’omicidio, anch’esso parte della natura selvaggia umana, trova giustificazione solo su considerazioni etiche. È evidente dunque che il leone – animale strettamente carnivoro – mangia altri animali per ragioni di sopravvivenza. L’uomo invece, oggi, mangia altri animali per “cultura”, non certo per sopravvivenza, evitando di porsi di fronte alla propria responsabilità etica.
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    Siamo carnivori, per questo abbiamo i denti canini!
    L’uomo è essenzialmente un animale frugivoro (vedi: Ma l’uomo ha sempre mangiato carne…è la catena alimentare… no?). I canini presenti nella dentatura umana sono chiaramente ben diversi dai canini dei veri carnivori naturali, come il leone o il gatto. Un carnivoro ha infatti i canini lunghi, affilati e curvi, ben strutturati per affondarsi nel corpo della preda per bloccarla e quindi per strapparne la carne. I canini dell’essere umano sono invece corti e smussati, molto simili a quelli degli erbivori, e sono decisamente inadatti ad infilarsi in profondità nelle carni di un animale. La natura essenzialmente frugivora dell’essere umano è evidente non solo dalla conformazione dei canini, ma anche dalla sua struttura anatomica e fisiologica nel complesso (dentatura, mandibola, lunghezza dell’intestino e altre caratteristiche).
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    Tanto se non li mangio io, gli animali li mangia qualcun’altro!
    È chiaro che se una persona mangia animali, da qualche parte ci deve essere qualcuno che quegli animali li alleva e poi li uccide. Se quella stessa persona non mangia animali, invece, semplicemente quegli animali non dovranno mai nascere. Più persone mangiano prodotti di origine animale, più la domanda del mercato cresce, più l’offerta si adegua aumentando il numero di animali allevati. Una persona che decide di diventare vegana salverà nel corso della propria esistenza una moltitudine di animali da una vita infernale e terribile e da una morte certa.
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    Anche se io diventassi vegano, non cambio certo il mondo!
    Nessun vegano pensa di cambiare il mondo da solo. Tuttavia una persona che decide di diventare vegana salverà nel corso della propria esistenza una moltitudine di animali da una vita infernale e terribile e da una morte certa. E molti vegani, insieme, stanno oggi iniziando a cambiare una parte del mondo. Inoltre, essere vegani è una scelta che nasce da un senso di giustizia personale. Allo stesso modo molte persone sono contrarie all’omicidio perchè lo ritengono moralmente sbagliato, anche se sono ben consapevoli che comunque la loro presa di posizione personale non impedisce che in tutto il mondo continuino ad essere commessi delitti, ma non per questo possiamo sentirci liberi di assassinare il nostro vicino di casa.
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    Se non alleviamo questi animali, si estingueranno!
    Per un vegano il problema non è l’estinzione della singola specie, ma la sofferenza del singolo individuo. In ogni caso, il concetto di “conservazione della specie” dovrebbe implicare una vita naturale per tutti gli individui di una specie protetta e una morte per cause naturali: ma questo non è certo ciò che avviene negli allevamenti, dove gli animali vivono imprigionati in stalle industriali e uccisi sempre in giovane età. Nessuno di questi animali, inoltre, appartiene a specie esistenti in natura, ma si tratta di specie artificiali: sono animali creati dall’uomo nel corso del tempo per meglio “adattarli” ai suoi bisogni. Ad esempio il maiale non esisterebbe in natura. In natura vi sarebbe solo il suo progenitore selvatico: il cinghiale. Lo stesso vale per mucche, polli, conigli e gli altri animali allevati. Chi è dotato di un minimo di buon senso, comunque, capisce che far nascere degli animali con il solo scopo di imprigionarli in luoghi infernali e poi ucciderli non può certo essere visto come un servigio reso loro o alla loro specie: è solo per il nostro interesse che li facciamo nascere. Piuttosto che una vita di sofferenze, è di certo meglio non nascere affatto. E in ogni caso non c’è alcuna certezza che questi animali si estinguano (vedi: Se non uccidiamo questi animali per mangiarli, non ci sarà più spazio per noi sulla Terra!).
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    Se non uccidiamo questi animali per mangiarli, non ci sarà più spazio per noi sulla Terra!
    I miliardi di animali che oggi vivono negli allevamenti di tutto il mondo non sono il risultato di una riproduzione incontrollata degli stessi: siamo invece noi che ne programmiamo la nascita per poi ucciderli e mangiarli. Il bestiame occupa attualmente circa un quarto della superficie terrestre non ricoperta dai ghiacci e i due terzi delle terre fertili del pianeta sono oggi usati per coltivare cereali e legumi per gli animali allevati. Il passaggio verso una ipotetica società mondiale vegana non avverrebbe nel giro di un giorno, ma sarebbe un lento processo lungo molti anni durante i quali gli allevamenti sarebbero sempre di meno fino a sparire del tutto: non bisogna quindi immaginarsi una improvvisa liberazione di tutti gli animali oggi allevati e una loro incontrollata invasione della Terra. I pochi animali che rimarrebbero avrebbero la possibilità di vivere liberi e riprodursi in riserve naturali protette, proprio come oggi avviene per le specie selvatiche protette, oppure potrebbero essere ospitati in strutture-rifugio – come ce ne sono già oggi – atte ad accogliere questi animali e ad accudirli.
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    Gli animali sono allevati per fornirci cibo: sono allevati apposta!
    Questa affermazione dà per scontato che se uccidiamo un animale che vive in natura compiamo un atto condannabile, mentre se decidiamo di far nascere un animale  per allevarlo e  poi ucciderlo, questo crimine morale sia giustificato. Questa conclusione non ha senso. Il fatto che noi abbiamo il potere di fare questo, non significa che ne abbiamo anche il diritto. Secondo questa logica inoltre una vita avrebbe un diverso valore in considerazione della sua origine: se un uomo e una donna decidono di mettere alla luce un bambino con l’unico intento di rinchiuderlo tutta la vita dentro una cantina per poi ucciderlo dopo qualche anno di vita, questo crimine sarebbe giustificato.
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    Gli animali trasformano i vegetali che non possiamo mangiare in carne che possiamo mangiare!
    Questo poteva essere vero un tempo. Oggi gli animali non mangiano più erba o fieno: vengono nutriti per lo più con cereali  e soia, alimenti che potrebbero essere usati in maniera molto più efficace per il consumo diretto umano. Basta sapere che per un chilo di carne bovina sono necessari almeno 15 chili di cibi vegetali (cereali e legumi) per ingrassare l’animale: 15 chili di cibi vegetali che sarebbero potuti servire per sfamare chi non ha nulla da mangiare. Inoltre il rendimento delle proteine animali è molto basso. Un bovino, ad esempio, ha un’efficienza di conversione delle proteine animali di solo il 6%: consumando cioè 790 kg di proteine vegetali, produce meno di 50 kg di proteine animali.
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    La selvaggina vive libera: allora non c’è niente di male nel mangiarla?!?
    Per un vegano non ha importanza la provenienza dell’animale, che vita abbia fatto o come sia stato ucciso. Ciò che viene rifiutato è la giustificazione dell’uccisione di un animale per l’alimentazione umana. E ovviamente, per chi si oppone all’allevamento di animali per l’alimentazione umana, la caccia è una pratica assolutamente da abolire.
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    Anche in natura gli animali soffrono e muoiono: non c’è niente di male negli allevamenti!
    Il fatto che anche in natura gli animali soffrano e muoiano, non giustifica un nostro presunto diritto di far nascere animali con il solo scopo di farli soffrire e morire, nè ci autorizza a considerare la sofferenza e la morte degli animali allevati come meno grave. Anche gli uomini in natura soffrono e muoiono, ma nessuna persona mentalmente sana giustificherebbe il trattamento dei nazisti verso gli ebrei durante la seconda guerra mondiale in questi termini.
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    Potete permettervi di essere vegani solo perchè vivete in un paese ricco!
    Una persona che vive in un paese ricco può scegliere di seguire una dieta vegana o una dieta a base di cibi animali. Una persona che vive in un paese povero, invece, ha una sola possibilità: mangiare esclusivamente o quasi esclusivamente cibi vegetali. I popoli poveri infatti non possono  certo permettersi un consumo di carni e derivati animali come avviene nei paesi ricchi. Ad esempio per un chilo di carne bovina sono necessari almeno 15 chili di cibi vegetali (cereali e legumi) per ingrassare l’animale, e un consumo illogico di questo tipo può avvenire solo in un paese ricco. In un paese povero quei 15 chili di cibi vegetali vengono usati direttamente dall’uomo per nutrirsi durante il giorno, e non per ingrassare animali. Il vero cibo esclusivo delle popolazioni più ricche è proprio la carne: si può infatti osservare come i paesi in via di sviluppo, crescendo economicamente, stanno lentamente abbandonando le loro tradizioni alimentari basate sui cibi vegetali per avvicinarsi al nostro modello a base di cibi animali. È dunque chiaro che, in un paese ricco, chi veramente può scegliere di mangiare come meglio desidera è chi mangia carni e altri prodotti di allevamento, non certo chi sceglie di mangiare vegano.
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    Anche i vostri animali soffrono stando con voi! Non fanno certo una vita naturale!
    È vero. Un cane o un gatto che non godono della loro libertà non fanno una vita naturale e certamente soffrono  in qualche misura quando costretti ad una vita da città. Per questi motivi chi sostiene i diritti animali ritiene che sia assolutamente sbagliato far nascere un animale per farlo vivere in cattività (dentro casa o, peggio ancora, dentro una gabbia o un acquario), ed è quello che si fa, indirettamente, quando si acquista un animale.  Ben diverso invece è il caso di un animale salvato da una situazione disagevole e messo a vivere in cattività: animali randagi, animali selvatici feriti e incapaci di ritornare a vivere in libertà, animali recuperati dai laboratori di sperimentazione o dalla macellazione e casi simili rappresentano situazioni in cui l’animale può essere tenuto in cattività in vista di un suo beneficio, ovvero offrirgli una vita più dignitosa o addirittura la possibilità stessa di vivere, benchè ciò comporti per l’animale una qualche forma di privazione dei suoi aspetti naturali.
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    Non mangi carne ma poi quando cammini farai una strage di insettini!
    Chi muove questa critica crede che, piuttosto che non essere perfetti (e nessun vegano è perfetto nè pretende di esserlo), sia meglio fregarsene di tutto: la legge del menefreghismo prevale assoluta in queste persone. Secondo questa logica, poichè non possiamo evitare di calpestare le formiche quando si cammina, quindi poichè non possiamo comunque evitare di uccidere animali (essendo le formiche appartenenti al regno animale), possiamo dunque deliberamente e intenzionalmente imprigionare, sottoporre a sofferenze indicibili e infine uccidere gli animali per poterli mangiare. Seguendo questa logica, si potrebbe arrivare ad argomentare che, poichè anche gli esseri umani appartengono al regno animale, possiamo dunque giustificare la pedofilia, lo stupro, il maltrattamento dei bambini e qualsiasi altro abuso compiuto su esseri umani.
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    Fonte: www.animalstation.it

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