Anche i pesci provano dolore ora la scienza può dimostrarlo
Una ricerca della Royal Society: iniettando veleno d'ape e acido acetico nelle labbra delle trote le reazioni sono simili a quelle dei mammiferi più evoluti. E parte la polemica tra gli animalisti e i patiti dell'amo. Sono stati individuati proprio all'interno del crano recettori del sistema nervoso Si annuncia una campagna anti-pesca come è accaduto per la caccia alla volpe.
ALAN COWELL
TEFFONT EVIAS (INGHILTERRA) - Izaak Walton, uno scrittore nonché pescatore inglese, scrisse nel 1650 "Il perfetto pescatore". Mai come adesso la frase di Walton secondo cui "Dio non ha creato nessuna attività ricreativa più tranquilla, più rasserenante e più innocente" della pesca è messa sotto accusa. Illustri scienziati hanno infatti assodato che, nonostante le dichiarazioni contrarie dei pescatori, i pesci soffrono realmente quando sono presi all'amo. Ora, dunque, i sostenitori dei diritti degli animali, che hanno già condotto accese campagne contro la caccia alla volpe, alle lepri e ai cervi, si sentono ancor più sostenuti nel loro tentativo di dissuadere i pescatori dal loro passatempo. Se può sembrare divertente pescare, occorre tener presente che all'altra estremità della lenza c'è un animale terrorizzato che lotta per la propria vita
La Royal Society, un istituto di ricerca indipendente, pare confermare le sue parole. In una delle sue riviste, la società ha infatti pubblicato il mese scorso gli esiti della ricerca di Lynne Sneddon che per la prima volta avrebbe evidenziato nel cranio dei pesci l'esistenza di recettori del sistema nervoso, in grado di rispondere a "stimoli dolorosi".
Iniettando veleno di ape e acido acetico nelle labbra di alcune trote arcobaleno in laboratorio la dottoressa Sneddon e altri scienziati del Roslin Institute di Edimburgo - come ha riferito la Royal Society - avrebbero constatato che i pesci mostravano "drastiche trasformazioni comportamentali e fisiologiche" per un certo periodo di tempo, "assimilabili a quelle osservabili nei mammiferi più evoluti".
il pesce ha evidenziato un movimento dondolante, straordinariamente simile al genere di movimento constatato in vertebrati più evoluti come i mammiferi sottoposti a stress, e che la trota alla quale è stato inoculato l'acido acetico è stata vista sfregare le labbra sulla ghiaia dell'acquario e sulle pareti dello stesso.Secondo i ricercatori quanto riportato indica che
i pesci possono avvertire il doloreha dichiarato la Royal Society in un comunicato che contraddice la controparte dei pescatori che basano le loro convinzioni sulle precedenti ricerche del Professor James Rose dell'Università del Wyoming, secondo cui i pesci non avvertirebbero il dolore perché il loro cervello è incapace di reagirvi. La dottoressa Sneddon, tuttavia, ha concluso che gli esiti della sua ricerca non l'hanno resa un'oppositrice della pesca tout court: "Direi che pescare non è crudele se si limita al massimo il periodo in cui il pesce avverte il dolore, se lo si tira immediatamente fuori dall´acqua e lo si uccide per poterlo mangiare".
(Copyright The New York Times/La Repubblica - Traduzione di Anna Bissanti)
Articolo da "La Repubblica" del 7 maggio 2003
Tratto da: http://www.ecologiasociale.org/pg/bio_clonanim_sofferenza.html
Approfondimenti.
Tratto da: http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/Anche_i_pesci_provano_dolore/1287692
Le trote possiedono recettori polimodali proprio come gli uomini.
Identificati nella trota arcobaleno numerosi recettori che rispondono a stimoli dannosi.
Scienziati britannici avrebbero trovato le prove che dimostrano che anche i pesci percepiscono il dolore. La scoperta fa da complemento a studi precedenti, secondo i quali sia gli uccelli sia i mammiferi possono provare dolore, mentre era stato ipotizzato che i pesci non ne fossero in grado. I ricercatori, del Roslin Institute e dell'Università di Edimburgo, hanno osservato regioni nel cervello delle trote arcobaleno che rispondono a stimoli dannosi. Inoltre hanno scoperto che i pesci mostrano reazioni marcate quando vengono esposti a sostanze nocive. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Proceedings of the Royal Society London B. Lynne Sneddon, che ha guidato il gruppo di scienziati, afferma che i profondi mutamenti comportamentali e fisiologici mostrati dalle trote dopo l'esposizione a sostanze nocive sono comparabili con quelli osservati nei mammiferi superiori. I ricercatori hanno anche indagato sulla presenza nei pesci di nocicettori, siti che rispondono a stimoli di danneggiamento dei tessuti. Applicando stimoli meccanici, termici e chimici alla testa di pesci sotto anestetico, e registrando la loro attività neurale,gli scienziati hanno scoperto 58 recettori che rispondevano ad almeno uno stimolo. Di questi - spiega Sneddon - ventidue possono essere classificati come nocicettori, in quanto rispondevano alla pressione meccanica ed erano stimolati se riscaldati sopra i 40 gradi Celsius. Diciotto recettori, inoltre, rispondevano a stimolazioni chimiche e possono essere definiti come nocicettori polimodali. Si tratta dei primi a essere trovati nei pesci, e assomigliano a quelli degli anfibi, degli uccelli e dei mammiferi, compresi quelli degli esseri umani.
Fonte scientifica: Do fishes have nociceptors? Evidence for the evolution of a vertebrate sensory system.
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